Steatosi epatica non alcolica. Presentate le nuove linee guida di Aisf, Sid e Sio

Steatosi epatica non alcolica. Presentate le nuove linee guida di Aisf, Sid e Sio

Steatosi epatica non alcolica. Presentate le nuove linee guida di Aisf, Sid e Sio
Gli epatologi delle tre società scientifiche propongono un nuovo e semplice modello clinico per migliorare la diagnosi di Nafld e fanno il punto sugli approcci terapeutici per una patologia spesso latente ma che colpisce circa il 25% della popolazione. Definiti gli algoritmi di triage per identificare i pazienti a rischio di danno epatico da mandare dallo specialista

La prevalenza della Nafld (Non Alcoholic Fatty Liver Disease, Steatosi epatica non alcolica) è in aumento in tutto il mondo. Obesità, invecchiamento della popolazione, diffusione del diabete, consumo di cibi processati ricchi di acidi grassi saturi, fruttosio e di zuccheri industriali sono le cause principali.

Questo lo scenaro che ha indotto le società scientifiche – Aisf, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, Sid, Società Italiana di Diabetologia e Sio, Società Italiana dell’Obesità – a redigere delle nuove Linee guida per la gestione dei pazienti con Nafld, presentate ufficialmente nei giorni scorsi.

“La collaborazione tra diversi specialisti è un primo elemento volto a mettere in luce la dimensione multidisciplinare della malattia – sottolinea Salvatore Petta, Professore Associato di Gastroenterologia presso l’Università di Palermo – Anzitutto, le linee guida si occupano della componente diagnostica, fondamentale per individuare i pazienti a maggior rischio. Abbiamo così definito degli algoritmi di triage diagnostici che permettono di identificare i pazienti a rischio di danno epatico da mandare dallo specialista. Ci siamo soffermati anche sulla terapia: l’approccio più efficace, ma difficile da implementare, consiste nella correzione dello stile di vita, visto che il 7-10% di calo ponderale è in grado di portare una regressione del danno epatico. La Nafld, infatti,è causata da alterazioni metaboliche: l’obesità, il diabete, un cattivo stile di vita in termini di sedentarietà, una dieta povera in termini di acidi grassi polinsaturi, in fibre, in vitamine e ricca in acidi grassi saturi, carni processate, fruttosio industriale usato per soft drink e salse. Intervenire, già preventivamente, su questi aspetti porterebbe sicuro beneficio alla salute del fegato”.

Importanza della diagnosi precoce e delle nuove terapie. La malattia da fegato grasso può anche rimanere a lungo latente. Chi ne è consapevole spesso è perché ha già un livello avanzato della malattia, mentre anche in coloro che hanno una cirrosi epatica non compensata il tasso di ritardo diagnostico è molto elevato. “Per identificare i soggetti senza sintomi abbiamo proposto alcuni algoritmi molto semplici con cui applicare dei punteggi sulla base dei valori di transaminasi, età, piastrine – spiega Alessio Aghemo, Segretario Aisf  – In base a questi parametri si può stabilire chi debba essere sottoposto a un controllo con fibroscan, chi a visita specialistica, chi possa proseguire con il controllo del Mmg. Nella casistica di due centri milanesi, Humanitas e San Giuseppe, abbiamo notato che un paziente su due ha valori inferiori al livello di rischio: è la dimostrazione della scarsa consapevolezza ancora presente sul territorio. Nei prossimi due anni avremo farmaci in grado di agire direttamente sul fegato grasso, quindi è importante individuare per tempo queste persone. Nel 2023-2024 avremo i dati finali della fase 3 di 8 farmaci. Molti di questi sono promettenti: alcuni agiscono sui meccanismi che causano il diabete e migliorano la sensibilità all’insulina; altri aiutano a perdere peso, riducendo la quantità di grasso all’interno del fegato. Tra le terapie oggi efficaci vi è la chirurgia bariatrica, ma non può essere adattata a qualunque soggetto. Una soluzione estrema è rappresentata dal trapianto di fegato, del quale la malattia da fegato grasso avanzata rappresenta una delle cause principali. Anche questo tema è stato affrontato nelle nuove linee guida”.

 La steatosi epatica non alcolica è in rapida diffusione e rappresenta un allarme tra le malattie croniche di fegato. “La Nafld interessa almeno un quarto della popolazione generale e più della metà dei soggetti obesi o diabetici – evidenzia  Petta – Provoca un incremento dei pazienti con cirrosi epatica e del rischio di relative complicanze. Proprio quest’ultimo aspetto è rilevante: coloro che hanno una malattia di fegato avanzata e quindi a rischio di complicanze sono circa l’1-2% della popolazione generale, che può sembrare una cifra esigua, ma è elevata in termini di salute pubblica se rapportata al suo ampio denominatore. Inoltre, la percentuale aumenta al 10-15% se si fa riferimento alla popolazione diabetica. Questo significa un incremento nel numero di casi di epatocarcinoma e di cirrosi epatica scompensata, con relativo aumento anche nei trapianti”.

 

 

01 Luglio 2022

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