Coronavirus. “Con riapertura totale entro metà giugno 151 mila malati in terapia intensiva”. Il report del Comitato tecnico-scientifico che ha convinto il Governo

Coronavirus. “Con riapertura totale entro metà giugno 151 mila malati in terapia intensiva”. Il report del Comitato tecnico-scientifico che ha convinto il Governo

Coronavirus. “Con riapertura totale entro metà giugno 151 mila malati in terapia intensiva”. Il report del Comitato tecnico-scientifico che ha convinto il Governo
Prima del rush finale che ha portato al Dpcm della Fase 2 sul tavolo del premier Conte è arrivato un documento tecnico con i vari scenari a seconda delle possibili riaperture. Uno studio che poi alla fine è stato sostanzialmente seguito dal Governo e che nel suo scenario peggiore (ovvero la riapertura totale) prevedeva una vera e propria apocalisse per il sistema sanitario. IL REPORT

Se per il 4 maggio il Governo avesse deciso di sbloccare completamente il lockdown lo scenario che l’Italia si sarebbe potuta trovare di fronte sarebbe stato a dir poco apocalittico con oltre 150 mila ricoverati in terapia intensiva entro la metà di giugno e 430 mila ricoveri entro l’anno. È quanto emerge dai modelli previsionali messi a punto da Iss, Ministero della Salute, Fondazione Bruno Kessler e Inail che sono stati fatti propri dal Comitato Tecnico Scientifico (Cts) che li ha poi trasmessi al Governo.
 
La premessa per i tecnici è che a tutt’oggi “persistono nuovi casi di infezione in tutto il contesto nazionale che stanno ad indicare la necessità di mantenere elevata l’attenzione e le stime che emergono dal modello esaminato richiedono comunque un approccio di massima cautela per verificare sul campo il reale impatto”.
 
“In particolare – si evidenzia nel documento -, gli scenari compatibili con il mantenere R0 (l’indice di trasmissione del virus) sotto la soglia di 1 sono quelli che considerano la riapertura dei settori ATECO legati a edilizia, manifattura e commercio correlato alle precedenti attività e assumendo un’efficacia della protezione delle prime vie respiratorie nel ridurre la trasmissione di COVID-19 del 25%”. Allo stesso tempo i tecnici indicavano come presupposti per evitare di far scoppiare di nuovo l’epidemia che venissero mantenute tutte le attività in smart working e/o lavoro agile, che  le attività scolastiche rimanessero chiuse e che fossero interdette le aggregazione.  In sostanza quello che è stato scritto nel Dpcm.
 
Ma vediamo gli scenari ipotizzati dai tecnici.
Caposaldo delle previsioni è il fatto che le scuole devono restare chiuse. "La sola riapertura delle scuole – si legge nel documento – potrebbe portare allo sforamento del numero di posti letto in terapia intensiva attualmente disponibili a livello nazionale". E dubbi anche sull’apertura del settore commerciale e di ristorazione: "un aumento di contatti in comunità è da considerarsi un'inevitabile conseguenza dell’apertura di tali settori al pubblico, e può potenzialmente innescare nuove epidemie".
 
Ma il vero disastro si sarebbe provocato con l'apertura totale che, come abbiamo visto, avrebbe fatto collassare le terapie intensive con numeri astronomici di ricoveri. Il tutto con una ripresa furiosa dei contagi con un indice R0 di 2,27 (oggi siamo abbondantemente sotto 1).
 
Di contro, invece, per gli scienziati "assumendo che i contatti in comunità non aumentino, la riapertura dei settori manifatturiero ed edile, avrebbe un impatto minimale sulla trasmissibilità dell’infezione".
 
Un altro scenario disegnato è quello di una riapertura dei soli settori professionali (a scuole chiuse): in questo caso, seocndo il CTS, anche qualora la trasmissibilità superi la soglia epidemica, il numero atteso di terapie intensive al picco risulterebbe comunque inferiore all'attuale disponibilità di posti letto (circa 9.000).
 
E le mascherine? Gli esperti sul punto nutrono ancora dei dubbi sull'effettiva efficacia. "Ci sono però delle incertezze sul valore dell’efficacia dell’uso di mascherine per la popolazione generale dovute a una limitata evidenza scientifica, sebbene le stesse siano ampiamente consigliate; oppure variabili non misurabili, come quelle relative ai possibili cambiamenti di comportamento delle persone dopo la riapertura che potrebebro anche dare segnali di cedimento rispetto all'attuale sostanziale adesione al distanziamento sociale. Tutti fattori che spingono i tecnici a suggerire "un approccio a passi progressivi".
 
Step by step quindi, quello che il Governo pensa di fare ora anche se con l’annuncio della Fase 2 di qualche settimana fa il Paese si era illuso che il 4 maggio si potesse tornare a respirare, non solo vicino ai congiunti.

28 Aprile 2020

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