Non è la Regione che costruisce l’autonomia, è l’autonomia che costruisce la Regione

Non è la Regione che costruisce l’autonomia, è l’autonomia che costruisce la Regione

Non è la Regione che costruisce l’autonomia, è l’autonomia che costruisce la Regione

Le richieste di autonomia delle quattro Regioni rivelano un paradosso: non nascono da peculiarità territoriali ma da uno schema già definito, dove le Regioni devono solo dimostrare di possedere i requisiti amministrativi richiesti.

Ieri anche la Calabria, la regione super cenerentola, è entrata tra quelle che aspiranti a produrre l’Intesa con il Governo. Ciò senza avere maturato la dovuta conoscenza di cosa sia il regionalismo differenziato. Con il solo scopo di lanciare la palla aventi senza costruire gioco. Un po’ come la nazionale italiana oramai fuori dai circuiti mondiali.

Non è la Regione che costruisce l’intesa; è l’intesa che costruisce la Regione. È quanto emerge da una corretta analisi dell’ art 116, terzo comma, Cost., che presuppone un percorso logico preciso:

  • una Regione individua proprie specificità, ma senza fantasticare ;
  • dimostra che determinate funzioni possono essere esercitate meglio a livello territoriale. Ciò sapendo tuttavia di essere la Regione (quella calabrese) meno performativa in scrivere le leggi, e in conoscenza del diritto amministrativo;
  • negozia con lo Stato un contenuto coerente con tali peculiarità.

 Da qui nasce un’intesa diversa da quella delle altre Regioni, formalizzata con una legge approvata a maggioranza assoluta..

 Quanto sta accadendo con le quattro Regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria) dimostrerebbe tuttavia il contrario.  Sino ad oggi le uniche instanti sarebbero state in buono stato di avanzamento procedurale se non ci fosse intervenuto recentemente un no da parte del Servizio Bilancio di Camera e Senato che le ha ritenute redatte al di fuori del perimetro tracciato dalla Consulta con l’anzidetta sentenza. Una eccezione che non è propriamente equivalente ad un no secco bensì ad un invito perentorio:  “dimostratelo”.

 Al riguardo, lo ha fatto  ricordando che l’autonomia legislativa differenziata deve avvenire nel rispetto dell’art. 119 Cost., cioè del federalismo fiscale. In quanto tale le materie LEP sono trasferibili a condizione; a) della determinazione dei LEP, dei costi standard e dei fabbisogni standard; b) della capacità delle Regioni differenziate di sopportarne la sostenibilità.

 A proposito, l’organo di ausilio parlamentare richiama la sentenza n. 192/2024 e ricorda una cosa decisiva: non si trasferiscono più “materie”, ma specifiche funzioni.

 Ed è qui che viene il “bello”, che provoca una qualche tensione.

Le relazioni tecniche delle Regioni sostengono: esperienza, capacità organizzativa, efficienza e rapidità decisionale.

Il Servizio Bilancio non le nega.

Le verifica.

Per esempio, nella parte sulla protezione civile lombarda vengono riportati:

  • 76 milioni di euro di risorse regionali impiegate dal 2018 al 2024;
  • 12 stati di emergenza gestiti dal 2018 al 2025;
  • oltre 369 milioni di fondi statali coordinati;
  • oltre 2.500 interventi pubblici seguiti.

Ma questi dati non dimostrano una peculiarità territoriale.

Dimostrano una capacità gestionale. Ed è proprio qui che emerge la chiave di lettura più interessante dell’intera vicenda.

Le relazioni tecniche non sembrano infatti nascere dalle peculiarità territoriali che avrebbero dovuto giustificare l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Sembrano piuttosto costruite per dimostrare che la Regione possiede i requisiti richiesti da uno schema già definito a monte.

È una differenza tutt’altro che marginale.

In una procedura coerente con la ratio dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, la Regione individua la propria diversità e su quella costruisce l’intesa. Nelle bozze esaminate accade invece l’opposto. L’intesa individua preventivamente funzioni, condizioni e criteri e la Regione è chiamata a dimostrare di possederne i requisiti organizzativi, finanziari e amministrativi.

Non è più la diversità territoriale a generare l’autonomia. È l’idoneità amministrativa a consentirne l’accesso. Quella che in Calabria è del tutto assente.

Da qui una conclusione che può apparire provocatoria ma che trova riscontro nella sorprendente omogeneità delle relazioni tecniche predisposte da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria:

non è la Regione che costruisce l’intesa; è l’intesa che costruisce la Regione.

Il dossier del Servizio Bilancio non formula espressamente una simile conclusione. Tuttavia l’intera istruttoria sembra muoversi in questa direzione. Ogni volta che una relazione tecnica afferma che non vi saranno maggiori oneri, che non si produrranno effetti finanziari aggiuntivi o che tutto avverrà a risorse invariate, il Servizio Bilancio non si interessa alla retorica dell’autonomia. Si interessa alla prova.

Verifica.

Misura.

Chiede evidenze.

Valuta la sostenibilità.

Per questa ragione il suo intervento assume un significato che va ben oltre la mera verifica contabile. Esso finisce per interrogare la stessa logica dell’operazione. Le quattro Regioni stanno realmente costruendo intese differenziate sulla base delle rispettive peculiarità oppure stanno dimostrando, attraverso percorsi istruttori pressoché identici, di possedere i requisiti necessari per accedere ad un modello di autonomia già definito?

Se fosse questa la lettura corretta, il paradosso sarebbe evidente. L’autonomia non nascerebbe dalla differenza, ma dalla conformità ad un modello. Non sarebbe la Regione a costruire la propria intesa sulla base delle sue specificità. Sarebbe l’intesa a selezionare le Regioni ritenute idonee a riceverla.

Ettore Jorio

Ettore Jorio

15 Luglio 2026

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