Da Sacconi a Renzi, passando per Gimbe. Il ritorno del pensiero neo liberale in sanità

Da Sacconi a Renzi, passando per Gimbe. Il ritorno del pensiero neo liberale in sanità

Da Sacconi a Renzi, passando per Gimbe. Il ritorno del pensiero neo liberale in sanità
Alcune riflessioni all’indomani della XII Conferenza della Fondazione Gimbe. Gimbe da tempo ci propone un pensiero che collocherei nel quadro del pensiero neoliberale, quello che punta a contro-riformare l’universalismo del nostro sistema sanitario

Mi sarebbe piaciuto essere invitato alla XII Conferenza Nazionale Fondazione Gimbe. “La sanità pubblica affonda?” Non perché “mi si deve invitare” per forza (non esiste nessun obbligo per carità e io sono come il due di coppe quando comanda denari) ma perché se si cercasse davvero il confronto sulle proprie legittime idee, come si dice di voler fare, si dovrebbero invitare coloro che prima di tutto, rispetto a quelle idee, fanno la differenza. Altrimenti prevarrebbe la logica del “Cicero pro domo sua
 
Ma nessuno lo fa, e nessuno offre confronti, nessuno è interessato a fare in modo di mettere in condizione “qualcuno” di valutare le differenze e costruirsi delle proprie idee. Tutti si comportano come dei persuasori, tutt’altro che occulti, al servizio di qualche scopo, di qualche strategia di qualche schieramento. “Carry water” per citare le donne africane con i secchi in testa del mio passato antropologico.
 
Gimbe da tempo ci propone un pensiero che interpretando le sue proposte e null’altro collocherei:
· nel quadro del pensiero neoliberale quello che punta a contro-riformare l’universalismo del nostro sistema sanitario,
· nell’ambito del pensiero debole del PD rispetto al quale si propone come una agenzia di sapere tecnico fintamente neutrale e dal quale probabilmente si aspetta  delle contropartite,
· nel novero di coloro che rispetto ad un sistema dato come quello sanitario non riescono a passare sopra gli ostacoli ma passano sotto gli ostacoli proponendoci delle regressioni come le mutue integrative,
· tra coloro che per non essere capaci davvero di riformare qualcosa possono solo contro riformare quello che c’è.
 
Sulle proposte di merito di Gimbe ho già scritto sul “Il manifesto” (10 giugno 2016) la mia contrarietà culturale e politica (mai personale caro Nino). L’occasione in quella circostanza fu offerta dal “Rapporto sulla sostenibilità 2016/2025” e le cui proposte sono state riproposte tali e quali nella conferenza dell’altro ieri.
 
Quindi ribadisco quanto già scritto:
· Gimbe ci rifila la solita storiella cara ai teorici dell’universalismo selettivo,
· vi è un problema cronico di insufficienza delle risorse,
· è urgente intervenire con un piano di salvataggio,
· se non si interviene perderemo la sanità pubblica.
 
Queste tesi sono state riproposte alla XII conferenza come degli a priori categorici quindi metafisici e che vale la pena di ricordare:
· rimodulare i Lea (livelli essenziali di assistenza) sotto il segno del value, per garantire a tutti i cittadini servizi e prestazioni sanitarie di livello elevato,
· ridefinire le tipologie di prestazioni, essenziali e non essenziali,
· escludere dai Lea le prestazioni dal basso value,
· espandere il campo d’azione dei fondi integrativi,
· coinvolgimento di forme di imprenditoria sociale.
 
In sostanza Gimbe ci propone di comprimere le tutele pubbliche per fare spazio alle mutue integrative. Quindi ci propone:
· una idea di sostenibilità a mio parere sbagliata e ideologica all’insegna del compatibilismo come pensiero unico,
· l’accettazione ineluttabile dei limiti economici, vale a dire la inevitabile rinegoziazione dei diritti, orientamento, comune per altro, ad altri pensatoi fintamente neutrali (come Censis, Crea, Cerm).
 
Stringi stringi …Gimbe alla fine:
· giustifica il de-finanziamento della spesa sanitaria in rapporto al pil,
· richiama la riforma del terzo settore  nella quale l’impresa sociale da non profit è diventata profit,
· teorizza le mutue integrative, le stesse che, grazie alla loro detassazione integrale  prevista con la legge di stabilità 2016, stanno decollando alla grande.
 
Quindi l’a priori metafisico di Gimbe è lo stesso del governo Renzi e del PD. Questo a priori è innegabilmente contro riformatore.
 
La cosa davvero imbarazzante, della quale Gimbe e tutti coloro che sono intervenuti alla XII conferenza probabilmente hanno perso la memoria, è che la politica sanitaria di Renzi non è altro che la forma “retard” del libro bianco di Sacconi (2009) nel quale si teorizzava il “sistema multi pilastro” (mutue integrative, assicurazioni, sanità pubblica residuale) per cui, stando alla regola transitiva, “se il Pd è uguale a Sacconi e Gimbe è uguale al Pd” allora “Gimbe è uguale a Sacconi”.
 
Nulla di male ..per carità ..la notazione è solo per confermare quanto affermavo  più su, vale a dire che il pensiero di  Gimbe sulla sanità,  ha tutte le caratteristiche del pensiero neoliberale.
 
A questo punto, mi perdonerà Cartabellotta, ma  mi sembra doveroso correggere alcune sue affermazioni  perché le considero non sbagliate ma semplicemente disoneste cioè intenzionali:
· in primo luogo l’affermazione che rispetto allo stato in cui versa la sanità  “le responsabilità sono di tutti”. Mi verrebbe da esclamare “parla per te”. Per quello che mi riguarda (non perdo tempo a spiegare perché), è una responsabilità che non mi riguarda e meno che mai riguarda coloro che in questi anni hanno difeso a modo loro, la sanità pubblica. E meno che mai riguarda coloro che hanno subito tutti i tagli possibili. Ci mancherebbe altro che fosse San Sebastiano responsabile del suo supplizio. E’ legittimo che i contro-riformatori abbiano le loro idee ma per favore prendetevene interamente la responsabilità. Se stiamo come stiamo è solo colpa vostra.
 
· In secondo luogo l’altra affermazione “non esiste alcun piano occulto di smantellamento del Servizio sanitario nazionale”. De-finanziamento, terzo settore, mutue, non so se fanno parte di un piano premeditato so però che funzionano come se questo piano ci fosse eccome. Non dico altro. Personalmente lo trovo financo un piano scellerato ma ben congegnato.
 
· In terzo luogo l’altra affermazione non esiste “un programma esplicito per difendere un modello equo e universalistico di sanità pubblica da consegnare alle future generazioni”. E’ falso, esiste una proposta organica che si chiama “Quarta riforma” (fino ad ora scaricata da quasi 10000 lettori di Quotidiano Sanità) come esistono tante proposte che puntano a cambiare il sistema senza per questo snaturarlo. Insomma non giustificatevi supponendo l’imbecillità sociale. Non funziona.
 
Tornando a bomba: perché mai il mio amico Cartabellotta non ha pensato nella sua benignità democratica nel rispetto dello spirito sovrano dell’evidenza, del cui valore dogmatico, lui è il primo assertore, di confrontarsi nella sua conferenza con ciò che è fuori ed oltre il pensiero suo del Pd e di Sacconi? La mia risposta è semplice: ciò che si vuole negare non ha diritto di esistere e se qualcosa non ha diritto di esistere va semplicemente ammazzato…cioè ignorato. E questo per la sanità non è bene.
 
Morale della favola: i nuovi contro riformatori non sono solo quelli che vogliono tornare indietro ma sono quelli che vogliono impedire agli altri di andare avanti.
 
Ivan Cavicchi

Ivan Cavicchi

06 Marzo 2017

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