Per la sanità la formula giusta è “più Stato e meno Regioni”

Per la sanità la formula giusta è “più Stato e meno Regioni”

Per la sanità la formula giusta è “più Stato e meno Regioni”
Prendiamo atto che l’aziendalismo non funziona più. La soluzione sta nella formula più Stato e meno Regioni, da tradurre in agenzificazione del SSN. Un sistema che realizzi l’uniformità reale delle prestazioni nel Paese attraverso una Agenzia nazionale e 19 agenzie regionali e due facenti capo alle altrettante province autonome

In epoca di spending review – per il momento ancora teorica atteso che dovrà essere la politica a decidere quali e quanti tagli effettuare e scandirli per come necessitano – parlare di sanità è arduo.  Diventa quasi impossibile esprimersi in termini di sostenibilità, rispetto a quella attuale, per due ordini di motivi.
 
Il primo. Perché è impensabile accontentarsi della sostenibilità nelle attuali condizioni prestazionali, attesa la folla promiscua sdraiata spesso sulle barelle del 118 – rendendo, di conseguenza, non più operative le autoambulanze – che fa la ressa avanti i pronto soccorso. Quell’accesso selettivo del ricovero ospedaliero ingombrato da utenti che hanno bisogno estremo e dai “clienti” di una assistenza territoriale che li lascia soli, abbandonati a se stessi.
 
Il secondo. Una economia impossibile con 30 milioni di cittadini, otto regioni in piano di rientro, con cinque commissariate, che fanno finta che le cose vadano bene. Perché così vogliono la politica, l’Agenas, i commissari, gli advisor e i Tavoli di verifica per giustificare la loro pressoché inutile esistenza e il loro intralcio all’esercizio dell’autonomia regionale. Le cose vanno peggio di ieri, con presidi ospedalieri allo sbando perché senza risorse e senza personale, a fronte dei conti che vanno meglio (dicunt), solo perché vige la regola della spending review “stupida” del blocco del turn over.
 
Per capire quanto sia “intelligente” vantarsi di ciò, sarebbe sufficiente proporre a Sergio Marchionne piuttosto che a qualche suo omologo la ricetta di realizzare lo stesso prodotto con la metà del personale. Avremmo così inventato i migliori imprenditori “cinesizzati” in casa e le maestranze eroiche, così come sono eroi i tanti medici e sanitari ospedalieri che si fanno in tre per fare ciò che serve. Ciò accade ovunque. Ho scritto dell’assistenza allo sbando con i medici “eroi” in sciopero nella mia Cosenza (per dire ovunque!), ove di qui a molto riprenderanno legittimamente la protesta.
 
Evitiamo di fare finta di nulla. Occorre pensare oltre l’attuale. Necessita individuare sistemi nuovi, facendo tesoro di una sanità accettabile e apprezzata per le sue eccellenze, concentrate in aree ben individuate, corroborate da circa un miliardo di euro che oscilla da una parte all’altra del Paese. Basta pensare ad una Lombardia, si badi bene con 14 IRCCS, che gode di oltre 600 milioni di mobilità attiva proveniente dalle Regioni povere, come la Calabria che paga ticket per la propria inefficienza, per oltre 250milioni di euro di viaggi della speranza.
 
E’ l’aziendalismo che non funziona più. Con esso, in mano alla politica, è impossibile rimediare agli sprechi, collaborati al massimo dalle connivenze malavitose e dagli ingombri di personale non sanitario messo lì perché la sanità è da sempre ammortizzatore sociale.
La soluzione sta nella formula più Stato e meno Regioni, da tradurre in agenzificazione del SSN. Un sistema che, forte dell’universalismo consolidato, realizzi l’uniformità reale delle prestazioni nel Paese attraverso una Agenzia nazionale e 19 agenzie regionali e due facenti capo alle altrettante province autonome. Un organismo di insieme diretto da dirigenti pubblici, selezionati concorsualmente, con i naturali obblighi di risultato, funzionali ad attuare le rispettive programmazioni regionali.
 
Il DDL costituzionale non va proprio in tale senso. Va corretto, tenendo anche conto dell’interessante documento elaborato ieri dalla Confindustria. Sanità e sociale, un tutt’uno da assegnare alla competenza esclusiva dello Stato!
 
 Prof. avv. Ettore Jorio
 Università della Calabria
 Fondazione trasPArenza – Cosenza

Ettore Jorio

20 Marzo 2014

© Riproduzione riservata

L’interoperabilità dei dati sanitari può far risparmiare fino al 6,6% della spesa sanitaria. Ocse: “Ma i sistemi sono ancora troppo frammentati”
L’interoperabilità dei dati sanitari può far risparmiare fino al 6,6% della spesa sanitaria. Ocse: “Ma i sistemi sono ancora troppo frammentati”

L’interoperabilità dei dati sanitari rappresenta una delle principali leve per rendere più efficienti, sicuri e sostenibili i sistemi sanitari. Eppure, nonostante gli ingenti investimenti nella digitalizzazione degli ultimi vent’anni, la...

Screening oncologici 2025: più di un italiano su 2 non aderisce. Migliora la mammografia e frena lo screening cervicale. Resta il divario Nord-Sud
Screening oncologici 2025: più di un italiano su 2 non aderisce. Migliora la mammografia e frena lo screening cervicale. Resta il divario Nord-Sud

Sono oltre 17,7 milioni i cittadini invitati nel 2025 ai programmi di screening oncologico organizzati dal Servizio sanitario nazionale e più di 7,5 milioni quelli che hanno aderito ai controlli....

Oltre uno studente su sei presenta almeno un comportamento a rischio tra social media, gaming e gioco d’azzardo
Oltre uno studente su sei presenta almeno un comportamento a rischio tra social media, gaming e gioco d’azzardo

Più di uno studente italiano su sei tra gli 11 e i 17 anni presenta almeno un comportamento a rischio legato all'uso problematico dei social media, al gaming o al...

Incidenti stradali, 2.868 vittime in Italia bel 2025 (-5,3%) e 237.822 feriti (+1,7%). I dati Istat
Incidenti stradali, 2.868 vittime in Italia bel 2025 (-5,3%) e 237.822 feriti (+1,7%). I dati Istat

Nel 2025 il livello di mobilità è tornato ai livelli prepandemici, con una riduzione del numero delle vittime per incidentalità stradale nell’ultimo anno a fronte di un incremento degli incidenti...