Un bambino su 5 verrà al mondo senza cure mediche nel 2024. La denuncia di Save the Children

Un bambino su 5 verrà al mondo senza cure mediche nel 2024. La denuncia di Save the Children

Un bambino su 5 verrà al mondo senza cure mediche nel 2024. La denuncia di Save the Children
L’Ong lancia un appello ai governi affinché proteggano le vite di donne e bambini con un’efficace assistenza sanitaria di base, un’educazione riproduttiva e sessuale completa con relativi servizi a sostegno. ”Nel 2024 circa 24 milioni di madri partoriranno senza un medico, un'ostetrica o un'infermiera, il 22,2% avverrà al di fuori di una struttura sanitaria, con una percentuale che sale a quasi la metà nelle zone di guerra”.

Nel corso del 2024, quasi un bambino su 5 verrà al mondo senza cure mediche, con gravi rischi per i nascituri e le loro madri. Il dato arriva da Save The Children, che spiega come, secondo le stime, 28 milioni di madri partoriranno al di fuori di una struttura sanitaria. “Ciò accadrà perché i continui conflitti e i cambiamenti climatici rendono irraggiungibili i servizi essenziali per la salute materna”, argomenta l’Ong, che in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale Materna, il prossimo 5 maggio, lancia un appello sull’importanza di prendersi cura della salute materna e della salute mentale delle mamme di tutto il mondo.

Nelle zone di guerre, come nelle zone maggiormente colpite dalla crisi climatica, le bambine e i bambini sono i primi a soffrire e ciò avviene fin dalla nascita. In questi contesti, la salute materna è messa maggiormente a rischio, con il risultato che un maggior numero di bambini cresce senza una madre e che tante donne vivono con l’angoscia di perdere i propri bambini fin dal momento della nascita.

“Dalla nostra nuova analisi – aggiunge Save The Children – emerge che 24 milioni di madri partoriranno senza un medico, un’ostetrica o un’infermiera, e che più di un quinto delle nascite, ovvero il 22,2% avverrà al di fuori di una struttura sanitaria, con una percentuale che sale a quasi la metà nelle zone di guerra. All’aumento dei conflitti, dei disastri climatici e delle emergenze umanitarie, si aggiunge anche una rischiosa tendenza a dare meno importanza e una minore tutela alla salute riproduttiva e ai diritti umani. Queste cause interconnesse stanno ponendo un freno ai progressi verso un mondo in cui il parto non sia più una minaccia mortale per milioni di donne”.

In uno scenario globale in cui le guerre aumentano di anno in anno, l’analisi ha inoltre rilevato che quasi la metà delle nascite, ovvero il 44% nelle zone di guerra avviene al di fuori di una struttura sanitaria, mentre in altre aree il dato si ferma al 15%. Per le madri incinte nelle zone di guerra c’è una possibilità 3 volte maggiore di partorire senza un medico, un’ostetrica o un’infermiera.

“Fino ad un decennio fa – sottolinea Save The Children – , si rilevavano costanti progressi per garantire la salute materna a livello mondiale e raggiungere l’obiettivo fissato Nazioni Unite. Ci riferiamo al Terzo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs, Sustainable Development Goals), che prevedeva di garantire le condizioni di salute e il benessere per tutti a tutte le età, arrivando a 70 decessi ogni 100 mila nascite a livello globale entro il 2030. Attualmente, purtroppo ci troviamo in una fase di stallo. E a dimostrarlo è anche una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dello scorso anno che ha rilevato che ogni due minuti una donna muore per complicazioni dovute al parto o alla gravidanza. Inoltre, abbiamo il dovere di sensibilizzare sull’importanza di riconoscere e affrontare i rischi legati alla salute mentale materna, affinché ogni madre possa vivere una vita equilibrata, felice e sana”.

“Tutte le donne, anche nelle aree più remote e pericolose del mondo, dovrebbero avere accesso alle cure mediche e ai servizi, così come al diritto di accedere ai servizi riproduttivi e all’istruzione. È fondamentale agire ora. Se perdiamo i progressi fatti negli ultimi decenni, saranno le donne e i bambini a pagarne il prezzo”, dichiara Marionka Pohl, Responsabile globale delle politiche sanitarie e dell’advocacy di Save the Children.

03 Maggio 2024

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