Spending review. Indagine Cittadinanzattiva. “Per l’81% dei professionisti della sanità incide su lavoro quotidiano”

Spending review. Indagine Cittadinanzattiva. “Per l’81% dei professionisti della sanità incide su lavoro quotidiano”

Spending review. Indagine Cittadinanzattiva. “Per l’81% dei professionisti della sanità incide su lavoro quotidiano”
L'indagine è stata effettuata tra maggio e giugno 2014. Il 72% dei professionisti conferma che è in atto una vera e propria riduzione della qualità dei servizi; il 65,3% rileva un forte aumento dei tempi di attesa ed il 61,7%, un marcato aumento dei rischi per la sicurezza.

“Altri tagli al fondo non sarebbero sostenibili né per i cittadini, né per il Ssn: si trasformerebbero in mera riduzione dei servizi, compressione dei diritti e delle tutele. Abbiamo già pagato e tanto in termini di qualità, sicurezza e accessibilità alle cure. Tra tagli alle risorse e ai servizi, peso di ticket e tasse, blocco del turn over, promosse disattese di rilancio del territorio, i cittadini fanno sempre più fatica a curarsi, soprattutto in alcune aree del Paese”. E’ l’allarme lanciato da Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

Per Aceti il nodo vero oggi “non è quanto spendiamo, ma come spendiamo e come amministriamo i servizi. In questo senso, la spending review che ci aspettiamo dovrebbe, ad esempio, aggredire le esistenti duplicazioni di centri decisionali, funzioni e strutture: assorbono risorse impropriamente e penalizzano l’equità di accesso alle cure per i cittadini. Sicurezza, qualità, tempi di accesso alle cure sono già stati compromessi dalla spending review precedente e dalle successive manovre finanziarie”.
 
Cittadinanzattiva -Tribunale per i diritti del malato ha realizzato, nel periodo maggio/giugno 2014, un’indagine che ha raccolto il punto di vista di un campione di 1438 professionisti della salute appartenenti a 15 organizzazioni di professionisti della sanità. Per oltre l’81% del campione intervistato, i tagli previsti dalle norme che si sono succedute nel tempo impattano molto sul proprio operato quotidiano, soprattutto nei casi dell’infermiere (87,6%), del chirurgo (82,3%) e del medico di laboratorio (84,1%).

Ma l’esperienza quotidiana dei professionisti evidenzia segnali allarmanti sugli effetti che i molteplici provvedimenti normativi stanno generando sull’assistenza sanitaria pubblica erogata ai cittadini. Il 72% dei professionisti conferma che è in atto una vera e propria riduzione della qualità dei servizi; il 65,3% rileva un forte aumento dei tempi di attesa ed il 61,7%, un marcato aumento dei rischi per la sicurezza.

“I dati dimostrano – sottolinea Aceti – che cittadini e professionisti vivono la stessa preoccupante realtà: si è deciso di  far quadrare i conti finora sacrificando qualità, sicurezza e accessibilità alle cure. Una strada semplice da imboccare per le Istituzioni nel breve periodo, ma che sta mostrando tutto il suo limite e pericolosità per il diritto alla salute dei cittadini, nonché per il presente e il futuro del servizio sanitario pubblico”.

Cittadinanzattiva ha quindi formulato una serie di proposte per invertire la rotta: abbandonare la logica prettamente economicistica; tornare ad investire nel Ssn riqualificandolo; rimettere soprattutto al centro delle politiche pubbliche la garanzia dell’effettività dei Livelli essenziali di assistenza con particolare riferimento alla loro accessibilità, qualità, sicurezza.

“Si può e si deve fare considerando tutto ciò – auspica Aceti – priorità nell’effettiva attuazione e implementazione del Patto per la Salute 2014-2016, che altrimenti rischia di rappresentare ancora una volta l’ennesimo esercizio di stile con nessun effetto concreto sulla vita dei cittadini”, continua Aceti. Infatti la nostra indagine ci dice inoltre che il 67% dei professionisti che opera in una azienda ospedaliera dichiara un aumentato rischio per la sicurezza dei cittadini; che il 74,2% di coloro che operano in un policlinico universitario rileva una riduzione della qualità dei servizi; che il 64,5% degli specialisti denuncia un aumento dei tempi di attesa all’interno degli ospedali pubblici”. 

10 Settembre 2014

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