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Essere gay, lesbiche o transgender non è una scelta

di Paolo Valerio

È chiaro che, ad oggi, momento storico in cui predominano le teorie sulla complessità e il modello bio-psico-socio-culturale ha messo in scacco il modello bio-medico, non è possibile attribuire ad una sola delle componenti (biologica, psicologica, sociale o culturale) l’origine dell’identità sessuale che, per sua natura, è una dimensione complessa dell’essere umano

06 DIC - Nonostante il dibattito sociale e scientifico sulle diversità sessuali e di genere degli ultimi decenni, permane, anche in ambito scientifico, il convincimento che l’orientamento omosessuale, l’identità transgender, ogni altro orientamento non eterosessuale o identità non cisgender, siano il frutto di una scelta. Spesso con una interpretazione colpevolizzante.
 
Alcuni riferimenti. L’identità sessuale indica una dimensione soggettiva del proprio essere sessuato e rappresenta il risultato di un complesso processo interattivo dove si intrecciano variabili di diversa natura (biofisiche, psicologiche, socioculturali ed educative), a differenti livelli (individuale, relazionale, sociale, simbolico) e risulta essere costituita da quattro componenti:il sesso biologico, l’identità di genere, il ruolo di genere e l’orientamento sessuale. Il sesso biologico si riferisce a caratteristiche genetiche, ormonali, anatomiche e fisiologiche sulla cui base alla nascita si è dichiarati femmine o maschi. Il genere è un costrutto più attinente alla sfera psicologica e socioculturale e ha a che fare con le rappresentazioni interne e sociali della femminilità e della mascolinità.

 
L’anello di congiunzione fra sesso e genere è l’identità di genere, senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza ad un sesso e non all’altro, oppure a qualche altra categoria. Il ruolo di genere, invece, si riferisce ai vissuti riferiti alle caratteristiche socialmente costruite di donne, uomini, in quanto esseri sessuati, in riferimento alle norme sociali, ai comportamenti e ai ruoli associati all'essere donna, uomo, così come le relazioni tra loro.
 
L'orientamento sessuale si riferisce alla direzione della sessualità e dell’affettività, a livello comportamentale o fantasmatico, verso persone dello stesso genere (omosessuale), di altro genere (eterosessuale), di più di un genere (bi/pan-sessuale) o di nessuno di essi (asessuale). Se una persona si riconosce nel sesso biologico assegnato alla nascita è cisgender; al contrario, se non si riconosce nel sesso biologico assegnato alla nascita è transgender.
 
Lo sviluppo dell’identità sessuale, nelle molteplici componenti in cui si articola, si dipana attraverso l’interazione reciproca tra fattori biologici, psicologici, relazionali e socioculturali e non può pertanto essere riconducibile ad una causa singola e semplice. La ricerca di possibili cause finisce con il considerare erroneamente l’identità sessuale un fenomeno monolitico, uniforme e immutabile, piuttosto che un processo composito e fluido, quale invece è. Processo le cui dimensioni costitutive possono combinarsi secondo rapporti complessi e specifici, peculiari di ciascuna persona[1].
 
In tale ottica, i transgenderismi e gli orientamenti non eterosessuali sono da considerarsi condizioni complesse e multifattoriali, afferma Margherita Graglia[2], in quanto, oltre a presentare solo di rado una chiara fenomenologia, coinvolgono tutti i processi evolutivi legati alla crescita ed allo sviluppo dell’individuo. 
 
La biologia contribuisce certamente a smitizzare l’interpretazione della “scelta” nonostante tentativi di spiegazioni riduzionistiche. “Esiste ancora una comprensione rudimentale di come i fattori genetici, epigenetici, ormonali e ambientali interagiscono durante lo sviluppo del cervello e in età adulta per formare lo spettro incredibilmente vario e complesso che forma i ruoli di genere e l'identità di genere (…). Le parti del cervello che controllano i comportamenti che hanno a che fare con il sesso e gli aspetti che differiscono dal sesso sembrano sensibili agli ormoni e alle sostanze chimiche che possono imitare gli ormoni.” afferma Leslie Henderson[3].
 
È chiaro che, ad oggi, momento storico in cui predominano le teorie sulla complessità e il modello bio-psico-socio-culturale ha messo in scacco il modello bio-medico, non è possibile attribuire ad una sola delle componenti (biologica, psicologica, sociale o culturale) l’origine dell’identità sessuale che, per sua natura, è una dimensione complessa dell’essere umano.
 
Ogni teoria che tenta di “spiegare” l’origine di un fenomeno complesso guardandolo da una singola prospettiva non può che risultare riduzionista. Una cosa è certa, e lo è al di là di qualsivoglia teoria: essere gay, lesbiche o transgender non è una scelta, ma una condizione esistenziale come tutte le altre.
 
Spesso psicologhe e psicologi aiutano persone che vivono profonde sofferenze a causa di una ostilità sociale, a volte anche famigliare, nei confronti delle loro caratteristiche sessuali, di genere, di umanità, del loro essere. L’omo-lesbo-transfobia[4] che è stata alla ribalta della cronaca in questi giorni, senza addivenire ad una difesa concreta delle persone che continuano comunque ad esserne vittime, riveste un ruolo preoccupante e umiliante nelle relazioni sociali contemporanee.
 
La documentata persistenza di atti discriminatori e violenze perpetrata ai danni delle persone LGBTQ+ evidenzia il permanere di atteggiamenti di interpretazione semplificata e colpevolizzante, di intolleranza, discriminazione e ostilità verso la non conformità di genere e gli orientamenti non eterosessuali.
 
Paolo Valerio
Professore Onorario di Psicologia Clinica, Università Federico II, Napoli
Comitato Pari Opportunità – Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
 
Note:
[1] Zucker K.J., Bradley S.J., (1995). Gender Identity Disorder and Psychosexual Problems in Children and Adolescents. New York: Guilford Press
[2]Graglia M. (2019) Le differenze di sesso, genere e orientamento. Buone pratiche per l’inclusione. Carocci Faber, Roma
[3] https://www.ozy.com/news-and-politics/check-the-science-being-trans-is-not-a-choice/69726/
[4] Gusmeroli P., Trappolin L. (2019) Raccontare l’omofobia in Italia. Genesi e sviluppi di una parola chiave. Rosenberg & Seller, Torino

06 dicembre 2021
© Riproduzione riservata


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