Fondi sanitari privati? Cgil: per gli italiani sarebbe un infelice “passo indietro”

Fondi sanitari privati? Cgil: per gli italiani sarebbe un infelice “passo indietro”

Fondi sanitari privati? Cgil: per gli italiani sarebbe un infelice “passo indietro”
Lo pensano Vera Lamonica e Stefano Cecconi che hanno affrontato il tema alla luce delle ultime analisi del Censis presentate nei giorni scorsi a Roma. Per i due sindacalisti non è questa la risposta  per rispondere alla nuova domanda di salute e alla sostenibilità del sistema sanitario.

Secondo l’ultima ricerca di RBM Salute e Censis,2 i tagli al servizio sanitario, tempi di attesa troppo lunghi e, soprattutto l’aumento dei ticket, hanno spinto 12 milioni di italiani a rivolgersi al privato. Mentre almeno 9 milioni di cittadini avrebbero rinunciato a curarsi. La dura analisi condotta dalla ricerca è condivisibile e conferma preoccupazioni già espresse anche dalla Cgil3.
 
Quello che non convince è la soluzione proposta: incentivare i fondi sanitari privati per compensare la ritirata del servizio sanitario pubblico. Infatti:
1. la tutela della salute e le cure sanitarie sono diritti fondamentali, non a caso sanciti in Costituzione: se fossero affidati al mercato assicurativo, come dimostrano le esperienze in altri paesi, crescerebbero ingiustizie e esclusioni ancora più gravi.
2. per gli italiani sarebbe un infelice passo indietro: ricordiamoci delle “vecchie mutue”, carrozzoni all’origine del debito pubblico, che curavano in modo diseguale i cittadini (male o, più o meno, bene a seconda della mutua di appartenenza). Così alle gravi differenze tra regioni del paese ora si aggiungerebbero le differenze per fondo privato di appartenenza.
 
 
Invece di sostituire il SSN, i fondi sanitari privati potrebbero offrire una copertura ai tanti cittadini costretti a spendere “di tasca propria” (si dice “out of pocket”) quasi 30 miliardi ogni anno.
 
Vera Lamonica, Segretaria confederale Cgil
Stefano Cecconi, Responsabile Politiche della Salute  Cgil
 
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15 Giugno 2013

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