Gentile Direttore,
un programma regionale di edilizia ospedaliera può trasformarsi in una sorta di bolla edilizia? E se così fosse come mai nessuno se ne è accorto in tempo? Proverò a rispondere a queste domande partendo dalla esperienza della Regione Marche. Partiamo dalla definizione di bolla edilizia che secondo la Treccani consiste nella “Speculazione sui prezzi delle costruzioni edili, che raggiungono livelli insostenibili per i percettori di redditi medi, i quali non risultano più in grado di accedere ai mutui fondiari o di onorarne la restituzione; tale fenomeno è generalmente destinato a produrre la svalutazione dei prezzi degli immobili e a esaurirsi in un arco di tempo relativamente breve.” Torneremo su questa definizione dopo aver parlato del programma di edilizia ospedaliera della Regione Marche, che sembra proprio un esempio di scuola di come si possa creare una bolla di questo tipo in una sanità regionale.
Mi è capitato in più occasioni di richiamare qui su Qs la pericolosità per i cittadini e per tutta la sanità pubblica regionale del programma di edilizia ospedaliera della Regione Marche. Si tratta innanzitutto di un programma estremamente impegnativo che prevede il completamento di tre nuovi ospedali ereditati dalle precedenti Giunte, in gravissimo ritardo con i cronoprogrammi seppur continuamente rivisti e con i costi “esplosi”, la costruzione di tre nuovi ospedali, la costruzione di sei nuove palazzine DEA e il rifacimento ex novo di un ospedale di area disagiata. I costi stimati di questo programma superano di molto il miliardo di euro, una consistente parte dei quali in attesa di una copertura. La cifra venne fatta in una dichiarazione pubblica già nel 2024 dall’Assessore ai Lavori Pubblici delle Marche. Da allora i costi stimati per i vari progetti di nuove costruzioni ospedaliere sono ulteriormente aumentati, come nel caso del nuovo ospedale di Pesaro che dai 204 milioni dell’Accordo di Programma sottoscritto un anno fa coi Ministeri della Salute e della Economia e delle Finanze sono arrivati a 300, sempre in base ad una dichiarazione dell’Assessore ai lavori pubblici.
Abbastanza incredibilmente questo programma non ha dietro un piano regolatore e che è totalmente disallineato con le indicazioni del Decreto Ministeriale (DM) 70 del 2015. Infatti, questo programma deliberato dalla Regione Marche nel 2022 con la seconda edizione del Masterplan di edilizia ospedaliera non ha alle spalle un atto che formalizzi la struttura della rete ospedaliera delle Marche in applicazione del DM 70, visto che l’ultimo atto emanato al riguardo risale al 2018 ed è costituito da una Delibera di Giunta Regionale (DGR) in cui si dice che negli ospedali delle Marche ci sono discrepanze da sanare come l’eccesso del numero di cardiologie e di terapie intensive e quindi in pratica del numero di ospedali con un DEA (13 contro i 10 da DM 70). Il citato Masterplan addirittura li aumenta a 14. Altrettanto incredibilmente questo programma non ha alle spalle alcuna analisi di sostenibilità sia in termini di costi di costruzione che di costi di gestione e di disponibilità di personale.
La bolla edilizia cui è esposta la sanità marchigiana ha alcuni punti in comune e alcune significative differenze con la definizione che dà del termine la Treccani. In comune ha il fatto che alla base c’è una speculazione (non economica ma elettorale) che riguarda una particolare tipologia di costruzioni (gli ospedali) e presenta una dimensione di insostenibiltà (sia in termini di costi di costruzione che in termini di costi di gestione e soprattutto di personale). Le differenze stanno nelle possibili conseguenze e nei tempi necessari al fenomeno per rientrare. Le conseguenze non riguarderanno solo gli immobili interessati, che più che essere svalutati in parte non saranno completati e in parte saranno largamente sottoutilizzati, ma riguarderanno anche l’insieme dei servizi sanitari e sociosanitari della Regione che risentirà dell’ulteriore sbilanciamento delle risorse della sanità marchigiana a favore della sanità ospedaliera già oggi ipertrofica e frammentata e a danno di quella territoriale già oggi vistosamente in sofferenza, a partire dai servizi nell’area della salute mentale a tutte le età come testimoniato dai dati dell’ultimo Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute. Quanto ai tempi necessari alla bolla per sgonfiarsi, saranno tempi lunghissimi, quantomeno gli anni necessari ad accorgersi della insostenibilità del programma.
Rimane la seconda domanda dell’inizio: se quello che ho scritto ha basi fondate (e le ha) come mai il programma di edilizia ospedaliera della Regione Marche va avanti con quell’altissimo rischio di trasformarsi in bolla che ho cercato di illustrare? Si tenga conto che di queste riflessioni ho messo ripetutamente e inutilmente a parte sia la Giunta e gli Assessorati e le Commissioni Consiliari competenti della Regione Marche che le Direzioni competenti del Ministero della Salute. Mi pare che da questa vicenda emerga un quadro preoccupante in cui si mescolano il populismo di chi governa e il voltarsi dall’altra parte di chi dovrebbe controllare.
Claudio Maria Maffei