Medici a gettone. Bene l’Anac, ma si può fare di più

Medici a gettone. Bene l’Anac, ma si può fare di più

Medici a gettone. Bene l’Anac, ma si può fare di più
Il rapporto medico-paziente è caratterizzato dall’intuitu personae, in quanto tale fondato sulla fiducia che l’utente deve presuntivamente nutrire nei confronti di chi assume nei suoi confronti una obbligazione di mezzo, basata su una supposta efficiente assistenza alla sua salute. Un contratto che non pare affatto concluso secondo i canoni con un prestatore d’opera professionale a giornata. Da qui, l’esigenza di una ulteriore istanza dell’Anac agli stessi Ministeri destinatari della nota già inviata il 15 novembre scorso

Meraviglia favorevolmente l’iniziativa del presidente dell’Anac di sollecitare l’adozione di un decreto del Ministro della salute, da perfezionarsi di concerto con il MEF, funzionale a fare chiarezza sulla retribuzione oraria dei medici cosiddetti gettonisti.

Il fine dell’Anac è quello di pervenire ad un compenso congruo da corrispondere ovunque, ottimizzando così il percorso di “assunzione” di un siffatto (molto) particolare genere di prestatore d’opera professionale. Ciò al fine di sottrarre il servizio sanitario nazionale dall’imbarazzo della occupazione, divenuta a regime, delle cooperative create ad hoc, che tante incertezze stanno generando al sistema della salute ammalato di assenze di organico.

Una pretesa logica e ragionevole intesa a dare ordine alla spesa pubblica, offesa da pagamenti orari per necessità impellente fuori di ogni grazia di Dio, ed evitare le solite speculazioni aggressive ad un sistema sociosanitario rese possibili solo a causa dell’impossibilità conclamata dello stesso di adempiere ai compiti istituzionali, spesso salvavita.

Ciò che stupisce, abituati al puntuale operato del già presidente Cantone e alla riconosciuta capacità dell’attuale, Giuseppe Busia, è tuttavia la parzialità della sollecitazione.

Essendo infatti l’Autorità Nazionale AntiCorruzione preposta, tra l’altro, al constatare gli obblighi di trasparenza ossequiati dalla PA e alla vigilanza sul conferimento degli incarichi pubblici, ci si sarebbe atteso un richiamo alle regole che disciplinano la prestazione medicale nell’ambito del sistema pubblico.

Un principio di tutela della salute della persona che accede all’offerta pubblica che non si può affatto mettere da parte, neppure in un momento emergenziale, atteso anche il fatto che tra l’emergenza e la soluzione strutturale occorrono i tempi necessari per accedere al rispettivo impiego. Un accesso, questo, che – trattandosi di un impiego in una pubblica amministrazione – non può che avvenire esclusivamente mediante concorso (art. 97, comma 4, Cost.), con un’attenta valutazione preventiva dei titoli di idoneità a ricoprire l’incarico, tali da ammettere gli aspiranti alle prove agonistiche.

Non si comprende, quindi, l’abitudine assunta dal sistema sanitario di fare ricorso ai siffatti operatori “gettonisti”, senza peraltro alcuna valutazione sulla idoneità dei medesimi a sopportare e supportare efficacemente, rispettivamente, il peso del ruolo, spesso discontinuo e girovagante, e l’organico a tempo determinato/indeterminato nell’esercizio delle funzioni istituzionali.

In tutto questo, non dimenticando che il rapporto medico-paziente è caratterizzato dall’intuitu personae, in quanto tale fondato sulla fiducia che l’utente deve presuntivamente nutrire nei confronti di chi assume nei suoi confronti una obbligazione di mezzo, basata su una supposta efficiente assistenza alla sua salute. Un contratto che non pare affatto concluso secondo i canoni con un prestatore d’opera professionale a giornata.

Da qui, l’esigenza di una ulteriore istanza dell’Anac agli stessi Ministeri destinatari dell’anzidetta nota, quale strumento di vigilanza e tutela di un così delicato conferimento di incarico pubblico e conseguente attività prestazionale.

Ettore Jorio
Università della Calabria

Ettore Jorio

17 Novembre 2022

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