L’Ema è perfetta a Milano. Ecco perché

L’Ema è perfetta a Milano. Ecco perché

L’Ema è perfetta a Milano. Ecco perché
Perché l’Italia nel farma in EU è leader. Primeggiamo per produzioni (30 mld + 14 mld d’indotto) ed esportazioni (22 mld), raro primato tricolore, ricerca clinica (il 20% dei trial EU), ottimi servizi ed expertise, capacità di regolazione e gestione dell’accesso al mercato e del suo controllo

Tutti per EMA, EMA per tutti! Lo slogan dei Moschettieri di Dumas le calza alla perfezione. Circa 1000 addetti, un budget diretto di oltre 300 milioni di euro, molti di più con l’indotto sia “tecnico” sia di “ospitalità” visti i 65.000 visitatori che accoglie negli oltre 500 meeting che tiene ogni anno. Il Governo ha promesso sgravi fiscali e la Regione gli uffici più prestigiosi. Del resto già oggi il 13% circa del suo personale a Londra è italiano, quota prevalente, come molti dirigenti e il General Manager Guido Rasi.
 
Scontata, insomma, la convenienza per l’Itala e Milano ad avere l’EMA. Ma a questa servirebbe risiedere in Italia e a Milano, ai suoi fini e per i suoi risultati, quindi a beneficio degli oltre 500 milioni di europei che serve, visto il suo ruolo fondamentale per la salute di tutti noi? La collocazione ne influenza, in positivo o in negativo, efficacia e rendimento?
 
La risposta è sì. Operando in larga misura in team e network con l’esterno, il contesto circostante è un fattore importante. Un indotto qualificato ne favorisce i processi virtuosi e i conseguenti risultati. Del resto già nel 1995 il suo posizionamento a Londra fu stabilito anche in base a questa logica. Per analogia, oggi locarla in Italia sarebbe un’ottima scelta.
 
Perché l’Italia nel farma in EU è leader. Primeggiamo per produzioni (30 mld + 14 mld d’indotto) ed esportazioni (22 mld), raro primato tricolore, ricerca clinica (il 20% dei trial EU), ottimi servizi ed expertise, capacità di regolazione e gestione dell’accesso al mercato e del suo controllo.
 
L’AIFA è tra le migliori agenzie, non solo per l’elevata assistenza con la minima spesa, ma anche in settori più tecnici nei quali guida le “colleghe” EU (es.: contrasto alla contraffazione). Ed anche come regole contro conflitti d’interesse e malaffare (ce ne fossero così anche a livello locale per certi “decision makers” pubblici anche “advisor” per l’Industria…)
 
Insomma, casi etici a parte, esprimiamo professionisti di livello elevato. Le pluridecennali difficoltà ci hanno “darwinianamente” migliorato come pochi altri. I tanti e articolati marosi dell’ultimo quarto di secolo ci hanno spinto a contenere la spesa preservando la migliore assistenza con soluzioni tecniche, decisionali e negoziali molto evolute.
 
Cito tra tutte, solo come esempio emblematico, lo sviluppo dei registri web per gestione dell’appropriatezza e poi sorveglianza post-marketing, dei connessi “Managed Entry Agreements” (MEAs), sia “Outcome based” (“Risk sharing”, “Payment by Results”, ecc.) sia “Financial Based” (sconti progressivi per volumi, ecc.), e di tante altre soluzioni adottate insieme alle controparti industriali, che per tipologia e applicazione non troviamo altrove a tali livelli.
 
Insomma mettere oggi l’EMA in Italia è un po’ come mettere un’ipotetica agenzia mondiale del Calcio in Brasile, una della metallurgia nella Ruhr tedesca o una della pizza a Napoli. “Milano vicina all’Europa”, quindi, citando Lucio Dalla.
 
Per qualcuno pure troppo: a Bruxelles si domanderanno dell’antieuropeismo del partito che guida la Regione, Istituzione seconda solo allo Stato, da sempreanti EU ma che ora le offre persino il salotto di casa (il Pirellone). La volpe a guardia del pollaio?Rischia l’EMA, ottenuta Milano l’assegnazione, un contesto “istituzionalmente non amico”?
 
Ma pure la globalissima EXPO fu sostenuta dagli stessi antiglobalizzatori (quelli dei dazi, del no immigrati, no Cina, ecc.). In fondo è il solito sempiterno utilitarismo a prevalere sull’ideologia, da Kant a Russel fin giù alle sale slot del pedemonte.
 
Dumas in proposito racconta del baccalà dei protestanti inglesi a Roma, metà ‘800, monopolisti del suo import: bloccarono ogni loro predicazione perché se i cattolici si convertivano niente più “salt fish” di venerdì e in quaresima e addio ricco business. Chiosa quindi il francese: “al suono già da lontano del tintinnar della moneta, la carrozza delle convinzioni lascia sempre la strada a quella delle convenienze”. Amici di Bruxelles, “state sereni!”.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

Fabrizio Gianfrate

05 Aprile 2017

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