Tumore della mammella. Dalla ricerca genetica, test e trattamenti su misura per quelli più aggressivi

Tumore della mammella. Dalla ricerca genetica, test e trattamenti su misura per quelli più aggressivi

Tumore della mammella. Dalla ricerca genetica, test e trattamenti su misura per quelli più aggressivi
Individuati 323 geni che risultano "super attivati" nelle cellule di quelli ‘tripli negativi, i più difficili da curare. Una caratteristica che rende le cellule tumorali molto simili alle staminali e conferisce loro la capacità di dividersi rapidamente. E quindi di crescere e dare metastasi a distanza. La scoperta porterà ad un test per individuare le pazienti più a rischio e apre la strada a trattamenti ‘su misura’

Scoperto un modo per individuare le forme più aggressive di tumore della mammella. L’idea è semplice: più le cellule tumorali assumono caratteristiche simili a quelle staminali, più aggressivo sarà il tumore.
Più in particolare, i tumori della mammella che mostrano un’attività dei loro geni simile a quella delle cellule staminali adulte, hanno maggiori possibilità di dare metastasi, cioè di andare a colonizzare organi lontani.
Valutare il grado di attività di alcuni geni del tumore della mammella permetterà quindi di individuare quelle donne che necessitano di un trattamento più robusto, al fine di prevenire le recidive o la metastatizzazione della malattia.
 
Le cellule staminali adulte sono cellule normali del corpo che non si sono ancora specializzate in un tipo particolare di cellula; per questo mantengono la capacità di divedersi e di sostituire le cellule ‘usurate’ in varie parti del corpo, dall’intestino, alla cute, alla mammella.
 
I ricercatori dell’Institute of Cancer Research, del King's College di Londra e dello European Cancer Stem Cell Research Institute dell’Università di Cardiff hanno individuato 323 geni ‘super-attivi’ nelle cellule staminali normali della mammella di topo. Questi geni superattivi, ma appartenenti a cellule sane, sono stati confrontati con i profili genetici di 579 donne affette da tumori della mammella ‘tripli negativi’, una forma particolarmente difficile da trattare e a prognosi non favorevole.
 
I campioni dei tessuti tumorali, sono stati quindi assegnati a due gruppi, a seconda dell’attività più o meno esaltata dei geni delle cellule staminali.
Le donne con tumori tripli negativi caratterizzati da elevata attività dei geni delle staminali, sono risultate quelle più a rischio di recidive di malattia o di metastasi. In particolare il gruppo di donne con i  geni tumorali ‘super-attivati’ presentava appena il 10% di possibilità di restare libero da malattia a 10 anni, rispetto al 60% di probabilità presentato dal gruppo con i geni più ‘pigri’.
 
Questi risultati dimostrano che le cellule delle forme più aggressive dei tumori della mammella tripli negativi sono particolarmente ‘simil-staminali’, mostrando alcune delle caratteristiche tipiche di questo tipo di cellule, quali una spiccata capacità di auto-rinnovarsi, di crescere e disseminarsi in giro.
 
Secondo i ricercatori inglesi, questo studio potrebbe avere importanti ricadute cliniche, in quanto molti tra i 323 geni, potrebbero diventare bersagli di terapie future.
 
“I tumori della mammella tripli negativi – spiega il dottor Matthew Smalley, vice direttore dello European Cancer Stem Cell Research Institute– rappresentano il 15% circa di tutti i tumori della mammella e sono più difficili da trattare, rispetto alle altre forme, poiché non rispondono ad esempio alla terapia ormonale. E’ molto importante dunque esplorare i fattori genetici che favoriscono la loro metastatizzazione. La nostra ricerca suggerisce che uno dei fattori chiave è il grado di somiglianza, in termini di attività di alcuni geni, alle cellule staminali. Il prossimo passo consisterà nel riuscire a capire quali tra questi 323 geni rappresentano i driver più importanti della malattia e usare questa informazione per sviluppare un nuovo test genetico ”.
 
“Le cellule tumorali – commenta Clare Isacke, professore di Biologia cellulare molecolare presso l’Institute of Cancer Research – si comportano per molti versi in maniera simile alle cellule staminali, anche se in questo caso sarebbe più esatto parlare di cellule staminali ‘cattive’. Questi tumori hanno trovato il modo di attivare dei geni, normalmente attivi solo nelle cellule staminali normali e questo fatto conferisce loro caratteristiche quali la capacità di auto-rinnovarsi e di dividersi, oltre a renderle immortali. E questo spiega anche perché sia così difficile ottenere risultati con la terapia. I risultati del nostro studio potranno aiutare a mettere a punto un test genetico per valutare quanto le cellule di questi tumori assomiglino nel comportamento dei loro geni a una cellula staminale e questo aprirà la strada ad una maggiore personalizzazione della terapia. Una volta individuate le pazienti affette dalle forme più aggressive di tumore infatti sarà possibile attuare un monitoraggio più stretto per questi soggetti ad alto rischio o estendere al durata del trattamento”.
 
Lo studio, pubblicato su Breast Cancer Research è stato finanziato da Medical Research Council, The Institute of Cancer Research (ICR), Breakthrough Breast Cancer e Cancer Research UK.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

04 Marzo 2015

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