Trapianti, 50% dei pazienti a rischio tumore. Il progetto Giotto per studiare i rimedi

Trapianti, 50% dei pazienti a rischio tumore. Il progetto Giotto per studiare i rimedi

Trapianti, 50% dei pazienti a rischio tumore. Il progetto Giotto per studiare i rimedi
Tra i pazienti che hanno subito un trapianto di organo solido il rischio di ammalarsi di tumore è del 50%. Altre patologie, stili di vita scorretti e i farmaci antirigetto sono tra i principali responsabili. Per mettere a punto strategie preventive, diagnostiche e terapeutiche è nato il progetto Giotto. Ecco i primi risultati.

Sottoporsi ad un trapianto di organo può salvare la vita, ma può anche aumentare il rischio di tumore. Un recente studio condotto su un centinaio di trapiantati ha dimostrato che in circa il 50% dei casi, nell’arco di 10 anni, si è manifestato un tumore, con una prevalenza di carcinomi cutanei, con una frequenza di 6 su 10.


 


I soggetti più vulnerabili sono i pazienti con immunodepressione iatrogena e il rischio rigurada soprattutto i tumori indotti da virus cancerogeni: sarcoma di Kaposi (HHV8), linfomi (EBV), carcinomi anogenitali (HPV) ed epatocarcinoma (HBV/HCV). Lo spettro comprende anche neoplasie con eziologia virale controversa, come i carcinomi cutanei. Per questi ultimi, in particolare, il rischio stimato è di 60-70 volte superiore a quello della popolazione generale, dello stesso sesso e fascia di età.


 


Farmaci immunosoppressori: rischi e benefici
Nel corso del tempo, la disponibilità di farmaci immunosoppressori sempre più potenti ha migliorato le aspettative di vita dei trapiantati d’organo solido.
Nonostante ciò, lo sviluppo delle neoplasie rimane un problema sostanziale per una serie di fattori concomitanti. Innanzitutto la persistenza di una immunodepressione cronica, poi l’invecchiamento fisiologico dei pazienti, la presenza di confezioni con virus cancerogeni e gli stili di vita dei pazienti scorretti, come fumo di sigaretta o uso di alcool. A tutto ciò si aggiunge pure l’azione cancerogena diretta di alcune classi di farmaci immunosoppressori, come gli inibitori della calcineurina, ciclosporina e tacrolimus, e fra gli antiprolifeativi, l’azatioprina. Ne scaturisce che le neoplasie che insorgono nei pazienti immunodepressi sono caratterizzate da un’elevata aggressività neoplastica e da una prognosi infausta.


 


L’ambulatorio per i trapiantati
Nel corso del 2013 è stato attivato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Aviano un ambulatorio dedicato ai pazienti sottoposti a trapianto di organo solido, a cui afferiscono trapiantati di cuore, fegato e rene regionali ed extraregionali. Il modello organizzativo è simile a quello attivato per l’HIV-AIDS e si avvale della collaborazione degli altri Dipartimenti dell’area clinica e pre-clinica dell’Istituto. In particolare vengono studiati, oltre agli aspetti clinici e terapeutici, anche gli aspetti immunologici e virologici di questi pazienti. La responsabile di questo ambulatorio nell’ambito della Struttura Operativa Semplice di Malattie Infettive del Dipartimento di Oncologia Medica, è la dr.ssa Emanuela Vaccher, e già diverse centinaia di pazienti sono stati valutati e trattati presso questo ambulatorio e nel reparto.


 


Trapianti e tumori: i risultati dello studio
I risultati preliminari dello studio verranno presentati nel corso del prossimo meeting Giotto che si svolgerà a Bologna, domani, 10 marzo 2017. L’analisi preliminare è stata focalizzata su 108 pazienti con un periodo di osservazione di almeno un anno. Tra questi il 77% ha subito un trapianto di rene (KTRs) e il 23% di cuore/fegato(H/LTRs). In entrambi i gruppi la durata media dell’immunodepressione è stata di 10 anni i. Globalmente, la prevalenza del cancro è risultata del 52%, 46% nei KTRs e 74% negli H/LTRs, compresi 36% e 29% diagnosticati nel corso di un solo anno di sorveglianza. I carcinomi cutanei sono risultati i tumori più frequenti (65%), seguiti dagli altri tumori solidi (34%) e dalla Patologia Linfopropliferativa Post-Trapianto, nota come Ptld, (1%).


 


I numeri del trapianto di organo solido
Si tratta di una procedura medica consolidata nella terapia della malattia terminale d’organo. Nel corso del 2010 sono stati eseguiti oltre 105 mila trapianti in tutto il mondo, nella maggior parte dei casi si tratta di trapianti di rene (58%), seguiti dai trapianti di fegato (22%), di cuore (10%) e di polmone (4%). In Italia nel periodo 2000-2011 sono stati eseguiti 34.720 trapianti, di cui 54% di rene, 33% di fegato, 11% di cuore e 2% di polmone.
La disponibilità di farmaci antirigetto sempre più efficaci ha ridotto in modo significativo il tasso del rigetto acuto e cronico, con un netto miglioramento della sopravvivenza dell’organo trapiantato ad un anno, che attualmente è stimata fra l’80-90% contro il 40-50% dei primi anni settanta. I dati italiani sono sovrapponibili a quelli internazionali, con una sopravvivenza dell’organo ad un anno compresa fra il 92% e l’82%, una sopravvivenza del paziente ad 1 e 5 anni rispettivamente del 97-65% e 92-46%, con la prognosi migliore nei pazienti sottoposti a trapianto di rene e la più infausta nei trapiantati di polmone.


 


Che cos’è Giotto
È un progetto che ha lo scopo di mettere in atto studi multicentrici e prospettici sulle migliori strategie preventive, diagnostiche e terapeutiche. I coordinatori di Giotto sono i professori Umberto Tirelli, oncologo medico ad Aviano e Antonio Pinna, chirurgo trapiantologo a Bologna, e segretari scientifici sono i dottori Emanuela Vaccher, oncologo medico ad Aviano, Marcello Tavio, infettivologo ad Ancona, e Paolo Di Sandro, chirurgo trapiantologo al Niguarda di Milano. Le strategie diagnostiche e terapeutiche che verranno messe in atto sono state riportate il 9-10 giugno 2016 quando a Padova il gruppo si è riunito per fare il punto sui lavori in atto, sotto la conduzione della prof. Anita De Rossi, Professoressa di Virologia dell’Università di Padova.
 

09 Marzo 2017

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