Autonomia differenziata. Schillaci: “Nessun rischio per l’unità del Ssn. I Lea restano la garanzia nazionale”

Autonomia differenziata. Schillaci: “Nessun rischio per l’unità del Ssn. I Lea restano la garanzia nazionale”

Autonomia differenziata. Schillaci: “Nessun rischio per l’unità del Ssn. I Lea restano la garanzia nazionale”

Il ministro della Salute in audizione davanti alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato difende gli schemi di intesa con Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto. “Non nasceranno sistemi sanitari separati, nessuna penalizzazione per le altre Regioni”. Dall’opposizione dubbi sulle motivazioni delle richieste e sul rischio di ampliare i divari territoriali.

L’autonomia differenziata in sanità non metterà in discussione l’universalità del Servizio sanitario nazionale né determinerà una sanità “a due velocità”. È questo il messaggio lanciato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato sullo schema di intesa preliminare tra Governo e Regioni Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto relativo all’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nella materia “Tutela della salute – Coordinamento della finanza pubblica”.

Per Schillaci gli schemi di intesa non rappresentano una rivoluzione del regionalismo sanitario, ma si inseriscono in un sistema che già oggi attribuisce alle Regioni ampi poteri organizzativi e gestionali. “Le riforme delineate – ha spiegato – non modificano in modo strutturale l’assetto del regionalismo sanitario esistente, ma introducono alcune specifiche facoltà gestionali aggiuntive mantenendo fermi i vincoli nazionali sui Lea, sul finanziamento, sui criteri di riparto delle risorse, sull’equilibrio economico-finanziario e sui controlli dello Stato”.

“L’autonomia già esiste”

Nella sua relazione il ministro ha ripercorso l’evoluzione del regionalismo sanitario, ricordando come già le riforme del 1992 e la revisione del Titolo V della Costituzione del 2001 abbiano attribuito alle Regioni un ruolo centrale nella programmazione e nell’organizzazione dei servizi sanitari. Un percorso che, secondo Schillaci, ha già prodotto modelli sanitari differenti tra i territori, senza che ciò abbia messo in discussione il carattere nazionale del Servizio sanitario.

Il vero elemento di garanzia, ha sottolineato, continueranno a essere i Livelli essenziali di assistenza. “L’autonomia differenziata non può tradursi in una differenziazione dei diritti. I Lea restano il parametro nazionale uniforme che deve essere garantito su tutto il territorio”.

Le cinque funzioni trasferibili

Il ministro ha illustrato nel dettaglio le cinque funzioni previste dagli schemi di intesa.

La prima riguarda la possibilità per le Regioni di definire tariffe di rimborso e remunerazione diverse rispetto a quelle nazionali, purché gli eventuali maggiori oneri restino integralmente a carico del bilancio regionale.

La seconda attribuisce maggiore autonomia nella gestione delle risorse destinate all’edilizia sanitaria e all’ammodernamento tecnologico, senza modificare la programmazione nazionale né gli strumenti di controllo.

La terza consente l’istituzione e la gestione dei fondi sanitari integrativi, ribadendo però che questi non potranno sostituire le prestazioni garantite dai Lea.

La quarta riguarda la possibilità di destinare risorse alle aziende sanitarie per assumere personale o incrementare le prestazioni aggiuntive, ma esclusivamente entro i limiti della normativa nazionale e senza incidere sulla contrattazione collettiva.

Infine viene prevista la possibilità di riallocare economie derivanti da efficientamenti su risorse vincolate, purché sia certificato il raggiungimento degli obiettivi originari e vi sia il via libera del Comitato Lea e del Tavolo per la verifica degli adempimenti.

“Nessun vantaggio economico per le Regioni”

Uno dei punti più contestati riguarda il possibile aumento delle disuguaglianze territoriali.

Schillaci ha escluso che le nuove competenze possano alterare il sistema di finanziamento del Ssn. “Gli schemi non modificano il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, non alterano i criteri di riparto, non incidono sulla compensazione della mobilità sanitaria e non consentono alcuna trattenuta di gettito regionale”. Anche eventuali tariffe più elevate, ha precisato, dovranno essere finanziate esclusivamente con risorse regionali.

Monitoraggio rafforzato

Il ministro ha ricordato come il nuovo Sistema nazionale di garanzia e gli 88 indicatori oggi utilizzati per monitorare i Lea saranno ulteriormente rafforzati. Ha inoltre evidenziato che la legge di Bilancio 2026 prevede audit specifici per le Regioni che non raggiungeranno le soglie minime di qualità, ricordando che nel 2024 soltanto due Regioni e una Provincia autonoma risultano insufficienti in una delle macroaree di valutazione, contro le otto del 2023.

Le critiche dell’opposizione

Gran parte del confronto parlamentare si è concentrato sulle motivazioni che giustificano l’attribuzione delle nuove competenze esclusivamente a Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto.

I senatori Giorgio Giorgis, Mario Cataldi, Dolores Bevilacqua Musolino e Peppe De Cristofaro hanno contestato l’assenza di una motivazione puntuale sulle specificità territoriali che renderebbero necessario il trasferimento delle funzioni, richiamando quanto indicato dalla sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale. Al centro delle critiche anche il rischio di un “effetto calamita” sul personale sanitario e di un ulteriore ampliamento del divario tra Nord e Sud, soprattutto nelle Regioni già alle prese con gravi carenze di medici e infermieri.

La replica del ministro

Schillaci ha respinto le contestazioni, sottolineando che ogni intesa è stata preceduta da una specifica istruttoria e che le quattro Regioni presentano esigenze analoghe, da cui deriva la sostanziale uniformità degli schemi.

Il ministro ha inoltre ricordato che nessuna norma impedisce ad altre Regioni, comprese quelle del Mezzogiorno, di avanzare analoghe richieste di autonomia.

Quanto al personale sanitario, ha ribadito che gli accordi non introducono contratti regionali né consentono trattamenti economici differenziati, ma prevedono esclusivamente una maggiore flessibilità nell’utilizzo degli strumenti già previsti dalla legislazione nazionale.

Interpellato anche sul caso dei medici cubani impiegati in Calabria, Schillaci ha riconosciuto il contributo fornito da questi professionisti al servizio sanitario regionale e ha ribadito che il vero obiettivo del Governo resta quello di rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale, aggiungendo che “nulla vieta che la Calabria possa essere la prossima Regione a chiedere l’autonomia differenziata”.

13 Luglio 2026

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