Pronto soccorso sempre più intasati: 76% dei pazienti ci resta più di 2 giorni perché non c’è posto in reparto. Le proposte Simeu

Pronto soccorso sempre più intasati: 76% dei pazienti ci resta più di 2 giorni perché non c’è posto in reparto. Le proposte Simeu

Pronto soccorso sempre più intasati: 76% dei pazienti ci resta più di 2 giorni perché non c’è posto in reparto. Le proposte Simeu
Il monitoraggio della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza evidenzia che si stimano in diverse centinaia ogni giorno il numero di pazienti in barella nei PS in attesa di un posto letto nei reparti, anche per molti giorni (fino a 6), un dato destinato a peggiorare criticamente nei mesi invernali. Tra le possibili soluzioni, proposte al Ministero, la Definizione di standard omogenei per i tempi massimi di permanenza nei PS.

Una rete di rilevazione dati in tempo reale (Pronto-net) e una rosa di proposte per fronteggiare il sovraffollamento negli ospedali italiani, problema esacerbato dall’arrivo della stagione invernale. Sono le iniziative promosse dalla Società italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu), che ha costruito il sistema di monitoraggio tramite il coinvolgimento 42 ospedali metropolitani o provinciali, i più importanti di ogni regione. La prima rilevazione Pronto-Net si è tenuta fra il 16 e il 30 novembre scorsi, ma il lavoro proseguirà soprattutto nei periodi di possibile criticità.

La prima raccolta dati ha riguardato il problema del blocco dei ricoveri dai Pronto soccorso ai reparti, la causa principale del sovraffollamento dei dipartimenti di emergenza. Hanno inviato dati 42 ospedali, di tutte le regioni, con disponibilità complessiva di posti letto variabile da 190 a 1183 (media pari a 686); gli accessi nel 2014 ai 42 PS sono stati in media 70.474 (193 al giorno), compresi tra 37.682 (103 al giorno) e 106.051 (290 al giorno); il campione di ospedali considerato ha accolto nel 2014 il 10,6% degli accessi totali nei PS italiani (2.537.000 su 24.000.000).

Alle 8 del mattino di lunedì scorso (30 novembre) erano presenti nei PS coinvolti 377 pazienti in attesa di ricovero, collocati in barelle nella maggioranza dei casi, in media 9 in ogni PS (con variazione da 0 a 39 pazienti), con un tempo massimo di permanenza in barella variabile da 0 a 144 ore (media 32 ore). La proiezione del dato su tutti gli ospedali del Paese consente di stimare in diverse centinaia ogni giorno il numero di pazienti in barella nei PS in attesa di un posto letto nei reparti, anche per molti giorni (fino a 6), un dato destinato a peggiorare criticamente nei mesi invernali.

La quota di pazienti in attesa di ricovero che possono essere curati e assistiti adeguatamente in un PS, senza ricadute negative sulle funzioni primarie del servizio di emergenza, è molto variabile: dipende dalla disponibilità di spazi e di personale, dalla collaborazione delle altre strutture ospedaliere e dal tempo di permanenza. Lo standard internazionale di permanenza massima in PS di 2 ore dopo la decisione del ricovero è ampiamente sforato nel 76% nel campione oggetto dello studio, con situazioni critiche che riguardano circa 1/3 degli ospedali, in particolare quelli di alcune grandi città: Torino, Roma, Napoli e Palermo.

La questione del sovraffollamento è stata analizzata di recente dalla Simeu, nell’ambito del convegno ‘Il Pronto Soccorso e la folla’, svoltosi a Roma. I risultati sono confluiti in un documento che propone strumenti di analisi e di monitoraggio e modalità di intervento organizzativo. Il testo è stato inviato al Ministero della Salute e sarà inviato a tutti gli assessorati regionali nei prossimi giorni, come base per un’alleanza tra le istituzioni e i professionisti della salute per affrontare la situazione.

Per Simeu la causa principale è l’impossibilità di ricoverare i pazienti nei reparti degli ospedali per indisponibilità di posti letto, dopo il completamento della fase di cura in PS. Anche gli accessi inappropriati contribuiscono all’affollamento, ma solo in piccola parte (< 10%). In diversi Paesi con sistemi sanitari ad accesso universale (analoghi al SSN italiano), come la Gran Bretagna, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda, il sovraffollamento è stato affrontato negli ultimi dieci anni con interventi mirati sul sistema, normativi e gestionali. In Italia, sottolinea la Simeu, il problema non è stato affrontato in modo sistematico e ha raggiunto proporzioni insostenibili, con permanenze in PS in barella dei pazienti anche diversi giorni. Questa situazione comporta anche una grave inefficienza, per l’aumento dei tempi complessivi di degenza in ospedale e conseguente incremento dei costi.

Le principali proposte elaborate per invertire la tendenza:
♦Elaborazione di disposizioni nazionali e regionali sul sovraffollamento, con obiettivi per le regioni e per le aziende, collegati ad un sistema di incentivazioni/sanzioni, nell'ambito della costituzione di gruppi di lavoro tra istituzioni e società scientifiche sul tema del sovraffollamento, a livello nazionale e regionale;
♦Definizione di standard omogenei per i tempi massimi di permanenza nei PS, dal momento della prima valutazione medica: meno di 6 ore per il 95% dei pazienti da dimettere e da ricoverare;
♦Rilevamento regolare e trasmissione alle regioni e al ministero di alcuni indicatori relativi all’affollamento dei PS, da rendere pubblici sui siti delle aziende: tempi complessivi di permanenza in PS, tempi di processo in PS, dall’arrivo alla prima valutazione – dall’inizio della valutazione alla decisione – dalla decisione del ricovero all’invio effettivo in reparto;
♦Attivazione in ogni azienda/presidio (o anche area vasta) di una funzione centralizzata di gestione della risorsa posti letto (“bed management”) e di eventuali unità di pre-ricovero (holding units) e di pre-dimissione (discharge room)
♦Elaborazione in ogni azienda sanitaria/ospedaliera e in ogni presidio sede di PS di un piano di gestione del sovraffollamento (PGS), così come esistono i piani per il massiccio afflusso di feriti (PEIMAF).
 

03 Dicembre 2015

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