Spending review. Assogenerici: “Il Governo dica se vuole che il comparto farmaceutico viva”

Spending review. Assogenerici: “Il Governo dica se vuole che il comparto farmaceutico viva”

Spending review. Assogenerici: “Il Governo dica se vuole che il comparto farmaceutico viva”
Secondo il presidente, Giorgio Foresti, è giusto che industria, distribuzione e farmacie facciano sacrifici, ma al contempo è necessario che “il Governo dica chiaramente se ritiene strategico per l’Italia il mantenimento di questo settore e, se sì, che cosa intenda fare per svilupparlo”.

“La situazione attuale è tale da non permettere più la difesa a oltranza di assetti superati, il vittimismo da cui spesso è accompagnata, e il ricorso a soluzioni di corto respiro: anche per quanto riguarda il comparto del farmaco”. Con queste parole Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, ha introdotto la risposta dell’Associazione alle misure sulla spesa farmaceutica inserite nella cosiddetta spending review.

“Ciò che occorre oggi non è un Tavolo, ma due – ha precisato Foresti – il primo con Ministero della Salute, Regioni e comparto del farmaco, dall’industria del brand alle farmacie, nel quale si indichi il livello di spesa che il Ssn può mantenere per il prossimo quinquennio; l’altro in cui i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico dicano chiaramente se ritengono strategico per l’Italia il mantenimento di questo settore e, se sì, che cosa intendono fare per svilupparlo”.
Quello che non è più sostenibile, per il presidente di Assogenerici, è mischiare le carte “facendo ricadere sul Servizio sanitario le politiche di sostegno, peraltro sempre precarie”.

Il Servizio sanitario, infatti, non deve farsi carico dell’economia di chi fornisce beni e servizi, ma dell’assistenza ai cittadini e a questo proposito Foresti ha sottolineato l’importanza di rideterminare anche quali prestazioni possano essere rimborsate e quali no.
“Non è più possibile considerare l’assistenza farmaceutica come un Lea complessivo – ha detto – si definisca quali farmaci devono essere rimborsati e quali vanno affidati alla spesa privata”. “In alcuni Paesi europei, per esempio, si sta pensando di non rimborsare più quei farmaci di prezzo inferiore ad un certo importo, non perché siano meno importanti ma perché il loro impatto sul Servizio sanitario è enorme mentre per il singolo oggi esistono le condizioni per poter affrontare anche una terapia cronica, come quella contro l’ipercolesterolemia, a un prezzo inferiore a quello del caffè mattutino”, ha spiegato Foresti.

Per il leader di Assogenerici, sottraendo questi medicinali alla logica del rimborso, la concorrenza tra brand e generici potrebbe svilupparsi appieno, e il cittadino si vedrebbe garantita la possibilità di scegliere liberamente in base a possibilità e preferenze.
Il rischio altrimenti paventato è che con l’aumento dei ticket si possa far spendere al cittadino più di quanto farebbe semplicemente acquistando il medicinale direttamente. “Se già oggi un numero sempre maggiore di italiani acquista di tasca propria anche i farmaci rimborsati una ragione c’è – ha evidenziato Foresti – solo così si potranno liberare risorse per i medicinali innovativi, cui oggi gli italiani accedono in ritardo e con una serie di limitazioni”.  

La contropartita di questo atteggiamento, però, dovrebbe essere un impegno coerente del Governo al sostegno e allo sviluppo del comparto farmaceutico. “È il caso di ricordare che uno dei più importanti fattori di crescita dell’industria biomedica e farmaceutica statunitense fu il Cancer Act con cui nel 1971 il presidente Nixon, come dissero i giornali, dichiarò guerra ai tumori – ha concluso – dei finanziamenti beneficiarono università e industria, ma anche i cittadini di tutto il mondo”.
 

11 Luglio 2012

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