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Monitoraggio Fase 2: serviranno 6mila operatori ma i servizi di prevenzione sono già in sofferenza. Le preoccupazioni degli esperti

di Domenico Della Porta

Tanti sono (1 ogni 10mila abitanti) gli operatori necessari secondo l'ultimo decreto del ministero della Salute per il monitoraggio della fase 2. A questo personale spetteranno le attività di indagine epidemiologica, il tracciamento dei contatti, il monitoraggio dei quarantenati, l’esecuzione dei tamponi, preferibilmente da eseguirsi in strutture centralizzate, il raccordo con l’assistenza primaria, il tempestivo inserimento de dati nei diversi sistemi informativi. Ma già oggi i dipartimenti di prevenzione sono a corto di personale

03 MAG - Sono 6.000 gli operatori sanitari e di Sanità Pubblica, personale amministrativo e, ove possibile, altro personale già presente nell’ambito dei servizi veterinari dei 101 Dipartimenti di Prevenzione delle ASL italiane necessari per il monitoraggio della Fase 2. 
 
Il numero è il risultato di quanto consigliato dall'Ecdc che per tale attività stima la necessità di 1 operatore dedicato ogni 10mila abitanti ed è quanto previsto dal Decreto del Ministero della Salute del 30 aprile scorso, che ha affidato a questi operatori tutte le attività di monitoraggio per verificare l'andamento dell'epidemia alla luce delle nuove regole che scatteranno a partire dal 4 maggio.
 
Si dovrebbe in ogni caso trattare prevalentemente di personale operante nei Servizi dei Dipartimenti di Prevenzione con compiti e funzione nelle attività di Igiene Pubblica, Igiene degli Alimenti e Nutrizione, Epidemiologia, Medicina e Sicurezza sul Lavoro e Veterinaria, al quale occorre effettuare anche una specifica e rapida formazione in considerazione dei diversi parametri, indicatori ed algoritmi da rilevare così come disposto nel medesimo decreto ministeriale.

 
Diversamente non si ha idea da quali settori e/o servizi ASL potrebbero essere reclutati gli operatori disponibili e con esperienze affini alle attività cui dovranno essere adibiti.
 
Di fronte ad una esigenza così urgente ed indifferibile è opinione degli adderti ai lavori che occorra avviare tempestivamente un potenziamento proprio dei Dipartimenti di Prevenzione, in cui oggi lavorano complessivamente, secondo l’ultimo annuario del Ministero della Salute del personale del Servizio Sanitario Nazionale, approssimativamente 9.000 operatori con una carenza evidenziata, (prima del provvedimento del Ministro Speranza) in uno studio recente della Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva (SITI) e della Fondazione Smith Kline di oltre 5.000 tra medici igienisti, del lavoro, e professionisti della prevenzione.
 
“Il corretto e puntuale adempimento di quanto richiesto dall’ultimo importante provvedimento del Ministero della Salute - sottolinea con preoccupazione il presidente della Siti Italo Angelillo - cui occorre mettere mano subito, se non ci sarà un rafforzamento degli organici dei Dipartimenti di Prevenzione, comporterà inevitabilmente l’allentamento conseguenziale di tutte le altre attività di Sanità Pubblica e Veterinarie affidate alla Struttura.”
 
Anche da parte di Fausto Francia, portavoce del Coordinamento dei Direttori dei Dipartimenti di Prevenzione ci sono serie perplessità sulla possibilità che gli operatori della Prevenzione possano reggere al forte impatto lavorativo, consapevoli della loro delicatissima funzione di vigilanza in Sanità Pubblica: “Con l’85 per cento degli organici delle strutture più che dimezzati, sottolinea, si rischia di grosso per il rispetto delle indicazioni non solo legate alla normativa generale in materia, ma soprattutto a quella venuta fuori dai recenti DPCM riguardante sia le attività lavorative, sia quelle commerciali e della ristorazione”
 
Il monitoraggio del rischio sanitario della Fase 2 prevede infatti le attività di indagine epidemiologica, il tracciamento dei contatti, il monitoraggio dei quarantenati, la gestione dei tamponi, preferibilmente da eseguirsi in strutture centralizzate (drive in o simili), il raccordo con l’assistenza primaria, (Medici di Medicina Generale) il tempestivo inserimento dei dati nei diversi sistemi informativi, tutte operazioni per le quali è necessario provvedere a un’appropriata formazione del personale e garantire, da parte dei Dipartimenti di Prevenzione e dei Distretti Sanitari, con “il mantenimento dei livelli di erogazione dei rimanenti ordinari servizi (ad es. screening, vaccinazioni)” sottolinea sempre il Ministero della Salute.
 
Gli operatori del Dipartimento di Prevenzione saranno poi chiamati ad affiancare, da un lato,i Sindaci sui comportamenti, relazioni, stili di vita e attività lavorative dove andranno adattati le misure di accompagnamento necessarie per la transizione dalla Fase I (di chiusura e distanziamento sociale forzato e generalizzato) alla Fase II di progressiva ripresa della vita sociale ed economica in presenza di una significativa diminuzione dei contagi e della capacità di risposta appropriata dei servizi sanitari, e dall'altro anche i pazienti con tempestività di intervento per sopprimere i nuovi focolai.
 
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionali e Ambientali Università degli Studi di Salerno

03 maggio 2020
© Riproduzione riservata


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