Sclerosi multipla. L’Aism boccia i finanziamenti alla ricerca sul metodo Zamboni

Sclerosi multipla. L’Aism boccia i finanziamenti alla ricerca sul metodo Zamboni

Sclerosi multipla. L’Aism boccia i finanziamenti alla ricerca sul metodo Zamboni
L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla ha deciso: nessun finanziamento al progetto "Brave Dreams" per testare la sicurezza del protocollo messo a punto dal medico di Ferrara. Delusione e rabbia per le associazioni di pazienti.

“Il comitato scientifico ha ritenuto che finanziare uno studio clinico randomizzato in un gran numero di soggetti sarebbe al momento prematuro, almeno sino a quando non si abbia una forte evidenza di un'associazione causale tra CCSVI e sclerosi multipla, o non siano disponibili dati convincenti, provenienti da studi di fase 2, riguardo un effetto benefico del trattamento di venoplastica”. Questo quanto si legge nel comunicato con cui l’Aism ha annunciato che non finanzierà il progetto Brave Dreams (di cui Quotidiano Sanità aveva già parlato), la sperimentazione clinica guidata da Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara che avrebbe dovuto testare la sicurezza di un intervento di flebografia con angioplastica venosa su pazienti affetti da sclerosi multipla.

Non si usano mezzi termini nel comunicato con cui il Comitato scientifico della FISM si è espresso con un parere negativo sul finanziamento del progetto di ricerca: “Non c’è evidenza scientifica sul nesso causale tra CCSVI e SM tale da giustificare uno studio interventistico; non è giustificato condurre una sperimentazione clinica su un gran numero di persone senza aver condotto preliminarmente, come da prassi scientifica, sperimentazioni con un numero più limitato di soggetti; non è giustificato sottoporre un gran numero di persone ai possibili rischi di esposizione alle radiazioni di procedure invasive come la flebografia o al rischio di altri eventi avversi legati al trattamento di venoplastica”. Il parere negativo arriva al termine di un iter "accelerato", partito appena sei mesi fa, alla consegna di tutta la documentazione da parte dell'Azienda Ospedaliera di Ferrara.

Una presa di posizione che ha fatto insorgere le associazioni di pazienti, che aspettavano l’inizio del progetto Brave Dreams proprio per fugare ogni dubbio. Lo studio randomizzato avrebbe dovuto testare l’efficacia e la sicurezza dell’intervento che secondo Zamboni e il suo team potrebbe risolvere i problemi dei pazienti affetti da insufficienza cerebrospinale venosa (CCSVI) e sclerosi multipla. “Ci sono voluti due anni per elaborare il progetto di ricerca – ha commentato aspramente l’associazione di pazienti Associazione CCSVI nella SM Onlus, in una nota apparsa sul sito – l’AISM ha concorso al suo gruppo di studio e alla stesura del suo protocollo, promesso ripetutamente il proprio sostegno economico, promosso campagne di marketing mirate al suo finanziamento, raccolto soldi da malati e donatori in occasione dei vari eventi di raccolta fondi susseguitesi in questo lungo periodo. Per poi concludere con una valutazione negativa che lascia delusi e carichi di rabbia i malati che nel sostegno di AISM ancora credevano”.

Uno studio preliminare sull'efficacia del trattamento mediante angioplastica dilatativa era stato effettuato più di due anni fa su 65 pazienti, operati a Ferrara. “Ma il numero sembrava a tutti statisticamente poco significativo, tanto che da più parti si chiedevano conferme scientifiche reali, che si sarebbero potute ottenere solo dopo la verifica degli stessi esiti su un numero elevato di pazienti”, hanno specificato dalla Onlus. “Se non si finanziano studi interventistici, come sarà mai possibile dimostrare il nesso causale tra CCSVI e SM? Inoltre, non era lo studio preliminare sui 65 di oltre due anni fa una sperimentazione, ‘come da prassi scientifica,  con un numero più limitato di soggetti’?”. Domande alle quali per ora non c’è risposta.
Numerosi sono i neurologi che non credono che la CCSVI possa essere causa della sclerosi e che non sono convinti della sicurezza o del reale beneficio offerto dal trattamento. Ma sono molti anche i chirurghi vascolari che nelle cliniche private già offrono l’intervento a pagamento, spesso con buoni risultati. Sembra dunque che per valutare questa procedura, che spacca in due il mondo accademico bisognerà contare solo sui finanziamenti approvati a dicembre dalla regione Emilia Romagna (leggi Quotidiano Sanità).

Laura Berardi

Laura Berardi

13 Gennaio 2012

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