Emilia-Romagna. Pareggio di bilancio e liste d’attesa: Opposizioni attaccano, l’assessorato smentisce

Emilia-Romagna. Pareggio di bilancio e liste d’attesa: Opposizioni attaccano, l’assessorato smentisce

Emilia-Romagna. Pareggio di bilancio e liste d’attesa: Opposizioni attaccano, l’assessorato smentisce

Dubbi sul pareggio sanitario nel 2026 annunciato dalla Giunta e timore di possibili tagli ai servizi. Nel 2025, secondo il centrodestra, sarebbero state 784.000 le rinunce alle visite. La Regione replica: “Si tratta di appuntamenti ricalendarizzati”. Confermato l’obiettivo del pareggio senza riduzioni dei servizi.

È scontro sulla sanità emiliano-romagnola dopo l’annuncio della Regione sul pareggio di bilancio entro il 2026. I capigruppo di opposizione contestano la mancanza di chiarezza sui conti e temono che l’equilibrio sia raggiunto con tagli, tasse e rinvii di spesa, denunciando anche disservizi, opacità nei bilanci e criticità su liste d’attesa e personale. Nel mirino anche il dato sulle prestazioni sanitarie: secondo il centrodestra, nel 2025 sarebbero state 784.000 le rinunce alle visite con priorità D, segnale di un sistema in difficoltà.

Replica dell’assessorato alla Sanità, chiarendo anzitutto che si tratta di rifiuti alle prime disponibilità poi ricalendarizzate, e non di rinunce definitive alle cure. La Regione difende inoltre la sostenibilità dei conti e rivendica il mantenimento dei servizi, ribadendo l’impegno sul diritto alla salute e sulla qualità del sistema.

La querelle nasce dalla conferenza stampa di ieri dei presidenti dei gruppi assembleari di opposizione Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia), Elena Ugolini (Rete Civica), Pietro Vignali (Forza Italia) e Tommaso Fiazza (Lega) per fare il punto sulle criticità della sanità regionale e chiedere chiarezza sul presunto pareggio di bilancio, annunciato il 14 aprile dal presidente Michele De Pascale e dall’assessore Massimo Fabi.

“Nel bilancio preventivo 2026, votato a fine dicembre e approvato dall’Assemblea legislativa, era infatti previsto un disavanzo sanitario di circa 200 milioni di euro, nonostante l’aumento del Fondo sanitario nazionale e l’aumento delle tasse regionali a carico dei cittadini. A distanza di pochi mesi, però, la Giunta ha dichiarato a sorpresa che il bilancio del 2026 si chiuderà in pari”, spiegano in una nota i gruppi di opposizione, che hanno quindi messo in dubbio l’attendibilità e la sostenibilità del pareggio annunciato, richiamando i dati dei bilanci preventivi delle singole Asl pubblicati pochi giorni dopo la conferenza del 14 aprile, “che complessivamente indicano un passivo di 944 milioni di euro”. Il rischio, evidenziato dai gruppi di opposizione, è che dietro l’annuncio del pareggio non vi sia un reale miglioramento della gestione sanitaria, ma una compressione dei servizi, un rinvio di spese necessarie o una maggiore pressione su cittadini e operatori.

“Quando in Commissione Sanità – ha dichiarato Elena Ugolini (Rete Civica) – sono state approvate le linee di programmazione e finanziamento delle AUSL per il 2026, ho chiesto che venisse fatta chiarezza sui singoli stabilimenti ospedalieri: sui loro costi, sui loro ricavi e sul valore della produzione. Se non è possibile conoscere il dettaglio delle singole unità operative, mi aspetterei almeno quello dei singoli stabilimenti ospedalieri. Senza questi dati, infatti, è impossibile capire quali sono i punti di forza, quali i punti di debolezza e dove si debba intervenire per migliorare. Mi è stato risposto che la Regione dal 1994 dispone di tutte le informazioni. Eppure, quando con un accesso agli atti (ex. art. 30) ho chiesto il conto economico specifico dell’Ospedale Maggiore di Bologna, che presupporrebbe l’attribuzione della quota parte dei ricavi, del finanziamento e più in generale del valore della produzione, ho ricevuto un rendiconto in cui erano riportati solo i costi”.

“La situazione è grave se non c’è chiarezza neanche su un ospedale che registra 253 milioni di costi annui. Non esiste azienda, e non esiste famiglia, che possa gestire le proprie finanze in questo modo. Peraltro, il rendiconto trasmesso riguardava l’esercizio 2024, perché il bilancio 2025 non era ancora approvato. A maggior ragione, viene da chiedersi: come fa De Pascale a sostenere già adesso che il bilancio della sanità regionale nel 2025 si è chiuso con un disavanzo di 70 milioni di euro?”, ha concluso Ugolini.

“Quando chiedemmo un’indagine tecnica sull’assessorato alla sanità – ha aggiunto Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) – fummo accusati di allarmismo. Ora il Presidente De Pascale ci dà ragione: non era allarmismo, ma una valutazione puntuale sulla voragine dei conti regionali. Tutti auspichiamo il pareggio di bilancio, ma va chiarito come ci si è arrivati: attraverso una manovra fiscale pesante sui cittadini, senza che la sinistra si assumesse la responsabilità dei buchi creati in passato. Le azioni sconsiderate della Giunta con l’aumento dei ticket sui farmaci hanno prodotto un gettito inferiore alle attese ed effetti negativi, spingendo molti cittadini a rinunciare alle cure. Cittadini che in Emilia-Romagna rinunciano anche alle visite: nel 2025 in Emilia-Romagna sono state 784.375 le persone che hanno rinunciato a prestazioni con priorità D; a Bologna 126.969 pazienti, quasi uno su quattro, hanno rinunciato agli appuntamenti scegliendo il privato o scegliendo di non farsi visitare affatto”.

Per Evangelisti “diventa quindi difficile parlare di pareggio di bilancio se restano gli sprechi: dai 35 milioni dei CAU che cambiano nome, ma non inefficienze, ai circa 60 milioni di ticket non riscossi, di cui 10 milioni in Romagna. Proprio in Romagna si è verificato anche il caso delle 293.000 lettere di sollecito inviate dall’Ausl Romagna, in parte errate. A dimostrazione di un sistema che non funziona. In provincia di Bologna consideriamo grave la situazione dell’Ausl di Imola, dove la Corte dei conti ha recentemente evidenziato una gestione finanziaria in affanno, con costi fuori controllo e crescente ricorso al lavoro precario. I numeri sono impietosi, In un solo anno l’Ausl di Imola è passata da un sostanziale pareggio a una perdita d’esercizio di oltre 10,8 milioni di euro. Non si può pareggiare i conti senza tagliare gli sprechi. Avevamo chiesto una commissione d’inchiesta sulla sanità regionale, che la sinistra ha bocciato. Era una grande occasione per correggere la rotta. A livello regionale emerge invece un sistema segnato da inefficienze e scelte sbagliate, con cittadini sempre più spesso costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi al privato”.

“Il pareggio di bilancio – le parole di Pietro Vignali (Forza Italia) – andrebbe raggiunto attraverso riforme organizzative che consentirebbero di far funzionare meglio il servizio sanitario regionale aumentando l’efficienza e i servizi. Invece, la Giunta regionale lo vuole raggiungere semplicemente utilizzando le extra risorse di 700 milioni derivanti dall’aumento dei dividendi per le Regioni del fondo sanitario nazionale stabiliti dal Governo e dall’aumento indiscriminato di tutte le tasse regionali possibili ed immaginabili. Quelle risorse ulteriori dovevano servire a ridurre i tempi delle liste d’attesa che rimangono fuori controllo e fuori legge, a migliorare la medicina territoriale e i soccorsi di emergenza urgenza, a correggere le errate riorganizzazioni che hanno aumentato i problemi invece che risolverli. In particolare, fra queste ultime, quella dei CAU per cui sono stati inizialmente spesi almeno 35 milioni, con il risultato di aver aumentato gli accessi alle strutture di emergenza urgenza del 21 % nel 2025 rispetto ai livelli precovid del 2019 e di avere 124.000 persone che abbandonano quelle strutture senza avere completato il percorso a causa delle attese estenuanti (5 % del totale di 2.340.000 accessi). La sanità dell’Emilia-Romagna deve continuare a preoccupare perché a fronte dell’arrivo delle tanto agognate risorse maggiori continua a peggiorare”.

“È inaccettabile – secondo Tommaso Fiazza (Lega) – che la Regione aumenti le tasse per 450 milioni di euro mentre disperde risorse in incarichi d’oro, come quello da 110.000 euro per un dirigente del settore comunicazione all’Ausl di Parma, figura che si somma ad uno staff già oltremodo numeroso. Da inizio mandato abbiamo fatto proposte su liste d’attesa, servizi e sicurezza negli ospedali, ma la risposta è sempre stata che non c’erano risorse e che bisognava risparmiare. Da novembre chiediamo che l’assessore Fabi venga in Commissione a riferire sullo stato delle liste d’attesa, ma non siamo neanche stati degnati di una risposta. E mentre i nostri cittadini affrontano disagi su disagi e aumenti di spese, il welfare regionale garantisce agli irregolari prestazioni non urgenti che, nel solo 2025, sono costate milioni di euro tra visite, farmaci e ticket. Nonostante il calo del 40% dei tesserini STP, grazie alle politiche di rimpatrio del Governo, la sinistra continua a tagliare i servizi territoriali ai residenti e a finanziare una gestione ideologica della sanità. I soldi dei contribuenti vanno usati per curare i cittadini, non per incarichi di facciata o assistenza indiscriminata”.

La replica della Regione
In merito alle dichiarazioni di alcuni consiglieri regionali di centrodestra, l’assessorato alla Sanità è intervenuto subito per sottolineare che “il dato citato di 784.000 emiliano-romagnoli che avrebbero rinunciato alle visite nel pubblico in Emilia-Romagna non corrisponde al vero Nella risposta fornita alla richiesta di accesso agli atti presentata dalla consigliera Evangelisti si sottolinea, infatti, che 784.357 sono i rifiuti alle prime disponibilità offerte entro i tempi standard riguardo le prime visite di priorità D nel 2025. Ma tutte quelle prenotazioni sono state effettivamente calendarizzate attraverso nuove disponibilità aggiuntive alla prima proposta. Non si tratta, dunque, in alcun modo di rinunce definitive”.

“Così come non è corretto – prosegue la nota dell’assessorato – sostenere che il gettito dovuto all’entrata in vigore dei ticket sia inferiore rispetto a quanto previsto. Il dato dei 50 milioni di euro, infatti, si riferisce alla previsione su 12 mesi, ma essendo stati i ticket introdotti solo da maggio 2025, il gettito di 35 milioni di euro circa è perfettamente coerente con quanto atteso. Infine, occorre precisare che tutti i bilanci preventivi di qualsiasi azienda sanitaria regionale registrano l’andamento finanziario attuale, e in alcun modo dei deficit, nell’ambito di una spesa annuale programmata coperta dalle risorse già stanziate e che vedrà il 2026 chiudersi con il pareggio di bilancio delle aziende stesse. Si tratta di una normale prassi contabile, già illustrata dal presidente de Pascale e dall’assessore Fabi nella conferenza stampa di poche settimane fa e ribadita dalle singole aziende sanitarie”.

“L’Emilia-Romagna – chiarisce l’assessorato – conferma il proprio impegno per la salvaguardia del diritto universale alla cura e del servizio sanitario pubblico, come pilastro fondante della nostra regione. Lo conferma il percorso di risanamento dei conti senza aver rinunciato ad alcun servizio essenziale e garantendo sempre uno standard di qualità ai vertici del Paese come riconosciuto dalle valutazioni dello stesso Ministero della Salute. Un adeguato finanziamento nazionale resta la strada per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle cure, comune a tutto il Paese, all’abbattimento delle liste d’attesa e alla tutela di un diritto costituzionale primario come quello alla salute”.

29 Aprile 2026

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