Censimento “non profit”: in un anno +2,1%. In sanità il 3,5%, ma con il 22,6% dei dipendenti  

Censimento “non profit”: in un anno +2,1%. In sanità il 3,5%, ma con il 22,6% dei dipendenti  

Censimento “non profit”: in un anno +2,1%. In sanità il 3,5%, ma con il 22,6% dei dipendenti  
A un anno dalla pubblicazione dei dati Istat del primo Censimento permanente delle istituzioni non profit, aggiornate al 2016 la consistenza e le principali caratteristiche strutturali del settore. In assoluto aumenta l’incidenza delle istituzioni non a scopo di lucro rispetto al complesso delle imprese dell’industria e dei servizi: dal 5,8% del 2001 al 7,8% del 2016 per le istituzioni e dal 4,8% del 2001 al 6,9% del 2016 per gli addetti. IL RAPPORTO.

Nel 2016, le istituzioni non profit attive in Italia sono 343.432 e complessivamente impiegano, a fine 2016, 812.706 dipendenti. Rispetto al 2015, le istituzioni crescono del 2,1%, i dipendenti del 3,1%; si tratta quindi di un settore che continua a espandersi nel tempo con tassi di crescita medio annui in linea con il profilo delineato dai censimenti tradizionali.

La rilevazione è dell’Istat che a un anno dalla pubblicazione dei dati del primo Censimento permanente delle istituzioni non profit, aggiorna al 2016 la consistenza e le principali caratteristiche strutturali del settore.

Aumenta l’incidenza delle istituzioni non profit rispetto al complesso delle imprese dell’industria e dei servizi: dal 5,8% del 2001 al 7,8% del 2016 per le istituzioni e dal 4,8% del 2001 al 6,9% del 2016 per gli addetti.

Rispetto al 2015, le istituzioni in crescita sono quelle impegnate nelle attività della religione (+14,4%), delle relazioni sindacali (+5,8%) e dell’ambiente (+6,2%).

Al contrario, risultano in calo i settori della cooperazione e solidarietà internazionale (-6,5%), della filantropia e promozione del volontariato (-4,7%) e dello sviluppo economico e coesione sociale (-3,3%).

Nonostante queste variazioni, la distribuzione per attività economica è sostanzialmente stabile, con il settore della cultura, sport e ricreazione che raccoglie quasi due terzi delle unità, seguito da quelli dell’assistenza sociale e protezione civile (9,3%), delle relazioni sindacali (6,4%), della religione (4,8%), dell’istruzione e ricerca (3,9%) e della sanità (3,5%).

Nel biennio 2015-2016, i dipendenti crescono di più nel settore della religione (+28,2%), ma anche in quello della cultura, sport e ricreazione (+9,1%) mentre diminuiscono nell’ambito delle altre attività (-16,8%), della filantropia e promozione del volontariato (-9,0%) e della cooperazione e solidarietà internazionale (-6,4%).

Sebbene meno concentrati delle istituzioni, oltre la metà dei lavoratori dipendenti è nell’ambito dell’assistenza sociale (36,4%) e della sanità (22,6%); seguono quelli impiegati nei settori dell’istruzione e ricerca (15,1%) e dello sviluppo economico e coesione sociale (11,9%).

Tra i dipendenti delle istituzioni non profit la quota di donne è molto superiore a quella di maschi (71,9% contro 28,1%) mentre nelle imprese prevale la componente maschile (59,4%).

La distribuzione per classe di età è piuttosto allineata tra settore non profit e profit, con oltre il 57,3% dei dipendenti compreso nella classe 30-49 anni (56,9% tra le imprese), il 31,6% in quella 50 anni e più (27,3% nelle imprese) e l’11,1% sotto i 30 anni (15,6% nelle imprese).

Nel biennio 2015-2016, le istituzioni crescono di più al Nord-ovest (+3,3%), al Sud (+3,1%) e nelle Isole (+2,4%) mentre i dipendenti soprattutto nelle regioni meridionali (+5,8%) e al Nord-est (+4,4%).

Considerando il numero di istituzioni, gli incrementi percentuali maggiori si osservano in Basilicata (+8,8%), Molise (+8,7%) e Calabria (+5,6%); aumenti più contenuti si rilevano in Abruzzo (+0,2%), Provincia autonoma di Bolzano (+0,5%) ed Emilia-Romagna (+0,7%) mentre le variazioni sono di segno negativo in Umbria (-0,5%) e nelle Marche (-0,4%).

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, le regioni più interessate dalla crescita degli occupati sono Basilicata (+9,5%), Campania (+7,9%) ed Emilia-Romagna (+5,0%).

Secondo la distribuzione territoriale, oltre il 50% delle istituzioni sono attive nelle Regioni del Nord contro il 26,7% dell'Italia meridionale e insulare.

Il numero di istituzioni non profit ogni 10mila abitanti è un indicatore che misura più chiaramente la presenza territoriale: se al Centro-Nord il rapporto assume valori prossimi se non superiori a 60 (in particolare al Nord-est, dove raggiunge il livello di 68,2), nelle Isole e al Sud è rispettivamente di 48,1 e 42,2.

I dipendenti sono ancora più concentrati delle istituzioni dal punto di vista territoriale, con oltre il 57% impiegato al Nord.

L’età media delle istituzioni non profit varia in relazione alla localizzazione territoriale e alla dimensione occupazionale. Le istituzioni nate prima del 2000 sono presenti soprattutto nel Nord-est (43,5%) e nel Nord-ovest (39,6%) mentre al Sud sono di più quelle costituite a partire dal 2010 (41,6%).
 

Rispetto alle risorse umane impiegate, circa due terzi delle istituzioni senza dipendenti sono state costituite a partire dal 2000 mentre le unità con almeno dieci dipendenti sono nate in anni precedenti nel 62,7% dei casi.

Infine, nel biennio 2015-2016 le istituzioni non profit aumentano in tutte le forme giuridiche, ma sono le fondazioni a crescere di più (+16,4%) mentre le cooperative sociali mostrano un lieve calo (-3,3%). L’associazione è la forma giuridica che raccoglie la quota maggiore di istituzioni (85,1%), seguono quelle con altra forma giuridica4 (8,2%), le cooperative sociali (4,5%) e le fondazioni (2,2%).

I dipendenti aumentano in misura maggiore nelle fondazioni (+10,3%) e nelle cooperative sociali (+3,0%). La distribuzione dei dipendenti per forma giuridica resta piuttosto concentrata, con il 52,7% impiegato dalle cooperative sociali rispetto al 19,1% e al 12,1% di associazioni e fondazioni. La media dei dipendenti, pari a 27,5 tra le cooperative sociali, scende a 0,5 tra le associazioni.

29 Gennaio 2019

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