Istat: a rischio povertà ed esclusione sociale il 28,9% dei residenti in Italia. Più a rischio nel Sud, famiglie numerose e stranieri

Istat: a rischio povertà ed esclusione sociale il 28,9% dei residenti in Italia. Più a rischio nel Sud, famiglie numerose e stranieri

Istat: a rischio povertà ed esclusione sociale il 28,9% dei residenti in Italia. Più a rischio nel Sud, famiglie numerose e stranieri
Il dato è comunque in leggera diminuzione rispetto al 2016. Il valore per l’Italia si mantiene inferiore a quello di Bulgaria (38,9%), Romania (35,7%), Grecia (34,8%) e Lituania (29,6%) ma è di gran lunga superiore a quello di paesi come Repubblica Ceca (12,2%), Finlandia (15,7%) e dei paesi europei più grandi come Francia (17,1%) e Germania (19,0%). D'altro canto cresce il reddito medio delle famiglie, soprattutto in quelle meno abbienti, che nel 2016 è stato di 30.595 euro annui (+ 2,1% in termini di potere d'acquisto). IL RAPPORTO.

Poco meno di tre residenti in Italia su dieci sono a rischio povertà o esclusione sociale e un residente su dieci vive in condizioni di grave deprivazione materiale. Lo rileva l’Istat nel suo rapporto sulle condizioni di vita e i redditi delle famiglie pubblicato ieri.  
 
Nel 2017 si stima infatti che il 28,9% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o di esclusione sociale secondo la definizione europea, anche se il dato è in miglioramento rispetto al 2016 (30,0%).
 
All’interno di questo aggregato risulta pressoché stabile al 20,3% la percentuale di individui a rischio di povertà (era 20,6% nell’anno precedente) mentre si riducono sensibilmente i soggetti che vivono in famiglie gravemente deprivate (10,1% da 12,1%), come pure coloro che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (11,8%, da 12,8%).
 
Nel 2017, il 20,3% (valore pressoché stabile rispetto al 20,6% del 2016) delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà, cioè fa parte di famiglie il cui reddito disponibile equivalente nel 2016 (anno di riferimento dei redditi) è inferiore alla soglia di rischio di povertà pari a 9.925 euro (il 60% della mediana della distribuzione individuale del reddito disponibile equivalente).
 
Il valore per l’Italia si mantiene inferiore a quello di Bulgaria (38,9%), Romania (35,7%), Grecia (34,8%) e Lituania (29,6%) ma è di gran lunga superiore a quello di paesi come Repubblica Ceca (12,2%), Finlandia (15,7%) e dei paesi europei più grandi come Francia (17,1%) e Germania (19,0%).
 
I più a rischio nel sud, con famiglie numerose e stranieri
Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (44,4%), seppur in diminuzione rispetto al 2016 (46,9%). Il rischio è minore e in calo nel Nord-est (16,1% da 17,1%) e, in misura meno ampia, nel Nord-ovest (20,7% da 21,0%). Nel Centro la quota è stabile al 25,3%.
 
Le famiglie con cinque o più componenti, pur registrando un miglioramento, si confermano le più vulnerabili al rischio di povertà o esclusione sociale (42,7%; era il 43,7% nel 2016). L’indicatore peggiora sensibilmente (+5,4 punti percentuali) per le famiglie in altra tipologia (costituite da due o più nuclei familiari).
 
Lo stesso vale per coloro che vivono in famiglie con almeno un cittadino straniero il rischio di povertà o esclusione sociale è quasi il doppio (49,3%) rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani (26,5%).
 
Il reddito medio
Nel 2016, in base ai risultati dell’indagine Eu-Silc del 2017, il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 30.595 euro, circa 2.550 euro mensili (+2,0% in termini nominali e +2,1% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2015; nel 2016 la variazione dei prezzi al consumo è stata pari a -0,1%).
 
La crescita interessa tutte le fasce di reddito ma è più accentuata nel quinto di famiglie meno abbienti, dopo il marcato calo del 2015. Al netto degli affitti figurativi, si stima quindi che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero si sia ridotto da 6,3 a 5,9, pur rimanendo al di sopra dei livelli pre-crisi (nel 2007 era 5,2).
 
Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 25.091 euro l’anno (circa 2.090 euro al mese; +2,3% rispetto al 2015). Il reddito mediano cresce in tutte le ripartizioni: da +0,6% del Nord-ovest a +3,9% del Nord-est.
 
Il peso fiscale
L’aliquota media del prelievo fiscale sul reddito familiare è pari al 19,4%, stabile rispetto al 2015. Le famiglie sostenute da un solo percettore con reddito prevalente da lavoro autonomo riportano, lungo tutta la distribuzione dei redditi, aliquote medie fiscali inferiori rispetto alle restanti strutture di reddito familiare.
 
Il costo del lavoro
Il costo del lavoro dipendente risulta in media pari a 32.154 euro annui, sostanzialmente stabile rispetto al 2015. Il cuneo fiscale e contributivo è pari al 45,7% del costo del lavoro, in lieve calo rispetto agli anni precedenti (46,0% nel 2015, 46,2% nel 2014).
 
Nel 2016 il lavoro dipendente rappresenta in media la fonte di reddito individuale con il livello più elevato: 17.370 euro circa, contro una media di 15.460 euro per il lavoro autonomo e poco oltre 14.665 euro per i redditi di natura pensionistica.
 
Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (44,4%), seppur in diminuzione rispetto al 2016 (46,9%). Il rischio è minore e in calo nel Nord-est (16,1% da 17,1%) e, in misura meno ampia, nel Nord-ovest (20,7% da 21,0%). Nel Centro la quota è stabile al 25,3%.
 
Le famiglie con cinque o più componenti, pur registrando un miglioramento, si confermano le più vulnerabili al rischio di povertà o esclusione sociale (42,7%; era il 43,7% nel 2016). L’indicatore peggiora sensibilmente (+5,4 punti percentuali) per le famiglie in altra tipologia (costituite da due o più nuclei familiari).

07 Dicembre 2018

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