Sdo 2017: dove le deospedalizzazioni frenano e fa acqua il territorio

Sdo 2017: dove le deospedalizzazioni frenano e fa acqua il territorio

Sdo 2017: dove le deospedalizzazioni frenano e fa acqua il territorio
Gli indicatori considerati dal ministero della Salute sull’accessibilità e funzionalità dei servizi territoriali sono sei e riguardano i tassi di ospedalizzazione (più alti sono o meno sono diminuiti e meno ci sono servizi sul territorio) per il diabete non controllato, l’asma nell’adulto, l’insufficienza cardiaca da 18 a 64 anni e nei maggiori di 65, l’influenza nell’anziano e le patologie correlate all’alcool.

Sdo 2017: meno ricoveri, meno giornate di degenza. E il territorio? Come conseguenza della deospedalizzazione deve esserci un’organizzazione territoriale che le stesse Sdo analizzano in una tabella sull’accessibilità e funzionalità dei servizi territoriali che sembra non seguire non segue la geografia Nord vs Sud né il criterio delle Regioni benchmarck o di quelle in Piano di rientro. Ma che ancora in molte Regioni fa acqua.

Per capire come sta andando, Quotidiano Sanità ha elaborato una tabella che mette in risalto le differenze tra 2017 e 2016 che poi altro non sono se non il miglioramento conseguente proprio a un uso più ridotto dell’ospedale.

Gli indicatori considerati dal ministero della Salute sono sei e riguardano i tassi di ospedalizzazione (più alti sono o meno sono diminuiti e meno ci sono servizi sul territorio) per il diabete non controllato, l’asma nell’adulto, l’insufficienza cardiaca da 18 a 64 anni e nei maggiori di 65, l’influenza nell’anziano e le patologie correlate all’alcool.

Dove va sicuramente peggio è il tasso di ricoveri per influenza nell’anziano e per patologie correlate all’alcool.

I valori sembra non vogliano calare tranne che in poche Regioni. Anzi, a livello nazionale il dato medio è in aumento nel 2017 rispetto al 2016.
Per i ricoveri degli anziani il tasso ogni 100mila abitanti è aumentato in un anno di 2,61 a libello nazionale, ma è più alto dell’anno precedente tranne che i sei Regioni che hanno il segno meno: Calabria, Campania, Marche, Abruzzo, Trento e Umbria.

Ad aumentare di più è stata la Provincia autonoma di Bolzano che nel 2017 rispetto al 2016 fa registrare un tasso ogni 100mila abitanti di +37,37, seguita con +6,53 dalla Sardegna e +6,18 dalla Lombardia.

Va tutto sommato meglio per le patologie correlate all’alcool per le quali la media italiana è in aumento, ma solo di 0,12 ogni 100mila abitanti e chi è andato peggio è ancora la PA di Bolzano con +11,89 (seguita questa volta da Valle d’Aosta e Calabria rispettivamente con +8,06 e 4,89), ma di Regioni col segno meno questa volta ce ne sono 13 a partire dalla Lombardia (-0,02) fino alla Sardegna (-7,09).

In questo caso si tratta di situazioni che evidenziano la necessità del ricorso all’ospedale per bisogni sanitari di pazienti fragili che al di là della cura clinica richiedono anche una maggiore assistenza che a quanto pare sul territorio ancora scarseggia (probabilmente per le carenze dichiarate ormai da tempo di medici di medicina generale e infermieri), mentre per gli altri indicatori si tratta di patologie che richiedono un’assistenza territoriale, ma sono legate comunque di più agli aspetti clinici, anche se non per questo – ecco perché sono considerati indicatori – un maggior tasso di ospedalizzazione è giustificato.

I tassi più alti di ospedalizzazione per gli indicatori considerati si registrano per l’insufficienza cardiaca e ancora una volta nei soggetti più anziani, over 65. Il record ce l’ha questa volta il Molise con un tasso pari al +353,69 mentre la media italiana è negativa con un tasso di -32,82 e la Regione che va meglio è la Valle d’Aosta con un tasso di ospedalizzazione da un anno all’altro che registra -211,22 per 100mila abitanti. L’altra voce per quale i tassi raggiungono valori elevati è sempre l’0insufficienza cardiaca, ma questa volta  tra 18 e 64 anni. In testa c’è sempre il Molise – che probabilmente non ha previsto sufficienti misure per la deospedalizzazione di questi soggetti – ma con un valore nettamente inferiore a quello degli over 65: +111,67. E a livello nazionale il tasso è sempre negativo (quindi in generale è andata meglio), ma meno del precedente indicatore. Ci si ferma infatti a una media di -5,58 ricoveri per 100mila abitanti, ancora una volta con la Valle d’Aosta in fondo alla classifica (quindi in testa come efficienza per deospedalizzazione) con una differenza tra tassi 2016 e 2017 di -43,54.

Per l’ospedalizzazione di diabete e asma infine la situazione è relativamente stazionaria, con la media italiana di differenza tra tassi di ospedalizzazione 2016 e 2017 rispettivamente di -0,82 per il diabete e -0.99 per l’asma e con picchi nelle Regione relativamente contenuti.

Per il diabete infatti va peggio in Basilicata dove il tasso di ospedalizzazione è aumentato di +8,09, mentre sul versante opposto c’è l’Umbria con -8,34. Per l’asma invece conquista la vetta della classifica (in negativo) ancora una volta la Basilicata, ma questa volta con +3,10, va meglio di tutti ancora in Umbria con -5,42.
 

 

27 Marzo 2019

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