A proposito di Regionalismo differenziato

A proposito di Regionalismo differenziato

A proposito di Regionalismo differenziato
Sono contrario ad esporre il sistema sanitario al rischio che prevalgano egoismi territoriali. Ma sono altrettanto contrario che i costi generati da chi determina inefficienza e sprechi vengano addebitati a chi, invece, amministra con competenza, produce salute e genera benefici per i cittadini

L’articolo 116, terzo comma, della Costituzione Italiana prevede che la legge ordinaria possa attribuire alle Regioni ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia sulla base dell’intesa fra lo Stato e la Regione interessata.
 
La richiesta di “autonomia differenziata” è stata avanzata sinora da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Richiesta legittima, sia chiaro, ma che va affrontata con prudenza e responsabilità lasciando impregiudicati il valore solidaristico dell’unità nazionale e della coesione sociale, anch'essi principi cardine della Carta.
 
Perché, al momento, ciò che preoccupa di più è quell’aggettivo “differenziato” che, spero possa essere chiarito, non può essere la previsione di un regionalismo declinato in contrasto con il dovere, tra gli altri, di garantire omogeneità nell’accesso al Servizio Sanitario Nazionale.
 
La lodevole iniziativa dello scorso 23 febbraio, che ha visto per la prima volta riunite in assise congiunta le rappresentanze istituzionali di tutte le professioni sanitarie, ha avuto il pregio di testimoniare la capacità degli Ordini di svolgere le funzioni pubblicistiche cui sono chiamati, in coerenza con il dettato normativo che li riconosce come “enti pubblici non economici e agiscono quali organi sussidiari dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici…”.
 
L’evento, infatti, ha consentito di offrire al decisore politico un concreto contributo di competenze e di esperienza espresso attraverso proposte e soluzioni capaci di garantire ai cittadini, politiche di welfare adeguate ai tempi e il diritto alla salute in condizioni di universalità, equità e appropriatezza ovunque essi risiedano sul territorio nazionale.
 
Un principio, questo, che semmai andrebbe rafforzato nell’ambito costituzionale rendendo ancora più incisivo l’articolo 117 della nostra Carta, così come proposto da Cittadinanzattiva.
 
A oltre quarant'anni dalla legge di riforma sanitaria che ha istituito il nostro sistema sanitario, riconosciuto come uno dei migliori del mondo, oggi assistiamo al proliferare di profonde diseguaglianze territoriali che mettono a rischio la tenuta del sistema e compromettono i suoi principi ispiratori, fondamenti di civiltà e pietre miliari della nostra Democrazia.
 
I livelli essenziali di assistenza oggi non sono garantiti in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Questa offerta qualitativamente e anche quantitativamente disomogenea, genera criticità preoccupanti che vanno esaminate, valutate e superate.
 
La cabina di regia per il monitoraggio dei Lea istituita presso il Ministero della Salute ci consegna una fotografia socio-sanitaria che vede il Paese diviso e nel quale le differenze fra regioni –  sempre più spesso anche all'interno delle stesse regioni – restano profonde in termini di accesso alle cure, tempi e costi per l'assistenza.
 
Una vera emergenza sia per i cittadini, che sempre più numerosi sono costretti a rinunciare alle cure, che per gli operatori destinati non di rado a lavorare in contesti privi dei requisiti tecnici, strutturali e organizzativi (in primis un grave deficit di organico determinato anche dalle norme sui piani di rientro) con pregiudizio per la qualità delle cure e una accentuata esposizioneal rischio professionale.
 
In questo preoccupante contesto di riferimento l'attività del legislatore deve raggiungere due principali obiettivi e garantire due condizioni: omogeneità a livello nazionale di accesso alle prestazioni garantite dai Livelli essenziali di assistenza, e appropriatezza, efficienza ed efficacia delle prestazioni.
 
Le condizioni: introduzione di rigorosi criteri di misurazione e valutazione delle performance gestionali, amministrative eprofessionali, e chiamata in responsabilità per il mancato conseguimento degli obiettivi prefissati; adeguate risorse del fondo perequativo destinate, secondo principi solidaristici e di equità, a riequilibrare lo storico divario tra aree geografiche, determinato da gap infrastrutturale, culturale, economico e sociale.
 
Fatti salvi questi obiettivi e queste condizioni, il decentramento di alcuni poteri in ambito regionale può avere l’effetto positivo di avvicinare ai cittadini il livello decisionale e consentire una più immediata valutazione delle scelte operate in ambito politico.
 
Sono dunque contrario ad esporre il sistema sanitario al rischio che prevalgano egoismi territoriali. Ma sono altrettanto contrario che i costi generati da chi determina inefficienza e sprechi vengano addebitati a chi, invece, amministra con competenza, produce salute e genera benefici per i cittadini.
 
È evidente che il primo grande nodo da sciogliere sia la sostenibilitàdel sistema sanitario, laddove essa stessadeve essere intesa non solo come fattore economico, ma come questione etica, politica, sociale e ambientale.
 
Per recuperare forza, stabilitàe una prospettiva positiva alle politiche di tutela della salute pubblica occorre che la sfida sia combattuta con responsabilità, considerata la complessitàdel quadro emergente.
 
La sanità italiana e, più in generale, le politiche di welfare del nostro Paese, i cui costi si finanziano con la fiscalità generale,  sono davanti ad una sfida epocale che deve tenere conto del contesto complessivo di riferimento: variabili demografiche (si nasce di meno e si vive di più), cronicità, progressi tecnico-scientifici in ambito biofarmaceutico e relativi costi, hanno bisogno di una nuova consapevolezza del decisore politico e di tutti i protagonisti del comparto che non limiti la sostenibilità ai soli aspetti del finanziamento, ma lo estenda alla indifferibile esigenza di disegnare una nuova governance che necessita di comprovate competenze, esperienza e capacità.
 
In tal senso credo che l'apporto di proposte che può provenire dal mondo delle professioni sia assai utile e necessario per compiere scelte avvedute, consapevoli e proficue.
 
L’ esito positivo di questa prima iniziativa degli Ordini suggerisce di proseguire lungo il cammino intrapreso con impegno, tenacia, serietà e spirito di collaborazione.
 
Luigi d’Ambrosio Lettieri
Già segretario della Commissione Sanità del Senato della Repubblica
Vice Presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani

Luigi d'Ambrosio Lettieri

27 Febbraio 2019

© Riproduzione riservata

Dipendenze. Nei SerD mancano quasi 2mila professionisti, la proposta del Rapporto Oised: Case di Comunità come portale di prevenzione e primo trattamento. Risparmi fino a 222 milioni
Dipendenze. Nei SerD mancano quasi 2mila professionisti, la proposta del Rapporto Oised: Case di Comunità come portale di prevenzione e primo trattamento. Risparmi fino a 222 milioni

Nei Servizi pubblici per le dipendenze (SerD) italiani mancano 1.976 professionisti rispetto agli standard organizzativi previsti per l'assistenza territoriale. Una carenza che si accompagna a un secondo divario: i servizi...

Stati Uniti. Alle elezioni di Midterm i democratici conquistano Camera e Senato. E la sanità di Trump e Kennedy esce sconfitta: ecco perché
Stati Uniti. Alle elezioni di Midterm i democratici conquistano Camera e Senato. E la sanità di Trump e Kennedy esce sconfitta: ecco perché

Trump ha perso. I democratici hanno ripreso Camera e Senato, e il presidente degli Stati Uniti entra negli ultimi due anni di mandato da ‘anatra zoppa’. Ma il voto di...

Obesità. Efpia: “La politica non pensi solo alla prevenzione. Investire e allinearsi alla scienza”
Obesità. Efpia: “La politica non pensi solo alla prevenzione. Investire e allinearsi alla scienza”

“La questione non è più se l'obesità meriti un trattamento. La questione è se i nostri sistemi sanitari siano pronti ad allineare le politiche alla scienza”. Se lo chiedono Paulina...

Clima e salute. Oms: sei interventi potrebbero salvare 1,6 milioni di vite ogni anno e generare benefici economici per migliaia di miliardi
Clima e salute. Oms: sei interventi potrebbero salvare 1,6 milioni di vite ogni anno e generare benefici economici per migliaia di miliardi

Sistemi di allerta per i rischi sanitari legati al caldo, servizi di acqua potabile resilienti ai cambiamenti climatici, servizi igienico-sanitari di base, strutture per l’igiene e il lavaggio delle mani,...