Supervirus dell’aviaria. Dietrofront del Board statunitense: “Pubblicate quelle ricerche”

Supervirus dell’aviaria. Dietrofront del Board statunitense: “Pubblicate quelle ricerche”

Supervirus dell’aviaria. Dietrofront del Board statunitense: “Pubblicate quelle ricerche”
Lo US National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb) cambia parere: le due ricerche che svelano come trasformare l’H1N1 in un ceppo letale vanno diffuse entrambe. A dicembre avevano detto no. La decisione dopo le nuove Linee Guida del governo Obama

Sembra proprio un passo indietro in piena regola, quello dello US National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb) riguardo le due controverse ricerche sul supervirus modificato dell’aviaria, di cui vi avevamo già parlato. A dicembre l’ente governativo statunitense aveva chiesto che i due studi non venissero pubblicati; o almeno che non fossero diffusi tutti i dati relativi alle modificazioni che possono trasformare il poco contagioso virus dell’H1N1 in un ceppo letale. A seguito di un meeting specifico sulla questione, tenutosi il 29 e 30 marzo, la Nsabb ha però rivisto questa posizione, dichiarando via libera per la pubblicazione dei due lavori, seppure secondo il Board – almeno per ora – solo uno dei due possa essere divulgato al completo.
 
La nuova posizione della Nsabb
Secondo quanto dichiarato dall’ente alla fine dello scorso anno, se diffuse le ricerche sarebbero potute diventare rischiose per la salute pubblica, poiché potevano venire usate per mettere a punto un attacco bioterroristico. Non solo: i funzionari del governo statunitense ritenevano che la diffusione dei lavori, e dunque la moltiplicazione degli studi sull’argomento, avrebbe potuto aumentare le possibilità di un rilascio accidentale del virus nell’ambiente.
Ma oggi queste preoccupazioni sembrano superate. Il Board ha infatti chiesto la pubblicazione completa del paper redatto dall’Università del Wisconsin di Madison, lavoro che dovrebbe essere distribuito tramite le pagine di Nature; allo stesso modo ha chiesto che dell’altro manoscritto, quello inoltrato a Science da Ron Fouchier dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam e dal quale era inizialmente partita la polemica, sia sì pubblicato, ma non al completo, ovvero che ne vengano diffusi solo dati, metodi e conclusioni. Il primo studio si riferiva alla modifica di una proteina chiamata emoagglutinina che può rendere il virus dell’aviaria trasmissibile tra i mammiferi. “Abbiamo dimostrato che pochi cambiamenti possono trasformare la molecola che conosciamo in una proteina che supporta la trasmissione aerea tra furetti”, ha spiegatoYoshihiro Kawaoka, primo autore del manoscritto. La seconda ricerca, invece, mostrava come cinque modifiche genetiche potevano portare allo stesso risultato di aumentata trasmissibilità.
“Come principio generale la Nsabb supporta la non censura delle informazioni relative agli studi e alla ricerca, a meno che queste non pongano un rischio significativo immediato per la salute pubblica e per la sicurezza”, si legge sulla nota rilasciata dall’ente. “La diffusione dei dati contenuti negli studi in questione vede sicuramente ancora dei rischi relativi ai possibili usi illeciti, ma ci sono alcune considerazioni che hanno portato il Board a rivedere la propria posizione e il bilancio dei pro e dei contro: innanzitutto i risultati degli studi non sembrano fornire indicazioni dirette che potrebbero portare all’uso improprio delle procedure di ricerca usate, in modo che queste possano mettere immediatamente a repentaglio la salute pubblica o la sicurezza nazionale; inoltre, nuove testimonianze indicano che la comprensione delle mutazioni specifiche descritte negli studi possa migliorare la sorveglianza internazionale e dunque la sicurezza di tutti”.
La decisione della Nsabb si trova parzialmente in accordo con la posizione dell’Oms, che circa un mese fa aveva sostenuto l’importanza della pubblicazione completa di entrambi gli articoli, seppure mantenendo ancora qualche preoccupazione rispetto alla sicurezza dei laboratori in cui vengono effettuate queste ricerche.
 
Le nuove politiche di sicurezza
La Nsabb ha anche dichiarato come la propria decisione fosse fondata anche sulle nuove Linee Guida rilasciate dal governo statunitense a riguardo delle ricerche che possono sia essere beneficio per la salute pubblica, che mettere a rischio la sicurezza nazionale, l’agricoltura o l’ambiente. Si tratta del documento dal titolo United States Government Policy for Oversight of Life Sciences Dual Use Research of Concern, pubblicato il 29 marzo dal governo Obama, che rende obbligatorio a tutti i centri di ricerca di richiedere l’approvazione federale nel caso si vogliano studiare alcuni patogeni particolarmente pericolosi, come l’aviaria appunto, ma anche come il virus della Spagnola del 1918, l’antrace, l’Ebola o il Vaiolo.
Secondo le nuove Linee Guida statunitensi, le ricerche che vengono ritenute troppo rischiose, possono essere passibili di misure di “mitigazione”, come alcune modifiche alle modalità di ricerca, l’aumento delle precauzioni di sicurezza dei laboratori, e la decisione preventiva rispetto a come e dove pubblicarne i risultati. Misure al limite della libertà di ricerca, tanto che qualcuno già pone le prime obiezioni. Richard Ebrightdella Rutger University del New Jersey, esperto in biosicurezza che era già intervenuto nel dibattito,ha infatti definito le disposizioni come un “incredibile passo in avanti”, ma specificando che esse hanno anche un enorme tallone d’Achille: “Può andar bene l’idea di valutare preventivamente la biosicurezza di alcuni studi, come nel caso di quelli sull’H1N1 – ha detto in un commento su Nature –ma se sono solo i governi a venire informati delle ricerche e se sono loro che decidono le eventuali misure di tutela da prendere, si mette a repentaglio la ricerca indipendente e la possibilità di intervento della comunità accademica internazionale”. Insomma, una mossa che potrebbe andare contro l’idea stessa che è alla base del metodo scientifico.
Nonostante queste osservazioni e i dubbi sollevati, le nuove regole sono subito entrate in vigore negli Stati Uniti, poiché le “rules” che riguardano la sicurezza nazionale hanno un particolare stato giuridico che permette al governo di non passare dal Senato americano per entrare in vigore. Gli enti di ricerca statunitensi avranno dunque 90 giorni per dichiarare alle autorità se stanno conducendo ricerche che hanno caratteristiche che rientrano nelle nuove Linee Guida. Quel che è sicuro, per ora, è che queste regole sono applicate – seppure con tutte le riserve illustrate – solo agli Stati Uniti e non risolvono il problema globale. Dunque ci sarà da capire quali ripercussioni avranno queste decisioni e le nuove regole sulla ricerca in tutto il mondo.
 
Laura Berardi

Laura Berardi

03 Aprile 2012

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