Telemedicina. Ocse: “Raddoppiato il suo uso dopo la pandemia. Ma va implementata in modo sostenibile ed equo”

Telemedicina. Ocse: “Raddoppiato il suo uso dopo la pandemia. Ma va implementata in modo sostenibile ed equo”

Telemedicina. Ocse: “Raddoppiato il suo uso dopo la pandemia. Ma va implementata in modo sostenibile ed equo”
Nel report su sfide e opportunità si ricorda che prima del Covid-19, l'uso della telemedicina era limitato e frammentario. Nel 2019, solo lo 0,6% dei pazienti nei paesi Ocse utilizzava teleconsultazioni, un dato che nel 2021 è più che raddoppiato, raggiungendo l'1,4%.

Negli ultimi anni, la telemedicina ha dimostrato di essere uno strumento essenziale per garantire l’accesso alle cure, specialmente durante la pandemia di Covid-19. Un nuovo report dell’Ocse, intitolato Beyond the Pandemic: Leading Practices for the Future of Telemedicineindividua le migliori pratiche e valuta le attuali capacità dei Paesi di continuare a implementarla in modo sostenibile, delinea consolidare e ottimizzare questo strumento nel contesto post-pandemia.

Prima del Covid-19, l’uso della telemedicina era limitato e frammentario. Nel 2019, solo lo 0,6% dei pazienti nei paesi Ocse utilizzava teleconsultazioni, un dato che nel 2021 è più che raddoppiato, raggiungendo l’1,4%. Durante la pandemia, i governi hanno introdotto leggi emergenziali per promuovere la telemedicina come alternativa alle visite in presenza. Oggi, la sfida è integrare questi servizi nel sistema sanitario ordinario, garantendone sostenibilità ed equità.

Il rapporto identifica tre ambiti critici per il consolidamento della telemedicina:

  1. Misurazione e valutazione: Molti paesi mancano di dati granulari per comprendere chi utilizza i servizi di telemedicina e quali risultati si ottengono. L’Ocse raccomanda la raccolta regolare di dati dettagliati su modalità, tipo di consultazione e caratteristiche demografiche dei pazienti.

  2. Modelli di finanziamento: Sebbene la maggior parte dei paesi utilizzi il modello fee-for-service, mancano incentivi per promuovere un uso efficiente ed equo della telemedicina. Sistemi come la capitazione (adottata recentemente dal Portogallo) potrebbero garantire maggiore sostenibilità.

  3. Governance e integrazione: La frammentazione tra cure in presenza e a distanza rappresenta un ostacolo. L’Ocse sottolinea l’importanza di politiche di governance robuste e inclusive, con un coinvolgimento attivo di pazienti e operatori sanitari.

Alcuni paesi membri hanno dimostrato approcci innovativi nella gestione della telemedicina:

  • Il Canada ha introdotto codici di fatturazione dettagliati per distinguere le consultazioni telefoniche da quelle video, utilizzando questi dati per analizzare l’efficacia delle politiche di telemedicina.
  • La Francia ha lanciato il programma Etapes, che testa soluzioni di telemonitoraggio per malattie croniche e stabilisce criteri di rimborso basati sui benefici clinici.
  • La Croazia ha integrato la telemedicina nel suo sistema nazionale, consentendo un accesso facilitato agli specialisti per le aree rurali tramite piattaforme centralizzate.

L’Ocse evidenzia che l’accessibilità rimane una sfida. In molte aree rurali e tra popolazioni vulnerabili, la mancanza di infrastrutture e competenze digitali limita l’uso della telemedicina. Per affrontare queste disuguaglianze, si suggerisce di investire in formazione digitale e infrastrutture tecnologiche, come avviene in Turchia, dove un’unica piattaforma nazionale, e-Nabız, facilita l’accesso ai servizi digitali. La telemedicina non è più una soluzione d’emergenza, ma una componente essenziale del sistema sanitario moderno. Con una governance adeguata e investimenti mirati, può trasformarsi in un potente strumento per migliorare l’accesso alle cure, ridurre i costi e garantire una sanità più equa.

22 Gennaio 2025

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