Vaccinazione anti-Covid in gravidanza. Riduce il rischio di preeclampsia. Lo studio internazionale

Vaccinazione anti-Covid in gravidanza. Riduce il rischio di preeclampsia. Lo studio internazionale

Vaccinazione anti-Covid in gravidanza. Riduce il rischio di preeclampsia. Lo studio internazionale

La ricerca coordinata dall’Università di Oxford e pubblicata su EClinicalMedicine (Lancet) ha coinvolto 6.527 donne in gravidanza reclutate tra il 2020 e il 2022 in 40 ospedali di 18 paesi del mondo. I risultati evidenziano un beneficio maggiore con la dose booster

La vaccinazione anti-Covid-19 in gravidanza, in particolare se accompagnata da una dose booster, riduce significativamente il rischio di preeclampsia, una grave complicanza ostetrica potenzialmente pericolosa per la vita materna e fetale. Non solo, è associata anche a una riduzione della probabilità del rischio di parto pretermine, morbilità e mortalità materna e perinatale anche nelle donne che non hanno contratto il virus, con un beneficio particolarmente marcato nelle donne con comorbidità e in presenza della dose booster.

È quanto dimostra uno studio internazionale, parte del consorzio Intercovid, una rete internazionale di ricerca nata durante la pandemia per analizzare gli esiti materni e perinatali di Covid-19, pubblicato su EClinicalMedicine del gruppo Lancet.

La ricerca guidata dall’Università di Oxford (professori Josè Villar e Aris Papageorghiou) ha coinvolto 6.527 donne in gravidanza reclutate tra il 2020 e il 2022 in 40 ospedali di 18 paesi del mondo.  Per l’Italia, il centro capofila è l’Irccs Ospedale San Raffaele con il professor Paolo Cavoretto, primo autore dello studio, medico ostetrico-ginecologo Responsabile della Medicina Materno Fetale presso l’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’Irccs Ospedale San Raffaele diretta dal professor Massimo Candiani, anche professore associato di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. Per l’Italia hanno contribuito altri Hub ostetrico-ginecologici e pediatrici tra cui la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico – Clinica Mangiagalli (Milano), l’Irccs Aou di Bologna, l’Irccs Gaslini di Genova, l’Ospedale Luigi Sacco – Università degli Studi di Milano e il Sant’Anna Hospital – Aou Città della Salute e della Scienza di Torino.

Grazie all’analisi dei dati di 6527 donne la ricerca conferma che la vaccinazione anti-Covid in gravidanza riduce il rischio di preeclampsia non solo prevenendo l’infezione da SARS-CoV-2, ma anche nella popolazione generale, riducendo inoltre la probabilità di parto pretermine, morbilità e mortalità materna e perinatale.

Preeclampsia e il ruolo del vaccino anti-Covid

La preeclampsia è una patologia che compare generalmente dopo la 20ª settimana di gravidanza e si caratterizza per un’ipertensione arteriosa associata a danno d’organo, spesso accompagnata da proteinuria (presenza di proteine nelle urine). È una delle principali cause di complicanze ostetriche e di morbilità e mortalità materna e neonatale, responsabile di parto pretermine, danni renali ed epatici, disturbi neurologici e, nei casi più gravi, può mettere a rischio la vita della madre e del bambino.

Colpisce fino dal 3% all’8% delle gravidanze a livello globale, in funzione del rischio gestazionale e dei protocolli clinici. Le origini della malattia non sono completamente note, si ritiene tuttavia che essa derivi da un’alterazione dello sviluppo e della funzione della placenta, alla quale possono contribuire anche disfunzioni cardiovascolari. Questo processo può innescare uno stato di infiammazione diffusa e compromettere il corretto funzionamento di diversi organi, in particolare dei vasi sanguigni.

“Questi meccanismi sono gli stessi che si osservano nelle forme gravi di infezione da SARS-CoV-2 – spiega il professor Cavoretto, primo autore dello studio – è infatti noto che l’infezione da Covid scateni una “tempesta citochinica” infiammatoria e produca per questo danni ai vasi sanguigni, aggravando la vulnerabilità della placenta”.

I vaccini anti-Covid agiscono stimolando il sistema immunitario a riconoscere e neutralizzare il virus SARS-CoV-2, riducendo il rischio di infezione e delle sue complicanze più gravi. Studi precedenti hanno già confermato la loro sicurezza in gravidanza e la capacità di prevenire forme severe di Covid-19, parto pretermine e mortalità materna e neonatale. Questo studio aggiunge un elemento innovativo: la vaccinazione potrebbe influenzare positivamente i meccanismi del sistema immunitario e dei vasi sanguigni che giocano un ruolo chiave nello sviluppo della preeclampsia, potenzialmente offrendo una forma di protezione anche in assenza dell’infezione virale.

I risultati dello studio e le prospettive future

Dall’analisi prospettica di 6.527 pazienti in gravidanza reclutate (3.753 donne non vaccinate e 2.774 vaccinate, di cui 848 avevano ricevuto anche la dose booster), emerge che l’infezione da Covid-19 in gravidanza è associata a un aumento del rischio di preeclampsia del 45%, che raggiunge il 78% nelle donne non vaccinate. Al contrario, la vaccinazione anti-Covid-19 risulta associata a una riduzione del rischio complessivo di preeclampsia del 33% dopo dose booster. Nelle donne con comorbidità preesistenti, tra cui diabete, ipertensione e patologie tiroidee, la riduzione del rischio associata alla vaccinazione con booster raggiunge il 58%.

L’associazione tra vaccinazione e riduzione del rischio di preeclampsia rimane significativa anche tenendo conto di altri fattori che possono influenzare la gravidanza, suggerendo un possibile beneficio nella prevenzione della preeclampsia anche in assenza di infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, le donne vaccinate mostrano una minore probabilità di altri esiti avversi relativi alla gravidanza, tra cui parto pretermine, morbilità e mortalità materna e perinatale, ciascuno ridotto di circa il 30%.

“Questo è il primo risultato prospettico su larga scala che dimostra come la vaccinazione anti-Covid, in particolare con dose booster, possa contribuire alla prevenzione della preeclampsia – spiega il professor Paolo Cavoretto – In particolare, l’effetto protettivo è massimo nelle donne con comorbidità preesistenti, che sono proprio quelle a rischio più elevato”.

Queste osservazioni rafforzano l’importanza di sostenere e ampliare i programmi vaccinali per le donne in gravidanza, con particolare attenzione alla copertura booster e all’equità di accesso a livello globale.

19 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

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