Stress post-traumatico. Una terapia breve sfrutta i movimenti degli occhi

Stress post-traumatico. Una terapia breve sfrutta i movimenti degli occhi

Stress post-traumatico. Una terapia breve sfrutta i movimenti degli occhi
Creata per i militari statunitensi, la ART (Accelerated Resolution Terapy) combina l’uso della parola con  quello dell’occhio allo scopo di sostituire i ricordi traumatici con immagini positive. Una terapia rapida e sicura che potrebbe essere applicata non solo sui militari.

Rapida e sicura, sostituisce ricordi traumatici con immagini positive, eliminando alcuni sintomi fisiologici legati al trauma. Come? Attraverso la combinazione di una psicoterapia ‘basata sull’evidenza’ con una formula innovativa, basata su rapidi movimenti oculari. Il tutto in poche sessioni da un’ora, senza dover scrivere o raccontare l’esperienza traumatica.

È il risultato di una ricerca statunitense della University of South Florida College of Nursing, apparsa online (ieri 9 dicembre), che anticipa la pubblicazione sulla rivista di dicembre di Military Medicine – il giornale internazionale dell’AMSUS (The Society of Federal Health Professionals). Si tratta di fatto del primo trial randomizzato sui militari di questa terapia, chiamata ART (Accelerated Resolution Terapy). Lo studio ha coinvolto 57 membri dell’arma e veterani, provenienti soprattutto dalla baia di Tampa (Florida), lungo il golfo del Messico.  

“Sulla base di questo trial e di un primo studio, riteniamo che la terapia ART può fornire il più veloce metodo di trattare in maniera efficace e sicura il disturbo post-traumatico da stress (PTSD)”, ha affermato Kevin Kip dell’USFCollege of Nursing. “Il nostro obiettivo è di ottenere un’evidenza e un interesse sufficienti a far sì che questa terapia venga classificata come trattamento di prima linea di questo disturbo sia tra i militari che tra i civili”.
ART è costituita da due fasi e serve ad alleviare i sintomi psicologici del trauma e i disordini ad esso collegati, come ansia e depressione. Nella prima fase, il paziente prima visualizza nella sua mente un’esperienza traumatica che tipicamente suscita sensazioni fisiologiche di disagio, come difficoltà di respiro, aumento del battito cardiaco e sudore. Poi, attraverso una terapia basata sulle parole e una sequenza di rapidi movimenti dell’occhio da sinistra a destra, in cui il paziente segue avanti e indietro la mano del terapeuta, queste sensazioni vengono rese minime.
Nella seconda fase, con un input clinico simile, il paziente sostituisce le immagini angoscianti con altre positive, in una maniera per cui non ha più accesso al ‘materiale’ originario. “Stiamo cambiando il modo con cui le immagini vengono ricordate”, ha aggiunto Kip. “Attraverso questa terapia, riusciamo a calmare e a separare i sintomi fisiologici che proviamo re-immaginando l’esperienza traumatica”.

Ha funzionato bene per Brian Anderson, veterano dell’esercito statunitense, che aveva già provato una terapia differente, più prolungata nel tempo. “ART ha cambiato la mia vita”, ha affermato. “Questa breve terapia cattura i brutti ricordi che riaffiorano costantemente e li mette nel giusto ordine oppure nella memoria a lungo termine; è quasi come se stessi pensando ad un tempo nella storia”.  
 
In questo studio, inoltre, i ricercatori hanno comparato la terapia ART con un trattamento PTSD non terapeutico, chiamato regime AC (‘attention control’). I clinici hanno trattato metà dei partecipanti con la terapia ART  e l’altra metà con questo regime, che consiste nella programmazione e accertamento di una una buona forma fisica, e lo stesso per la carriera.
“Prima e dopo questi interventi, abbiamo comparato i risultati analizzando la riduzione dei sintomi PTSD, la depressione e l’ansia, e il risultato è stato impressionante”, illustra Kip. “In una media di meno di quattro sessioni ART, infatti, i partecipanti hanno ridotto in maniera sostanziale i sintomi, mentre per quelli che hanno ricevuto il trattamento AC non è avvenuto”.
 
Viola Rita

Viola Rita

10 Dicembre 2013

© Riproduzione riservata

Etichette lunghe non significano alimenti meno sani. Uno studio mette in discussione un luogo comune sui prodotti industriali
Etichette lunghe non significano alimenti meno sani. Uno studio mette in discussione un luogo comune sui prodotti industriali

Quando leggiamo un'etichetta alimentare tendiamo spesso a fare un ragionamento intuitivo: più la lista degli ingredienti è lunga, più il prodotto viene percepito come "artificiale", industriale e quindi meno salutare....

Sole e melanoma. Iss: “No a fake news sulle creme, fidarsi della scienza”
Sole e melanoma. Iss: “No a fake news sulle creme, fidarsi della scienza”

“Con l’arrivo dell’estate aumentano anche le fake news sulla protezione dal sole, in particolare sulle creme solari. Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore: per tutelare la salute è...

Melanoma. SIDeMaST: “Negare che i raggi UV causino i tumori della pelle è mistificazione e follia”
Melanoma. SIDeMaST: “Negare che i raggi UV causino i tumori della pelle è mistificazione e follia”

“I falsi messaggi sono di per sé negativi ma quando mandati da medici sono estremamente pericolosi. É evidente e innegabile che i raggi UV siano cancerogeni e la principale causa...

Epatiti. Iss: “In Italia infezioni in calo ma nel mondo 2 milioni di nuovi casi all’anno”
Epatiti. Iss: “In Italia infezioni in calo ma nel mondo 2 milioni di nuovi casi all’anno”

Il 28 luglio si celebra la Giornata mondiale contro le epatiti, occasione per diffondere il messaggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che invita a rafforzare le iniziative per porre fine all’epatite...