Africa Sub-Sahariana: da regione inesistente a meta emergente di investimento per la sanità

Africa Sub-Sahariana: da regione inesistente a meta emergente di investimento per la sanità

Africa Sub-Sahariana: da regione inesistente a meta emergente di investimento per la sanità
I bisogni non soddisfatti soprattutto in campo sanitario, e le prospettive di crescita economica, fanno prevedere che l'aumento maggiore della domanda sanitaria mondiale sarà proprio nell’Africa sub-sahariana nei prossimi decenni: non investire significa perdere un'occasione importante nella ricomposizione degli equilibri economici mondiali

L’Africa sub-sahariana cresce con i ritmi dei Paesi asiatici. E’ chiaro, il livello di partenza non è lo stesso tra le due aree geografiche, ma le potenzialità nell’africa sub-sahariana sono promettenti ed attirano sempre maggiori investimenti esteri. E’ indubbia infatti l’espansione economica dell’area, e in base ai dati del World Economic Outlook del FMI di Ottobre 2013, le performance di alcuni Paesi dell’Africa sub-sahariana – in termini di crescita del PIL reale – portano a riflettere approfonditamente sulle prospettive economiche e di investimento in questa macro-regione. Per fare alcuni esempi tra i paesi più performanti, i tassi di crescita del Pil reale si attestano per l’Angola al 13,8%, il Mozambico al 6,8%, la Repubblica del Congo al 5,6%, la Repubblica Democratica del Congo al 6,2%, il Rwanda all’11,2%, il Sud Africa al 3,5%, la Tanzania al 7,4%, l’Uganda 10,4%, e lo Zambia al 5,7%.

Nonostante il tasso di crescita, gli indicatori sanitari nella regione sono ancora i peggiori al mondo. Il tasso di mortalità infantile è molto elevato, la spesa sanitaria pro-capite è molto bassa (dai dati forniti dalla Banca Mondiale, nel 2011 la Repubblica Democratica del Congo mostrava una spesa pro-capite annuale di 20 Usd, il Mozambico di 35 Usd e il Kenya di 36 Usd). La presenza di HIV è molto elevata, con eclatanti percentuali di prevalenza sulla popolazione totale. Considerando la fascia di popolazione tra i 15 e i 49 anni, nel 2011 – sempre secondo la Banca Mondiale – il Sud Africa mostrava una prevalenza di HIV del 17,3%, il Mozambico dell’11,3%, l’Uganda del 7,2%. E’ evidente dunque come a fronte di una crescita economica sostenuta, l’assenza di adeguate strutture sanitarie e di un sistema organizzato di cure mantenga questa area del mondo ancora povera e arretrata rispetto agli altri paesi emergenti.

Gli investimenti esteri diretti nell’Africa sub-sahariana contribuiscono in maniera determinante alla crescita del Pil reale, e sono in continua crescita. Come mostrano i dati della Banca mondiale, il Mozambico è il paese con la migliore performance nell'attrazione di investimenti esteri diretti, che equivalgono nel 2012 al 36,6% del Pil del Paese (anche se in diminuzione nelle stime del 2013 e 2014). A parte il caso straordinario del Mozambico, anche gli altri paesi della  macro-regione non scherzano: Repubblica del Congo al 16,4% del Pil, Uganda al 7,9%, Tanzania al 5,9%, Zambia al 5,2%.

L’Africa sub-sahariana sta di fatto diventando terra di conquista delle principali potenze economiche mondiali. E’ noto come la Cina stia investendo in infrastrutture, anche l’India sta puntando molto su questo territorio. L’Europa e gli Stati Uniti stanno aumentando i loro investimenti, e ne è una prova il crescente interesse di aziende farmaceutiche come la Glaxo Smith kleine che ha annunciato investimenti pari a 130 milioni di sterline nei prossimi 5 anni e la creazione di un open lab di ricerca e sviluppo proprio nell’Africa sub-sahariana, con un forte capacity building e la creazione di nuovi posti di lavoro qualificati. Nonostante ciò, l’Europa mantiene una posizione sempre più marginale nell’area, rispetto agli investimenti di altri Paesi.

E’ indubbio che l’area sia di interesse per le promettenti prospettive di crescita, ed è altrettanto promettente come futuro sbocco di mercato, dal momento che i principali indicatori internazionali attribuiscono all’Africa il maggior tasso di crescita della popolazione da oggi al 2050. Come indica il Population reference bureau, nel 2013 la popolazione sub-sahariana si attesta a 926 milioni di persone, a fronte di 1 miliardo e 100 milioni dell’intero continente africano. Le stime al 2050, anche se probabilmente troppo ottimistiche, sono sconvolgenti, prevedendo un incremento maggiore del doppio della popolazione attuale: la sola popolazione dell’Africa sub-sahariana supererebbe i 2 miliardi di persone.

Gli “unmet need” soprattutto in campo sanitario, e le prospettive di crescita economica, fanno prevedere che la maggiore crescita della domanda sanitaria mondiale si avrà proprio nell’Africa sub-sahariana nei prossimi decenni: non investire oggi in Africa significa – dunque – perdere una occasione importante nella ricomposizione degli equilibri economici mondiali.

Davide Integlia
Direttore Area Innovazione di I-Com.

I-Com è un Think Tank attivo nella promozione di temi e analisi sulla competitività in chiave innovativa, all’interno del quadro politico-economico europeo ed internazionale

Davide Integlia

03 Aprile 2014

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