Cesarei. L’allarme Ocse: “Dal 2000 cresciuti dell’8%. Vi si fa ricorso quasi nel 30% dei parti”. Italia al 4° posto. Ma con plauso: “Paese è riuscito a fermare trend in crescita”

Cesarei. L’allarme Ocse: “Dal 2000 cresciuti dell’8%. Vi si fa ricorso quasi nel 30% dei parti”. Italia al 4° posto. Ma con plauso: “Paese è riuscito a fermare trend in crescita”

Cesarei. L’allarme Ocse: “Dal 2000 cresciuti dell’8%. Vi si fa ricorso quasi nel 30% dei parti”. Italia al 4° posto. Ma con plauso: “Paese è riuscito a fermare trend in crescita”
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico: “Dal 20% del 2000 si è arrivati al 28% del 2013. Quando non serve il taglio cesareo comporta più rischi, complicazioni e costi”. In Turchia, Messico e Cile un parto su due col cesareo. Italia quarta con un tasso del 36,1% ma in un decennio crescita è stata nulla.

I tassi di taglio cesareo sono aumentati nella maggior parte dei paesi OCSE. Dal 20% del 2000 si è arrivati al 28% del 2013. È la stessa Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ad evidenziarlo in uno suo focus in cui ricorda come il “taglio cesareo non medicalmente necessario comporta un più alto rischio di mortalità materna, un aumento della morbilità materna e infantile, maggiori complicazioni per eventuali gravidanze successive e costi più elevati”.
 
“La crescita – specifica il Focus – è stata particolarmente forte nei paesi a medio reddito come la Turchia (50,2%), il Messico (45,2%) e il Cile (44,7%)” dove in un decennio si è assistito ad una crescita a doppia cifra. Numeri che risultano essere superiori anche di tre volte a quello di paesi come l’Islanda, che guida la classifica con il 15,2%, seguita da Israele (15,4%), Paesi Bassi (15,6%) e Finlandia (15,8%).
 
In generale si assiste ad un incremento della percentuale di ricorso al taglio cesareo in tutti i 32 paesi sotto esame anche se ci sono alcune eccezioni. Nonostante un cattivo posizionamento (l’Italia è al 4° posto con 36,1%) l’Ocse rivolge infatti una particolare menzione al nostro Paese che “fornisce un esempio di un paese che è stato in grado di invertire la tendenza precedente che aveva visto un rialzo dei tassi”. L’Organizzazione ricorda però che “c'è ancora spazio per un'ulteriore riduzione in particolare in quelle regioni italiane dove il tasso rimane molto alto”. 
 

 
  Numero parti cesarei per 100 bambini nati vivi. Anni 2000, 2006, 2013

Increasing caesarean section rates, 2000 to 2013 (or nearest years)



Per 100 live births

2000

 

2006

 

2013

 

Iceland

   

15,1

 

15,2

 

Israel

14,0

 

16,4

 

15,4

 

Netherlands

11,9

 

13,8

 

15,6

2010

Finland

15,8

 

16,1

 

15,8

 

Sweden

   

17,2

 

16,4

 

Norway

       

16,5

 

Slovenia

11,0

 

16,4

 

19,5

2012

Estonia

14,5

 

19,0

 

20,1

 

Belgium

   

19,6

 

20,2

2012

France

17,8

 

20,2

 

20,8

 

Denmark

15,4

 

20,8

 

22,2

 

United Kingdom

19,7

 

22,8

 

23,0

 

Spain

22,5

2001

26,0

 

25,2

 

New Zealand

20,3

 

24,4

 

25,8

 

Czech Republic

12,9

 

18,4

 

26,1

 

Canada

20,9

 

26,2

 

26,2

2011

Luxembourg

19,9

 

24,3

 

26,8

 

OECD32

20,3

 

24,5

 

27,6

 

Ireland

20,8

 

24,6

 

28,5

 

Austria

16,8

 

25,1

 

28,8

 

Slovak Rep.

14,6

 

20,9

 

30,7

 

Germany

20,9

 

27,8

 

30,9

 

Australia

23,5

 

31,2

 

32,1

2012

United States

23,0

 

31,0

 

32,5

 

Switzerland

24,6

2002

30,2

 

32,5

2008

Poland

   

19,2

 

34,6

 

Portugal

27,7

 

34,7

 

35,0

 

Hungary

   

28,3

 

35,3

2012

Korea

33,6

2001

35,1

 

36,0

2012

Italy

35,3

2001

39,5

 

36,1

 

Chile

   

30,6

 

44,7

2012

Mexico

28,8

 

34,3

 

45,2

 

Turkey

   

29,3

 

50,4

 

OECD32

20,3

 

24,5

 

27,6

 

Source: OECD Health Statistics 2015.

     



Luciano Fassari

Luciano Fassari

25 Ottobre 2015

© Riproduzione riservata

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