Cresce il volume della ricerca sanitaria in Emilia-Romagna. Il 2025 è stato un anno record: 1.530 gli studi condotti dalla rete regionale, il dato più alto dal 2020 a oggi. Un risultato centrato soprattutto grazie alla riorganizzazione del sistema e alla messa a regime di nuovi strumenti e processi informativi.
A certificarlo il Rapporto sugli studi clinici in Emilia-Romagna elaborato da SirER, il sistema informativo regionale per la ricerca sanitaria, che fotografa un ecosistema della ricerca fortemente integrato in network internazionali avanzati e caratterizzato da un’ulteriore implementazione verso la sperimentazione farmacologica e la medicina di precisione.
Tra il 2020 e il 2025, il totale degli studi portati avanti in Regione è stato di 7.213. Di questi, 2.372 sono stati di tipo interventistico e 4.841 di tipo osservazionale. L’andamento mostra una fase di consolidamento dell’attività di ricerca tra il 2021 e il 2022, con oltre 1.380 studi, e un periodo di flessione tra il 2023 (1.112 studi) e il 2024 (1.188 ricerche), dovuta alla riorganizzazione dei Comitati etici a livello nazionale e all’introduzione del Clinical trials information system (Ctis), che ha comportato a sua volta una riorganizzazione delle attività di rilevazione. Nel 2025 la netta ripresa: grazie al progressivo riassestamento del sistema e a un possibile effetto positivo dell’implementazione dei nuovi processi organizzativi e informativi, si registra un incremento del numero di studi fino a 1.530.
L’analisi sull’anno appena trascorso mette in luce le principali evidenze circa l’impatto, la qualità metodologica e l’internazionalizzazione della ricerca emiliano-romagnola. Anzitutto, il 65,3% della totalità degli studi è di tipo multicentrico, percentuale che si attesta all’83,4% per gli studi interventistici. All’interno di questa fascia, il 68,6% delle attività vede la partecipazione nell’ambito di reti di collaborazione internazionali. L’oncologia, inclusi i tumori del sangue, si conferma l’ambito maggiormente studiato, rappresentando il 28,6% delle ricerche, seguito dalla neurologia (7,3%), dall’area cardiovascolare (6,2%) e dall’apparato muscolo-scheletrico (6,2%).
Tra le ricerche di tipo interventistico condotte nel 2025, il 66,5% riguarda la sperimentazione di farmaci. Di queste, la quasi totalità (90,5%) si concentra nelle Fasi II e III di sviluppo clinico dedicate alla valutazione dell’efficacia e dell’attività terapeutica, posizionando gli enti del Servizio sanitario regionale in una posizione rilevante nella ricerca farmacologica nazionale.
La mappatura evidenzia, inoltre, una costante crescita nell’adozione di disegni di studio a elevato valore scientifico. Nel 2025, gli studi sperimentali randomizzati hanno rappresentato il 57,6% delle ricerche interventistiche, mentre gli studi di coorte prospettici hanno costituito il 31,6% di quelle osservazionali.
Il report evidenzia anche un’importante spinta verso la medicina personalizzata: nel 2025 gli studi che hanno previsto l’utilizzo di analisi genomiche, genetiche e omiche, sono stati 179 (pari all’11,7% del totale). Parallelamente, emerge come rilevante l’attenzione rivolta alle patologie rare, a cui sono stati dedicati 208 studi sul totale dei 1.530 dell’anno (13,6%).
La qualità della ricerca regionale è sostenuta anche dall’attività dei Comitati etici territoriali, presidio fondamentale per la tutela dei pazienti che partecipano agli studi, per la qualità metodologica degli studi e per il rispetto dei requisiti normativi. Nel 2025 i Comitati hanno espresso 1.834 pareri, di cui il 98,3% favorevoli.
“Questi dati ci rendono particolarmente orgogliosi- sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi -. Gli Irccs, tutte le Aziende sanitarie e universitarie, l’intero ecosistema della ricerca sta lavorando insieme per costruire una rete regionale, capace di coniugare eccellenza scientifica, innovazione e trasferimento nella pratica clinica. Con uno sguardo particolare ai pazienti: l’elevato numero di studi dedicato alle malattie rare è, infatti, testimonianza dell’attenzione e dell’impegno del sistema di ricerca verso ambiti ad alta complessità e rilevanza clinica. Inoltre, la sinergia tra ricercatori, infrastrutture di ricerca e Comitati etici rappresenta uno dei principali fattori che consentono all’Emilia-Romagna di mantenere un ruolo di riferimento nel panorama della ricerca sanitaria”, concludono presidente e assessore.