In Cile si è scritta una nuova costituzione. Il nostro viaggio per capirne la portata e le novità in attesa del voto del 4 settembre

In Cile si è scritta una nuova costituzione. Il nostro viaggio per capirne la portata e le novità in attesa del voto del 4 settembre

In Cile si è scritta una nuova costituzione. Il nostro viaggio per capirne la portata e le novità in attesa del voto del 4 settembre
In questi ultimi giorni a Santiago del Cile si è finito di redigere una nuova carta costituzionale che dovrà essere sottoposta a votazione il 4 di settembre. Il nuovo testo costituzionale assicura il diritto delle donne a vivere una vita libera dalla violenza, l’autonomia sul proprio corpo, i diritti sessuali e riproduttivi, il riconoscimento del lavoro di cura. Un trattamento dignitoso e paritario davanti alla legge. Tra i 21 articoli spicca il principio di prevenzione per l’eradicazione della violenza contro le donne, del dissenso e delle diversità di genere, in tutte le sue manifestazioni.

Come Progetto Cile di AMSI, UMEM e Uniti x Unire negli ultimi due mesi abbiamo ricercato sul campo della capitale, Santiago. Abbiamo incontrato personalità della salute e della politica legate ai diritti delle donne. Il Progetto si è infatti concentrato in particolare sul Gender, in un Paese dove si è finito in questi giorni di redigere una nuova carta costituzionale, da parte di una specifica Assemblea Costituente situata nella sede che precedentemente era del Congresso (detta “Ex Congreso”). La nuova Costituzione dovrà essere approvata o respinta il 4 di settembre in un apposito plebiscito; questa prevederebbe significative novità per i diritti di Genere (tra i quali il diritto all’interruzione di gravidanza) oltre che per le comunità indigene, vediamo quali.

Pìa Urrutia, Psicologa, Psicoterapeuta e attivista femminista del centro psicoterapico CIDEM, ma anche docente e ricercatrice nelle tematiche del Genere e dei Diritti Umani all’Università di Valparaiso è legata al movimento “verde” argentino per il diritto all’aborto, segnala però anche quello “viola” cileno, attraverso il testo Por una Constituciòn Feminista della giovane Sofìa Esther Brito.

Il CIDEM fornisce assistenza alle donne che intendono abortire (pratica non ancora perfettamente legale in Cile, lo diverrebbe in caso di svolta costituzionale), a quelle che stanno per separarsi (la legge sul divorzio risale al recente 2004) oltre che, naturalmente, alle vittime di abusi sessuali, violenza domestica, alle sopravvissute a tentativi di Femminicidio. Alcune donne vengono aiutate e possono usufruire di alcuni servizi gratuitamente, ma il CIDEM si trova in realtà nel quartiere più benestante di Santiago (il “barrio” del Golf), che non ha nulla da invidiare ai migliori europei e statunitensi. Si deve pertanto pagare, poiché la Salute in Cile è privata. Un punto che potrebbe cambiare con la nuova Costituzione.

Nei confronti della politica, la professoressa Urrutia e il suo collettivo nutrono forti dubbi: “In politica si debbono fare coalizioni, accordi, alleanze, compromessi. Noi preferiamo lavorare in collettivi di donne all’interno dei posti di lavoro; collettivi di donne psicologhe; collettive di donne operaie etc. I partiti sono fortemente gerarchizzati, in primis il Partido Comunista che pure esprime Camila Vallejo Dowling. Ma Vallejo è rispettata nel Paese come femminista, non come comunista. I partiti non hanno alcuna credibilità. Lo stesso si può dire dei leader Mapuche in Assemblea Costituente per i loro temi”.

A questo proposito per Beatriz Sanchez, oggi costituente nell’Assemblea (Convención Constitucional), ed ex candidata alla Presidenza nel 2017 (prese il 20% dei voti): “L’Unidad Popular fu un fenomeno molto rivoluzionario e innovatore. Questa Assemblea Costituente segue allo stesso modo una linea innovatrice in ambito istituzionale. Si rompono del tutto i legami con il golpe Pinochet e la dittatura militare, si rompe una tradizione politica cilena. Questa nuova generazione è andata al Governo, ma noi in Assemblea costituente apriamo un mondo: non più solamente la lotta classista, bensì l’apertura ai Popoli Indigeni, per un vita più felice si destruttura la mentalità precedente. Non è una coincidenza che questo avvenga nel Paese che fu dell’Unidad Popular”.

Infine, è Camila Musante, deputata del Congresso a entrare nello specifico delle novità per le donne e la comunità LGBTIQA+ che verrebbero introdotte dal nuovo testo: “La democrazia nel nostro Paese non ha senso se non sono rappresentati settori fondamentali della nostra società.  Quando parliamo di democrazia femminista, parliamo di integrazione di gruppi e comunità storicamente emarginati.  Parità, l’integrazione delle popolazioni indigene; della nostra comunità LGBTIQA+; delle persone che hanno qualche tipo di disabilità.  Senza tutti questi gruppi integrati negli spazi decisionali non abbiamo davvero una democrazia. La nuova costituzione arriva a garantire una democrazia che non escluda nessuno.  Garantisce una prospettiva di genere nel governo, nella legislazione e nella giustizia”.

“D’altra parte – conclude Musante – il nuovo testo costituzionale assicura il diritto delle donne a vivere una vita libera dalla violenza, l’autonomia sul proprio corpo, i diritti sessuali e riproduttivi, il riconoscimento del lavoro di cura.  Un trattamento dignitoso e paritario davanti alla legge. Tra i 21 articoli della bozza della nuova Costituzione spicca il principio di prevenzione per l’eradicazione della violenza contro le donne, del dissenso e delle diversità di genere, in tutte le sue manifestazioni e ambiti all’interno del Sistema di Giustizia;  il diritto a un’educazione sessuale completa;  il diritto di decidere liberamente, autonomamente e in modo informato sul proprio corpo, sull’esercizio della sessualità, sulla riproduzione, sul piacere e sulla contraccezione;  e il riconoscimento e la protezione statale di tutte le famiglie nelle loro varie forme, espressioni e modi di vita, non essendo limitate a legami esclusivamente filiali e consanguinei”.

Lorenzo Proia

Lorenzo Proia

01 Luglio 2022

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