Vaccini. Esperti: scelta Giappone di ampliare platea anti-Rsv spinga le altre agenzie regolatorie a rivedere le indicazioni

Vaccini. Esperti: scelta Giappone di ampliare platea anti-Rsv spinga le altre agenzie regolatorie a rivedere le indicazioni

Vaccini. Esperti: scelta Giappone di ampliare platea anti-Rsv spinga le altre agenzie regolatorie a rivedere le indicazioni
Di pochi giorni fa la notizia dell'estensione di autorizzazione, in Giappone, per l'uso del vaccino anti virus respiratorio sinciziale (Rsv) agli adulti fra i 18 e i 49 anni di età che presentano un rischio aumentato di sviluppare forme gravi di infezioni da Rsv.

“Il riconoscimento delle autorità giapponesi” di somministrare il vaccino anti-Rsv (virus respiratorio sinciziale) anche agli adulti tra i 18 e i 49 anni a rischio di sviluppare forme gravi di malattia segna “un passaggio molto importante, nella direzione giusta” per “passare da un criterio di somministrazione basato sull’età a uno basato sul rischio clinico”. L’auspicio è che questa scelta spinga “tutte le agenzie regolatorie, a livello globale, a rivedere le proprie indicazioni”. Così Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali, commenta l’ampliamento della platea dei destinatari dell’anti-Rsv presa dal Giappone in questi giorni.

“Fino ad oggi, anche nelle indicazioni della nostra società scientifica avevamo raccomandato la vaccinazione principalmente per due categorie: gli anziani molto fragili, sopra i 75 anni, e le persone con comorbidità significative sopra i 60 anni – osserva Andreoni – Questo rifletteva i dati delle sperimentazioni cliniche disponibili, che erano concentrate proprio su questi gruppi. Tuttavia, eravamo ben consapevoli del fatto che esistesse un gap importante: quello rappresentato dai soggetti più giovani, al di sotto dei 50 anni, ma con gravi condizioni di salute, pazienti oncologici, ai diabetici, ai nefropatici. Persone che, pur non essendo anziane, presentano un rischio elevato di sviluppare forme gravi di infezione da Rsv proprio a causa delle loro patologie di base”.

In Italia “si stimano almeno 20mila ospedalizzazioni l’anno causate dal virus respiratorio sinciziale, con circa 1.800 decessi – precisa l’esperto – E’ vero, la maggior parte di questi casi riguarda gli anziani, ma una quota non trascurabile colpisce anche i soggetti più giovani con gravi comorbidità. Parliamo proprio della fascia 18-50 anni. Se ragionassimo esclusivamente in termini di rischio e non di età, la prevenzione sarebbe più mirata ed efficace. Certo, l’età avanzata è di per sé un fattore di rischio, ma il vero tema è la vulnerabilità clinica della persona, indipendentemente dall’età anagrafica. Per questo considero la decisione giapponese un segnale forte e molto rilevante. E’ auspicabile – conclude Andreoni – che tutte le agenzie regolatorie del mondo seguano questa linea, riconoscendo il valore della vaccinazione contro l’Rsv anche per le persone più giovani ma ad alto rischio”.

“L’orientamento prevalente a livello globale, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, è ancora quello di raccomandare il vaccino agli anziani più fragili, i cosiddetti ‘grandi anziani’, quindi sopra i 75 anni, e ai soggetti con comorbidità dopo i 60 o 65 anni. Però la scelta giapponese va nella direzione di ampliare la platea, introducendo il vaccino anche per gli adulti più giovani ad alto rischio. Una scelta di buon senso, direi”, aggiunge l’epidemiologo Gianni Rezza, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi professore straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “Negli ultimi anni – osserva Rezza – il numero di vaccinazioni raccomandate è cresciuto molto: pensiamo all’antinfluenzale, al vaccino anti-Covid, ora anche all’Rsv. E nel frattempo abbiamo assistito, purtroppo, a un calo delle coperture proprio tra le persone più fragili, anche per il Covid. C’è quindi il timore di un sovraccarico del calendario vaccinale. Ma la vera domanda da porsi è: il vaccino contro l’Rsv può ridurre ospedalizzazioni e decessi nelle categorie a rischio? La risposta dipende dai dati sull’impatto clinico della malattia. Negli Stati Uniti abbiamo molti dati sull’impatto dell’Rsv negli adulti, mentre da noi il quadro epidemiologico è ancora poco definito. Questo ha due conseguenze: da un lato, rende più difficile prendere decisioni precise sulle strategie vaccinali, dall’altro fa sì che la percezione del rischio sia bassa sia tra i pazienti sia tra gli stessi medici. Se una malattia non viene diagnosticata o riconosciuta, il paziente non percepisce il pericolo e il medico fatica a consigliare la vaccinazione”.

L’età è sicuramente un fattore di rischio, “è ovvio che dopo i 60 o i 75 anni la probabilità di avere patologie aumenta – precisa Rezza – ma il criterio fondamentale dovrebbe restare la vulnerabilità clinica. Se una persona di 45 anni ha una grave patologia, è a rischio tanto quanto un 70enne in buona salute, se non di più. Senza dubbio – riflette – avere più dati epidemiologici e clinici ci consentirebbero di calibrare meglio le raccomandazioni e di spiegare con maggiore forza a pazienti e medici l’utilità della vaccinazione. Se non si fa diagnosi e non si quantifica l’impatto clinico, è difficile far percepire il rischio e quindi motivare alla vaccinazione”.

25 Giugno 2025

© Riproduzione riservata

Ebola. L’UE stanzia 15 milioni e attiva un ponte aereo per Congo e Uganda: “Fermare il virus alla fonte per proteggere anche l’Europa”
Ebola. L’UE stanzia 15 milioni e attiva un ponte aereo per Congo e Uganda: “Fermare il virus alla fonte per proteggere anche l’Europa”

L'Unione Europea e l'Organizzazione mondiale della sanità hanno rafforzato la loro cooperazione per sostenere le autorità nazionali nella risposta all'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda....

Ondate di calore. L’Oms lancia la guida per i piani d’azione: “Non sono più un’eccezione, ma una crisi sanitaria permanente”
Ondate di calore. L’Oms lancia la guida per i piani d’azione: “Non sono più un’eccezione, ma una crisi sanitaria permanente”

L'estate non è più solo una stagione. È diventata una “crisi sanitaria pubblica permanente alimentata dal cambiamento climatico”. A dirlo è l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che in una nota...

Farmaci genici. La Fda degli Stati Uniti accelera: “Via i test ridondanti, le terapie salvavita devono arrivare prima ai pazienti”
Farmaci genici. La Fda degli Stati Uniti accelera: “Via i test ridondanti, le terapie salvavita devono arrivare prima ai pazienti”

La Food and Drug Administration (Fda) americana ha pubblicato una bozza di linee guida per accelerare lo sviluppo delle terapie cellulari e geniche, con l'obiettivo di rendere più rapidi e...

Dalla gestione del diabete ai modelli organizzativi: il PDTA diventa strumento di assistenza reale
Dalla gestione del diabete ai modelli organizzativi: il PDTA diventa strumento di assistenza reale

La qualità dell’assistenza sanitaria non si gioca soltanto sul piano delle competenze cliniche o delle innovazioni tecnologiche. Sempre più, il vero terreno su cui si misura l’eccellenza è quello dell’organizzazione....