Dalla diagnostica dal medico di famiglia alla farmacia dei servizi. La rivincita del “territorio”

Dalla diagnostica dal medico di famiglia alla farmacia dei servizi. La rivincita del “territorio”

Dalla diagnostica dal medico di famiglia alla farmacia dei servizi. La rivincita del “territorio”
Diagnostica dal medico di famiglia e più servizi e opportunità assistenziali in farmacia, sono due nuovi asset per l’ampliamento dell’offerta sanitaria extra ospedaliera, verso le quali si dovrebbe guardare con maggiore ottimismo (il che non vuol dire non continuare a vigilare affinché le cose siano fatte bene) e come segnale inequivocabile che il Ssn riesce comunque a innovarsi sperimentando nuove strade di risposta ai nuovi bisogni di salute.

“Sono pochi”, “sono inutili”, “non è questa la priorità”. Non sono mancate, come ovvio, le critiche alla decisione del ministro Speranza di investire una quota (235 milioni) dei fondi per l’edilizia sanitaria per l’acquisto di apparecchiature diagnostiche di primo livello da affidare ai medici di famiglia (ma la proprietà resta della Asl che le acquisterà), con l’obiettivo dichiarato di contribuire all’abbattimento dei tempi di attesa.
 
E sempre in queste settimane si registra un altro investimento per dare finalmente il via alla sperimentazione della farmacia dei servizi con uno stanziamento iniziale di 36 milioni in 9 Regioni e con l’obiettivo, questo almeno l’auspicio di una serie di mozioni bipartisan approvate alla Camera, di estendere la sperimentazione in tutte le Regioni.
 
Due, forse piccoli ma molto emblematici, segnali di attenzione concreta a quello che da anni chiamiamo “territorio”, intendendo l’insieme dei servizi e delle persone che offrono assistenza sanitaria fuori dall’ospedale.
 
Un luogo, non luogo, che nel tempo abbiamo cercato di identificare meglio, affibbiandogli a volte sigle poco comprensibili (AFT, che sta per “aggregazioni funzionali territoriali” o UCCP, che sta per “unità complesse di cure primarie”) o inventando nomi più accattivanti come “Case della Salute”.
 
Ma al di là dei nomi (e personalmente ritengo che sarebbe meglio se tornassimo ad usare il vecchio termine “Poliambulatorio” per indicare il presidio sanitario alternativo all’ospedale dove ognuno di noi possa trovare tutto quello che gli serve, dal medico di famiglia allo specialista, passando per l’infermiere e lo psicologo), queste due mosse segnano indubbiamente un cambio di passo concreto per rilanciare il campo sanitario “extra mura”.
 
Si potrà osservare, come abbiamo visto, che 235 milioni per la platea dei medici di famiglia italiani non sono poi così tanti, che occorrerà stare attenti nel contemplare modalità e termini dell’intervento diagnostico da parte di “un non specialista” per evitare errori e anche possibili ripercussioni in termini di responsabilità professionale, oppure che non basteranno queste piccole apparecchiature diagnostiche a sconfiggere le liste d’attesa….tutto vero ma anche tutto risolvibile e soprattutto affrontabile.
 
Come tutte da verificare saranno l’effettiva funzionalità e utilità dell’ampliamento delle funzioni delle farmacie convenzionate con il Ssn (pubbliche e private) che il legislatore auspicò addirittura dieci anni fa (la legge sulla farmacia dei servizi risale infatti al 2009), ma resta indubbio che non “sfruttare” la rete capillare delle 20 mila farmacie italiane per dare loro compiti extra, rispetto a quello tradizionale della dispensazione del farmaco, sarebbe un grave errore.
 
Diagnostica dal medico di famiglia e più servizi e opportunità assistenziali in farmacia, sono quindi due nuovi asset per l’ampliamento dell’offerta sanitaria extra ospedaliera, verso le quali si dovrebbe, una volta tanto, guardare con maggiore ottimismo (il che non vuol dire non continuare a vigilare affinché le cose siano fatte bene) e come segnale inequivocabile che il Ssn riesce comunque a innovarsi sperimentando nuove strade di risposta ai nuovi bisogni di salute.
 
Cesare Fassari

Cesare Fassari

16 Novembre 2019

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