Spending review e farmacie

Spending review e farmacie

Spending review e farmacie
Crisi economica, riduzione della spesa pubblica. Ma anche scandali e inefficienze. In questo contesto la farmacia si trova spesso stretta tra la necessità di garantire i pagamenti delle forniture grossiste, sino ad oggi esauditi con enormi sforzi finanziari, e i pesanti ritardi di pagamento delle Asl di quanto reso ai cittadini in regime convenzionale

La precarietà dei conti della Repubblica, messa in relazione agli obblighi comunitari, impone una politica economica da lacrime e sangue. Una emorragia "organica" che metterà a dura prova il sistema dei servizi pubblici, primo fra tutti quello della salute, destinatario di tagli diretti e indotti dall'obbligo di effettuare un sano percorso di spending review.
Un dovere ineludibile, stante la necessità di eliminare ogni costo inutile e superfluo nonché di ottimizzare la spesa, che peserà tantissimo su quella farmaceutica oramai da tempo nel mirino della politica e della opinione pubblica. Ciò anche a causa degli scandali, recentemente sanzionati dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, del tipo quello riferibile al prodotto "bicefalo" Avastin-Lucentis, che ha coinvolto la Novartis e la Roche, nei confronti delle quali la Procura di Roma ha ipotizzato i reati di aggiotaggio e truffa al SSN.
 
Simili accaduti contribuiscono a generare il malcontento comune e più di un ingiustificato sospetto sulla bontà dell'assistenza farmaceutica in senso lato, facendo dimenticare quanto ci sia di buono in essa e quanto la stessa contribuisca a garantire, da circa mezzo secolo, una presenza diffusa nel territorio nazionale, a cura del sistema delle farmacie pubbliche e private. Un servizio capillare reso nell'arco delle 24 ore, senza che le medesime abbiano percepito e percepiscano alcun guadagno aggiuntivo, tanto indispensabile nei piccoli Comuni, spesso abbandonati da altri riferimenti assistenziali. Un ruolo surrogatorio del quale poco si parla, forse per non mettere il dito sulla piaga della precarietà della medicina convenzionata.
 
Si diceva, da una parte, una indispensabile riduzione dei costi di funzionamento del Servizio sanitario nazionale e, dall'altra, una ineludibile ricaduta negativa sulle risorse da destinare all'assistenza farmaceutica, vittima di una immagine impropria a causa del malcostume che invade le sfere alte della economia caratteristica, fatta eccezione per quei tristi esempi di disonestà molto privata circoscritti a quegli idioti comportamenti truffaldini tenuti da alcuni farmacisti, spesso presaghi di situazioni di definitivo collasso aziendale.
 
Una tale situazione, se dovesse andare a gravare più di quanto abbia fatto sino ad oggi sulle disponibilità economico-finanziarie da assicurare alla filiera delle farmacie, determinerà danni sistemici ineguagliabili. Saranno in tanti a chiudere e tantissimi a licenziare. Altro che farmacia dei servizi! Così facendo, le farmacie rischieranno di diventare i siti dei disservizi, determinati dall'impossibilità di garantire i pagamenti delle forniture grossiste, sino ad oggi esauditi con enormi sforzi finanziari, considerati i pesanti ritardi di pagamento delle Asl di quanto reso ai cittadini in regime convenzionale.
 
Un contesto, questo, che – unitamente a quelle gestioni di esercizi farmaceutici condotti per anni in un modo non propriamente all'altezza della necessaria e dovuta attenzione imprenditoriale – genererà una morienza di farmacie  tale da mettere in crisi altresì il mercato all'ingrosso, abituato com'era a battere reciprocamente la concorrenza attraverso una indebita generosità dell'offerta a condizioni di vendita sempre più vantaggiose per gli acquirenti, senza minimamente mettere in conto il rischio di fornitura.
 
Se dovesse accadere ciò, si toccherà il dramma con le dita in gran parte del Paese, sia per le innumerevoli farmacie resesi deboli patrimonialmente che per le collettività che saranno, di conseguenza, private del servizio efficiente goduto sino ad ora. A fronte di un siffatto pericolo, non affatto inverosimile, dovranno essere messi in campo strumenti, privati e pubblici, risolutivi della rispettiva crisi.
 
Le farmacie dovranno, nella loro generalità, porre una maggiore attenzione, rispetto a ieri, alla produzione dei loro numeri aziendali, riducendo quanto più possibile l'esposizione verso fornitori, sino ad oggi troppo dilatata al fine di generare quel cash flow utile a soddisfare pretese creditorie derivanti, di frequente, da acquisti improvvidi ovvero da investimenti avventati. Quanto a quelle ad economia più debole dovranno, invece, effettuare prima possibile un sano e attento check-up, dal quale fare emergere, alternativamente, la buona salute ovvero "la cura". Ci sarà, dunque, chi potrà stare tranquillo e chi, di contro, dovrà rintracciare la propria terapia ricostituente, chi dovrà ricorrere ai ferri chirurgici e, poi, seguire un rigido percorso riabilitativo, chi infine dovrà pensare alla propria più indolore successione.
 
Uno step irrinunciabile solo che si voglia evitare di attendere inerme la propria fine, spesso piena zeppa di azioni giudiziarie, alle quali dovere resistere invano e, quindi, temerariamente ovvero ritardare ancora di più il rinvenimento di una qualche soluzione, altrimenti irrintracciabile o individuabile con inutile ritardo.  
Quanto alla parte pubblica, intendendo per tale la necessaria azione di governo tendente alla sostenibilità del sistema della salute e al suo livello universalistico, occorrerà individuare dei precisi correttivi. Essi vanno dall'assistenza gratuita differenziata, ove alzare la soglia dell'indigente costituzionalmente inteso al quale riservare il tutto gratis oltre la quale soglia fare gravare il costo del servizio in senso progressivo, alla attuazione del c.d. federalismo fiscale. Quest'ultimo inteso nel senso di velocizzare l'ingresso della metodologia dei costi/fabbisogni standard quale strumento di finanziamento del sistema socio-sanitario, da rendere al livello più integrato possibile.
 
Da una corretta applicazione di un siffatto regime – unitamente alla implementazione della filiera dei controlli che renda più trasparente ogni livello di gestione del SSN – potranno verosimilmente liberarsi quelle risorse utili a rendere il sistema più efficiente ed efficace nonché meno bisognevole di finanziamenti, tanto da costare meno di quanto sia costato sino ad oggi nonostante l'inefficientismo di cui si è reso protagonista nella maggior parte del Paese.
 
 avv. Federico Jorio, Ph.D.
 Studio associato Jorio, Cosenza – Globalfarma, Roma  

Federico Jorio

06 Dicembre 2014

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