DM 70 e DM 77. Finirà a cazzotti?

DM 70 e DM 77. Finirà a cazzotti?

DM 70 e DM 77. Finirà a cazzotti?
La revisione del DM70 e l’attuazione/applicazione di entrambi determineranno - a seguito dell’ineludibile e radicale riorganizzazione dell’offerta quali-quantitativa dei Lea ospedalieri - un sensibile ridimensionamento della domanda sociale di salute corrispondente, generando così non poche difficoltà di sostenibilità economica alla spedalità, pubblica ma soprattutto privata dovute a un inelubile ridimensionamento dei ricavi ospedalieri

Tra non molto si assisterà ad una “scazzottata” tra gli esiti del DM70 con quelli del DM77! Un modo per dire che si confliggeranno su definizioni, metodi organizzativi e risultati.

Tutto questo porterà comunque ad un verosimile miglioramento dell’offerta di assistenza sociosanitaria alla persona e dell’equilibrio di bilancio pubblico.

Cambierà l’istanza di salute
Tutto ciò avverrà però non in via generalizzata, in quanto la revisione del primo (DM70) e l’attuazione/applicazione di entrambi determineranno – a seguito dell’ineludibile e radicale riorganizzazione dell’offerta quali-quantitativa dei Lea ospedalieri – un sensibile ridimensionamento della domanda sociale di salute corrispondente, generando così non poche difficoltà di sostenibilità economica alla spedalità, pubblica ma soprattutto privata.

Cambieranno i rendiconti
Questo sarà il (molto) presumibile risultato di una politica sanitaria eseguita a rate, peraltro l’una molto distante dall’altra, sino a contare il trascorrere di anni luce tra le medesime solo se riferito al calendario di una tutela della salute soggetta a continui cambiamenti repentini e al sopravvenire di pericolose emergenze.

Tutto questo costituirà la prova di una tale orrenda abitudine del decisore nazionale, in una ad una non propria apprezzabile legislazione regionale di dettaglio ed esclusiva quanto al tema dell’assistenza sociale, che ha supposto di vivere sugli allori della riforma sanitaria del 1978, introduttiva di principi per il tempo inimmaginabili. Un vulnus di: universalità dell’assistenza, uniformità delle prestazioni, socialità e unità dell’intervento, solo per citarne qualcuno.

Senza contare la previsione della centralità assoluta del distretto sanitario (allora di base) quale cuore pulsante dell’erogazione delle prestazioni in prossimità della dimora dell’individuo bisognoso, ahinoi sino ad oggi disatteso tanto dal manifestare l’esigenza post-Covid di ricorrere ad un regolamento (il DM 77, per l’appunto) che ne assicurasse (finalmente) la vitalità piena, attraverso le case  di comunità, gli ospedali di comunità e le centrali operative territoriali.

Ciò dopo i fallimenti degli strumenti, che organizzano l’assistenza convenzionata, registrati a causa di una categoria non propriamente avvezza ai cambiamenti se non addirittura conservatrice delle proprie posizioni economiche e (troppo) auto-organizzative. Una attenzione, quindi, non ripagata, assicurata finanche a dispetto della trascuratezza riservata per decenni agli operatori ospedalieri.

Due DM, il secondo che incide sul primo in termini di imprenditorialità pubblica e privata
Dunque, l’occasione è buona, con un DM70 da implementare seriamente, sino a renderlo applicato, ovunque e comunque, soprattutto da parte del pubblico, e un DM77 assistito dai quattrini miliardari del PNRR.

Per farlo occorre mettere mano a tre cose: una programmazione coraggiosa e unitaria; le risorse finanziarie occorrenti a sostenere i futuri conti economici; la consapevolezza delle Regioni di dovere mettere in campo ogni sforzo per assicurare l’uniformità del servizio di tutela della salute uguale in tutto il Paese.

L’opportunità offerta dalle componenti 1 e 2 della Missione 6 del PRNN era ciò che occorreva ad un Paese spento sul piano dell’assistenza alla persona sul territorio. Conseguentemente, le Regioni si sono date da fare – così come avviene quando piovono soldi dal cielo – per impegnarli forse troppo celermente e senza alcuna rilevazione del fabbisogno epidemiologico.

Al di là del come siano stati fatti i programmi e di come si siano scelte le sedi di impianto fisico delle neostrutture (CdC OdC e COT), le Regioni hanno tuttavia lavorato in modo non affatto apprezzabile a completare l’occorrente e l’indispensabile. Intendendo per tale: la previsione dei costi del personale occorrente a rendere animate le strutture previste nel DM77, nei loro piani triennali del fabbisogno di personale nei bilanci preventivi, anche essi triennali, delle singole aziende sanitarie territoriali strutturalmente beneficiarie; la progettazione inclusiva delle strutture, per gran parte sostitutiva dell’offerta ospedaliera pubblica, di quella sino ad oggi abusata per assenza di alternative credibili, in quanto tale soggetta ad una conseguente minore produttività annua, riferibile ai DRG afferenti ai ricoveri inappropriati.

Una modalità, quella dell’offerta di assistenza filtro di primo impatto e selettiva (le Cot) della tipologia del bisogno successivo, che contribuirà anche ad incidere sensibilmente sulla spedalità privata in termini di valutazione ex post  e di inappropriatezza.

Insomma, con gli utenti “clienti” che saranno soddisfatti dalla prima offerta pubblica (CdC e OdC) si abbasseranno (e come) i ricavi di quella ospedaliera! Ciò da tenere nel dovuto conto nel cambio di passo sistemico dell’offerta salutare degli accreditati anche a seguito della modifica normativa intervenuta con la legge annuale della concorrenza 2022.

I filtri funzionano sempre, meglio che nelle sigarette
A ben vedere, cambierà tutto (si spera) a tutto vantaggio degli individui che potranno così godere dell’assistenza sanitaria di prossimità (CdC), pure in regime di assistenza ospedaliera “soft” ovvero “dolce” (OdC). Tuttavia, con il problema residuale per i decisori regionali di rivedere le previsioni, in termini di corretta calibrazione qualitativa dell’offerta di salute reale, di revisione dei volumi e dei tetti di spesa (budget) rispetto a quelli previsti nelle loro tradizionali ripartizioni pubblico/privato, di offerta ospedaliera tradizionale, certamente da ridimensionare o forse (e sarebbe meglio) super specializzare.

Con questo, l’esigenza di riprendere da parte del Governo che verrà una programmazione sanitaria nazionale (PSN), del tipo di quella che non se ne vede più dal lontano 2006.

Ettore Jorio
Università della Calabria

 

 

Ettore Jorio

13 Settembre 2022

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