Entro il 2100 la popolazione Ue scenderà dell’11,7%, continuando a invecchiare. Il Report della Commissione Europea

Entro il 2100 la popolazione Ue scenderà dell’11,7%, continuando a invecchiare. Il Report della Commissione Europea

Entro il 2100 la popolazione Ue scenderà dell’11,7%, continuando a invecchiare. Il Report della Commissione Europea

La Commissione europea ha pubblicato il terzo Rapporto sulla trasformazione demografica nell’Unione europea. La popolazione UE, oggi pari a 450,6 milioni di persone, è destinata a scendere a 445 milioni nel 2050 e a 398,8 milioni nel 2100. Allo stesso tempo, gli europei vivono più a lungo: l’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto 81,5 anni nel 2024. IL REPORT

Oggi l’UE conta 450,6 milioni di abitanti, ma le proiezioni indicano un calo a circa 445 milioni nel 2050 e a 398,8 milioni nel 2100, con una diminuzione complessiva dell’11,7%. La Commissione europea ha pubblicato il terzo Rapporto sulla trasformazione demografica nell’Unione europea, evidenziando sfide e opportunità di un cambiamento che riguarda competitività, innovazione, coesione sociale e sviluppo sostenibile. Secondo il Rapporto, elaborato dal Joint Research Centre, la popolazione europea ha raggiunto il proprio picco, ma si sottolinea che, se affrontata per tempo e con politiche adeguate, la trasformazione demografica può diventare una leva per rafforzare la resilienza dell’Europa.

Popolazione in calo, ma europei più longevi

Il dato demografico più evidente è il progressivo invecchiamento della popolazione. L’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto 81,5 anni nel 2024, a conferma dei progressi ottenuti in ambito sanitario, nelle condizioni di vita e nel benessere sociale.

Entro il 2050, quasi un terzo della popolazione dell’Unione europea avrà 65 anni o più. Inoltre, l’età mediana è destinata ad aumentare di circa 6,6 anni tra il 2025 e il 2100. La trasformazione è particolarmente marcata anche tra gli ultraottantenni: oggi rappresentano il 6% della popolazione UE, ma questa quota dovrebbe salire al 15% entro il 2100.

Le sfide per lavoro, sanità e finanze pubbliche

Il calo e l’invecchiamento della popolazione europea producono effetti diretti sul mercato del lavoro, sui sistemi sanitari, sull’assistenza di lungo periodo e sulle finanze pubbliche. La Commissione segnala rischi legati alla carenza di manodopera, alla pressione sui bilanci pubblici, ai sistemi di cura, all’istruzione, alla formazione e alla coesione regionale.

Il Rapporto evidenzia che circa il 20% della popolazione europea in età lavorativa non lavora. Nel 2024, circa 37,9 milioni di donne tra i 20 e i 64 anni risultavano disoccupate o inattive, mentre 8 milioni di giovani non erano impegnati in lavoro, istruzione o formazione. A questo si aggiunge la contrazione della popolazione in età lavorativa, tra 15 e 64 anni, che dovrebbe ridursi di 1,2 milioni di persone all’anno tra il 2025 e il 2050.

Partecipazione al lavoro e competenze al centro della risposta

Per la Commissione, una delle risposte principali al cambiamento demografico consiste nel riportare al lavoro le fasce inattive della popolazione e rafforzare la partecipazione, in particolare di donne, giovani e lavoratori più anziani.

Chiudere il divario occupazionale di genere, dotare i giovani di competenze adeguate e consentire ai lavoratori più anziani di restare attivi, se lo desiderano, sono indicati come elementi essenziali per sostenere crescita economica e prosperità sociale.

Il Rapporto segnala anche che l’occupazione tra le persone di 55-64 anni è aumentata negli ultimi anni: tra il 2016 e il 2025 la crescita è stata di 13,5 punti percentuali per le donne e di 12,2 punti per gli uomini.

Sanità e assistenza: cresce la domanda di cura

L’invecchiamento della popolazione avrà un impatto rilevante anche sui bisogni di salute e di assistenza. Secondo la Commissione, il passaggio verso una società della longevità aumenterà la domanda di servizi sanitari e di long-term care. Il numero di persone che avranno bisogno di supporto dovrebbe crescere da 36 a 48 milioni entro il 2070, mentre la quota degli over 80 è destinata a raddoppiare. Questi trend rappresentano una sfida fiscale e organizzativa, ma possono anche stimolare innovazione e maggiore efficienza nei sistemi di cura.

La silver economy come opportunità

La Commissione invita a guardare alla longevità non solo come a un fattore di pressione sui sistemi pubblici, ma anche come a una possibilità di sviluppo economico e sociale. Vite più lunghe e in migliore salute ampliano le opportunità di realizzazione personale, partecipazione civica e contributo alla società anche oltre le età tradizionalmente associate al pensionamento. Questo scenario alimenta la crescita della silver economy, un mercato in espansione di prodotti e servizi pensati per bisogni e aspirazioni delle persone anziane.

Secondo il Rapporto, la longevità può aprire nuove opportunità di crescita e occupazione, favorendo innovazione in ambiti come sanità, tecnologia e servizi finanziari.

Migrazione qualificata, ma priorità a upskilling e reskilling

La Commissione sottolinea anche il ruolo della migrazione qualificata nel rispondere alla carenza di manodopera. L’attrazione di talenti da fuori dell’Unione può sostenere settori chiave, rafforzare l’innovazione e compensare in parte gli effetti dell’invecchiamento.

Tuttavia, il Rapporto chiarisce che la priorità deve restare il rafforzamento delle competenze di chi già vive nell’UE, attraverso percorsi di upskilling e reskilling.

Le politiche europee per affrontare il cambiamento demografico

La Commissione ricorda che l’UE sta aiutando gli Stati membri ad affrontare il cambiamento demografico attraverso un insieme di politiche dedicate alle diverse fasi della vita. Al centro c’è il Demography Toolbox, adottato nell’ottobre 2023 e accolto dagli Stati membri, pensato per aiutare autorità nazionali, regionali e locali a integrare le tendenze demografiche nelle politiche pubbliche.

Tra le iniziative richiamate figurano il Piano europeo per l’housing accessibile, la Strategia per l’equità intergenerazionale, la Strategia europea contro la povertà, l’Union of Skills, la Strategia europea per l’assistenza, la visione di lungo periodo per le aree rurali e l’iniziativa Harnessing Talent, rivolta alle Regioni colpite dal declino della popolazione in età lavorativa.

La proposta della Commissione per il prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 include inoltre il cambiamento demografico tra gli obiettivi dei Piani di partenariato nazionali e regionali.

Šuica: “Le politiche europee devono cambiare insieme alla popolazione”

Dubravka Šuica, Commissaria per il Mediterraneo, sottolinea che la trasformazione demografica non può più essere considerata un tema isolato. “La popolazione europea sta cambiando e le politiche europee devono cambiare con essa. Viviamo più a lungo e in salute rispetto al passato: uno dei nostri più grandi risultati. Ma il cambiamento demografico sta rimodellando le nostre società, le nostre economie e i nostri mercati del lavoro, e dobbiamo agire ora per trasformare questa trasformazione in un’opportunità”, ha detto.

Secondo la Commissaria, il Rapporto fornisce le evidenze necessarie per aiutare gli Stati membri a prepararsi al futuro. “La demografia non è più una questione a sé stante: deve far parte di ogni grande decisione politica. Investendo in competenze, cura, talenti, produttività e coesione regionale, possiamo rafforzare competitività, resilienza e benessere dell’Europa per i decenni a venire”, ha concluso.

14 Luglio 2026

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