Farmaceutica e clima. Efpia: triplicato in 5 anni il consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili nelle aziende associate

Farmaceutica e clima. Efpia: triplicato in 5 anni il consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili nelle aziende associate

Farmaceutica e clima. Efpia: triplicato in 5 anni il consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili nelle aziende associate

Le imprese farmaceutiche associate a Efpia accelerano la decarbonizzazione: tra il 2019 e il 2024 ridotte le emissioni Scope 1 e Scope 2, mentre cresce il ricorso alle rinnovabili. Reid: “Il cambiamento climatico è una delle minacce più urgenti per la salute umana”

Dall’ambizione all’attuazione. Mentre il cambiamento climatico è sempre più riconosciuto come una delle principali minacce per la salute globale, il settore farmaceutico europeo accelera il percorso verso la sostenibilità ambientale. In cinque anni il consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili nelle aziende associate a Efpia è triplicato e le emissioni continuano a diminuire, a testimonianza di come l’azione climatica stia diventando parte integrante delle strategie industriali del comparto.

È quanto emerge dal White Paper sui cambiamenti climatici (IL REPORT) pubblicato dalla Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche (Epfia), che raccoglie i risultati di una recente indagine tra le aziende associate. In particolare il White Paper illustra gli impegni e le azioni intraprese negli ultimi anni dalle aziende associate a Epfia per decarbonizzare le attività farmaceutiche in Europa.

“Il cambiamento climatico è sempre più riconosciuto come una delle minacce più urgenti per la salute umana. Dal peggioramento della qualità dell’aria alla diffusione di malattie infettive, i suoi effetti si fanno sentire in tutta Europa e nel mondo – afferma Kirsty Reid, direttrice per le politiche scientifiche di Epfia – il settore farmaceutico si trova in una posizione cruciale all’incrocio tra salute e clima, affrontando il cambiamento climatico su due fronti: sviluppando farmaci per i rischi per la salute derivanti dal clima e riducendo al contempo il proprio impatto ambientale per proteggere sia le persone che il pianeta”.

“Negli ultimi anni i nostri membri hanno compiuto notevoli progressi nella riduzione del loro impatto ambientale”, prosegue Reid, sottolineando come il White Paper evidenzi sia l’ampiezza dell’impegno del settore sia i risultati concreti raggiunti dalle aziende associate.

Emissioni in calo e più energia rinnovabile

I dati raccolti da Epfia dimostrano che tra il 2019 e il 2024 le aziende partecipanti all’indagine hanno ridotto in media le emissioni di Scope 1 di circa il 18% e quelle di Scope 2 del 64%, grazie soprattutto alla rapida transizione verso l’elettricità proveniente da fonti rinnovabili. Parallelamente, l’intensità delle emissioni si è ridotta in modo significativo.

Più complesso il percorso relativo alle emissioni di Scope 3, che comprendono quelle generate lungo le catene del valore e di approvvigionamento. Secondo l’indagine, il 60% delle aziende ha registrato una riduzione media del 17%, ma il confronto risulta più difficile perché le imprese presentano modelli operativi e organizzativi molto diversi tra loro, rispetto a quelle focalizzate esclusivamente sulla produzione farmaceutica. 

A sostenere questi risultati è una trasformazione più ampia dell’intero settore. Il consumo di elettricità da fonti rinnovabili è triplicato nell’arco di cinque anni e circa il 75% delle aziende dispone oggi di obiettivi climatici completi che coprono tutte le categorie di emissioni, segnale di un approccio sempre più maturo e strutturato alla decarbonizzazione.

Dalla produzione al ciclo di vita dei farmaci

L’impegno delle aziende non riguarda soltanto il consumo energetico. Sempre più imprese, spiega Reid, stanno ripensando il modo in cui i farmaci vengono progettati, prodotti e distribuiti, integrando valutazioni ambientali lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti. Oltre la metà delle aziende ha già raggiunto un livello di maturità medio-avanzato nella valutazione dell’impronta di carbonio e del ciclo di vita dei medicinali, mentre le altre stanno sviluppando competenze e strumenti per farlo.

Quasi tutte le aziende coinvolte valutano inoltre i rischi legati al cambiamento climatico, dagli eventi meteorologici estremi alle possibili evoluzioni normative, dimostrando come le considerazioni ambientali stiano diventando parte integrante dei processi decisionali e delle strategie aziendali.

Le nuove sfide della politica climatica europea

Il percorso di sostenibilità del settore si inserisce in un quadro normativo europeo in evoluzione. La politica climatica dell’Unione europea è infatti passata dalla fase dell’ambizione a quella dell’attuazione, attraverso strumenti come il Green Deal, il Clean Industrial Deal, il Net-Zero Industry Act e il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile, che pongono crescente attenzione alla decarbonizzazione industriale, alla sostenibilità del ciclo di vita e all’efficienza delle risorse.

A questo si aggiunge il pacchetto Omnibus 2025, che punta a semplificare alcuni obblighi normativi relativi alla CSRD e alla CSDDD mantenendo però invariata l’ambizione climatica europea e il sostegno alla competitività dell’Unione.

Per il settore farmaceutico, osserva Efpia, questo contesto rappresenta al tempo stesso un’opportunità e una sfida. Pur non essendo tra i maggiori emettitori, l’industria è chiamata a fornire dati ambientali sempre più accurati e a ridurre le emissioni lungo catene del valore globali particolarmente complesse. Crescono inoltre i criteri di sostenibilità negli appalti pubblici, con nuove richieste che riguardano sviluppo, produzione e distribuzione dei medicinali.

“Affinché l’Europa possa assumere un ruolo guida nella mitigazione dei cambiamenti climatici, sarà necessario trovare il giusto equilibrio tra ambizione e pragmatismo”, sottolinea Reid. “La regolamentazione può sostenere l’innovazione, accelerare la decarbonizzazione e rafforzare la posizione della regione come polo globale per le scienze della vita, ma ciò richiederà processi e normative proporzionati e favorevoli all’innovazione, che non compromettano l’accesso dei pazienti alle cure né la competitività dell’Europa”.

IL REPORT

E. M.

05 Giugno 2026

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