Trasfusioni: aumenta la mortalità nei maschi che ricevono emazie da donatrici ‘mamme’

Trasfusioni: aumenta la mortalità nei maschi che ricevono emazie da donatrici ‘mamme’

Trasfusioni: aumenta la mortalità nei maschi che ricevono emazie da donatrici ‘mamme’
Un grande studio olandese suggerisce un aumentato tasso di mortalità per tutte le cause tra i maschi (ma non tra le femmine), trasfusi da donatrici con storia di gravidanza. La ricerca è stata condotta presso 6 importanti ospedali olandesi ed ha arruolato oltre 31 mila pazienti nell’arco di 10 anni. Gli autori invitano tuttavia alla prudenza rispetto all’interpretazione di questi risultati del tutto inediti ed auspicano la realizzazione di ulteriori studi a conferma del dato

Un paziente maschio che riceva una trasfusione da una donna che nel corso della vita sia rimasta incinta potrebbe comportare un aumentato il rischio di mortalità, rispetto alle trasfusioni provenienti da donatori maschi. Il rischio di mortalità non aumenta invece se a ricevere una trasfusione da una donatrice ‘mamma’ è un’altra donna. Lo rivelano i risultati di un grande studio pubblicato oggi su JAMA.
 
La più frequente causa di mortalità correlata a trasfusioni è la cosiddetta TRALI (Transfusion-Related Acute Lung Injury) che è risultata associata in particolare a trasfusioni provenienti da donatrici femmine e, più in dettaglio, da donatrici con storia di gravidanza.
 
Quello pubblicato su JAMA è il primo studio ad aver esplorato la correlazione tra trasfusioni da donatrici con storia di gravidanza e aumentato rischio di mortalità per tutte le cause tra i riceventi maschi. La ricerca, di tipo retrospettivo, effettuata da Rutger A. Middelburg  del Sanquin Research di Leiden (Olanda) e colleghi è stata condotta presso sei ospedali olandesi, dal 2005 al 2015, ed ha incluso 31.118 pazienti trasfusi con 59.320 unità di globuli rossi provenienti soltanto da una tra 3 tipologie diverse di donatori (88% maschi, 6% donne con storia di gravidanza; 6% donne senza storia di gravidanza).
 
Il numero di decessi registrato in questo gruppo è stato di 3.969 (mortalità 13%). Per quanto riguarda i riceventi maschi sono stati registrati 101 decessi/1.000 anni-persona tra quelli trasfusi da donatrice ‘madre’, contro 80 decessi/1.000 anni persona tra quelli trasfusi da donatore maschio (il rischio di mortalità tra i maschi trasfusioni da donatrici ‘mamme’ aumentava del 13%) . Nessuna differenza di mortalità  è invece emersa quando le donatrici non avevano storia di gravidanza (78 decessi/1.000 anni persona), rispetto ai donatori maschi (80 decessi/1.000 anni persona).
 
Nel caso delle riceventi femmine, il tasso di mortalità nel caso di trasfusioni da donatrice femmina con storia di gravidanza è risultato di 74 decessi/1.000 anni persona, contro 62 decessi/1.000 anni persona nel caso di donatori maschi.
 
Un risultato inedito e importante che merita tuttavia conferma da parte di ulteriori studi per interpretarne appieno il significato clinico e individuarne gli eventi meccanismi patogenetici, verosimilmente di ordine immunologico. Qualora confermati, questi risultati avrebbero un significativo impatto sulla pratica clinica.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

17 Ottobre 2017

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