In Europa sempre meno figli. Dai quasi 8 milioni di neonati nel 1964 ai 5 milioni del 2015. E l’Italia è il Paese dove si nasce di meno

In Europa sempre meno figli. Dai quasi 8 milioni di neonati nel 1964 ai 5 milioni del 2015. E l’Italia è il Paese dove si nasce di meno

In Europa sempre meno figli. Dai quasi 8 milioni di neonati nel 1964 ai 5 milioni del 2015. E l’Italia è il Paese dove si nasce di meno
I dati Eurosta a marzo 2017 parlano chiaro: la tendenza europea è a un calo dei tassi di natalità e fertilità, cui fa riscontro l'aumento dell'età media delle mamme al primo parto e l'aumento dell'aspettativa di vita. L'Italia è ultima per tasso di natalità con 8 nati vivi su mille abitanti, contro una media europea di 10 nati per mille.

L’Italia è il fanalino di coda nella Ue per natalità. Il tasso (il numero di nati vivi per 1.000 abitanti) registrato dall’ultima rilevazione Eurostat di marzo 2017 è nel 2015 uguale a 8, contro una media dell’Ue a 28 di 10 e dell’Ue a 19 di 9,7 e rispetto al massimo registrato in Turchia di 16,9. E l’Italia risulta ultima in classifica anche rispetto al numero di nati vivi per 1.000 abitanti (si ferma a 8,01, sempre in fondo alla classifica).
 
Fare figli non sembra un’attività nazionale. Tanto è vero che anche rispetto all’età media delle donne alla prima nascita il nostro Paese è in fondo alla classifica con 31,7 anni, superato solo dalla Svizzera con 31,8 e dalla Spagna con 31,9. In questi due Paesi però il tasso di natalità è rispettivamente di 10,5 e di 9.
 
Anche rispetto al tasso di fertilità (il numero medio di figli per donna in età fertile) l’Italia è in basso alla classifica. Raggiunge infatti appena 1,35 e fanno peggio solo ancora una volta la Spagna con 1,33 e il Portogallo con 1,31. In questa classifica l’Ue a 28 registra una media di 1,58 e a 19 di 1,56 e la prima in classifica è ancora una volta la Turchia con 2,14 figli in media per donna.
 
In compenso però l’aspettativa di vita è più alta e in queste classifiche – quella dell’aspettativa alla nascita e quella dell’aspettativa a 65 anni – l’Italia “che invecchia” è ai primi posti.
 
L’aspettativa di vita alla nascita infatti è di 83,2 anni, superata di poco solo da Svizzera e Spagna con 83,3, mentre a 65 anni in Italia ce ne sono altri 21,2 di aspettativa di vita contro, verso l’alto, i 21,3 della Svizzera, 21,5 della Spagna e 22 della Francia (questa con una aspettativa di vita alla nascita di 82,8 anni).
Valori ben superiori alle medie dell’Ue a 28 e dell’Ue a 19, dove rispettivamente l’aspettativa di vita alla nascita è di 80,9 e 82 anni e a 65 anni di 20 e 20,7 anni.
 
Si nasce poco, quindi, e si vive di più, anche quando si raggiungono età più avanzate. Un dato questo che conferma la necessità di revisione di un modello di assistenza, necessariamente da orientare verso le condizioni di vita più anziane e con forme di cronicità e di pluripatologie legate all’età.
 
In realtà il tasso di natalità dal 2004 al 2015 è calato pressoché in tutti i Paesi Ue. In Italia del -1,8 e c'è anche chi ha registrato cali maggiori: -2,1 in Romania e Liechtenstein, -2,3 in Albania. In questi Paesi tuttavia il tasso di natalità 2015 resta più alto di quello italiano che, come abbiamo visto, è il più basso in assoluto.
 
Unici Paesi dove il tasso di natalità è aumentato tra il 2004 e il 2015 sono Russia con +2,9 (è a 13,3 nel 2015), Latvia e Lituania con +2, Slovenia +1 e tra +0,9 e +0,1 Repubblica Ceca, Svizzera, Svezia, Polonia, Germania, Slovacchia, Malta, Estonia e Bulgaria.
 
L’analisi che Eurostat fa dei dati a livello generale, invece, sottolinea che nel 2015 sono nati nella Ue 28 5,1 milioni di bambini, con un tasso di natalità di 10,0. Era pari a 10,6 nel 2000, 12,8 nel 1985 e 16,3 nel 1970.
 
Durante il periodo 1961-2015, il totale annuo più alto per il numero di nati vivi nell'Ue 28 è stato registrato nel 1964, a 7,8 milioni. Da questa relativa alta fino all'inizio del 21° secolo, il numero di nati vivi nell'UE-28 è diminuito a un ritmo relativamente costante, raggiungendo un minimo di 5,0 milioni nel 2002. Poi, un leggero rialzo nel 2008 con 5,5 milioni di bambini nati, seguito da ulteriori riduzioni annuali fino al 2013 (5,1 milioni di nati vivi) e quasi nessun cambiamento nel 2014 o il 2015.
 
Negli ultimi decenni poi gli europei hanno meno figli e questo spiega in parte secondo Eurostat il rallentamento della crescita della popolazione dell'Ue 28.
Nel 2015, il tasso di fertilità totale nell'Ue 28 era 1,58 nati vivi per donna (lo stesso tasso è stato registrato nel 2014). Il tasso di fertilità dell'Ue 28 è aumentato da un minimo di 1,46 nel 2001 e 2002 all’1,62 nel 2010, successivamente seguito da un leggero calo a 1,55 nel 2013.
L'età media delle donne al momento del parto continuato a crescere tra il 2001 e il 2015, da una media di 29,0 a 30,5 anni.
 
Tra gli Stati membri dell'Unione europea, la Francia ha registrato il più alto tasso di fertilità nel 2015, con 1,96 nati vivi per donna. Al contrario, i tassi di fertilità più bassi nel 2015 sono stati registrati in Portogallo (1,31 nati vivi per donna), Polonia e Cipro (entrambi 1,32 nati vivi per donna), Grecia e Spagna (entrambi 1,33 nati vivi per donna). Nella maggior parte degli Stati membri dell'UE, il tasso di fecondità totale è diminuito notevolmente tra il 1980 e il 2000-2003: entro il 2000, i valori erano caduti sotto 1,30 in Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Spagna, Italia, Lettonia, Slovenia e Slovacchia. Dopo aver raggiunto il punto più basso tra il 2000 e il 2003, il tasso di fecondità totale è aumentato nella maggior parte degli Stati membri e nel 2015, tutti erano sopra 1,30.
 
Quasi la metà (45,9%) dei bambini nati nell'UE-28 nel 2015 erano primogeniti, con in testa oltre il 50% in Lussemburgo, Romania, Portogallo, Spagna, Malta e Bulgaria. Al contrario, le percentuali più basse sono state registrate in Irlanda (37,8%), Regno Unito (39,8%) e Finlandia (41,3%).
 
Nell'Ue 28, più di un terzo (36,0%) di tutti i nati vivi nel 2015 erano secondo geniti e  poco più di un decimo (12,2%) terzo geniti. Il restante 5,9% riguarda i figli dal quarto in poi con in testa la Finlandia (9,7%), seguita da Irlanda (9,3%) e Regno Unito (9,2%).
 

16 Marzo 2017

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