Gonorrea resistente agli antibiotici, ECDC: l’Europa rischia di perdere capacità di risposta

Gonorrea resistente agli antibiotici, ECDC: l’Europa rischia di perdere capacità di risposta

Gonorrea resistente agli antibiotici, ECDC: l’Europa rischia di perdere capacità di risposta

Il nuovo rapporto dell’ECDC, che valuta l’attuazione del Piano europeo di Risposta 2019 contro le forme multiresistenti ed estesamente resistenti di gonorrea tra il 2019 e il 2023, restituisce un quadro contrastante: alcuni progressi sono evidenti, ma diversi elementi essenziali della sorveglianza si sono indeboliti. IL RAPPORTO

Nel 2024, nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo sono stati segnalati oltre 106 mila casi confermati di gonorrea, il dato più alto dall’inizio della sorveglianza europea. La gonorrea continua a rappresentare una delle infezioni sessualmente trasmesse più diffuse in Europa, mentre la capacità del batterio Neisseria gonorrhoeae di sviluppare resistenza agli antibiotici rende sempre più complessa la prevenzione e la cura.

Il nuovo rapporto dell’ECDC, che valuta l’attuazione del Piano europeo di Risposta 2019 contro le forme multiresistenti ed estesamente resistenti tra il 2019 e il 2023, restituisce un quadro contrastante: alcuni progressi sono evidenti, ma diversi elementi essenziali della sorveglianza si sono indeboliti.

L’aumento dei contagi si accompagna al rischio che emergano ceppi resistenti al ceftriaxone, oggi il principale antibiotico utilizzato per il trattamento. Una terapia inefficace può favorire complicanze, trasmissione dell’infezione e ulteriore diffusione delle resistenze.

Il risultato più preoccupante riguarda la riduzione della capacità di sorveglianza microbiologica. La partecipazione dei Paesi al programma europeo Euro-GASP è passata dall’83,9% nel 2019 all’80% nel 2023, mentre i laboratori coinvolti nei programmi di valutazione esterna della qualità sono diminuiti da 28 a 24. Restano inoltre lacune geografiche, soprattutto in alcune aree dell’Europa centrale e orientale.

A livello nazionale è calato anche l’accesso alla coltura batterica e ai test di sensibilità agli antibiotici. La quota media di cliniche per le infezioni sessualmente trasmesse in grado di effettuare questi esami è scesa dal 97,3% all’82,6%. Parallelamente, la percentuale dei casi di gonorrea sottoposti a coltura e antibiogramma è passata dal 38,5% al 29,5%.

Una delle cause principali è il crescente utilizzo dei test molecolari NAAT, molto efficaci per diagnosticare rapidamente l’infezione ma incapaci di produrre isolati batterici su cui valutare la resistenza. Tra i Paesi non coinvolti nei test decentralizzati, il 58,3% ha indicato proprio la scarsità di isolati come principale ostacolo. Pesano inoltre la carenza di reagenti e materiali, i costi dei test, la mancanza di risorse finanziarie e, in alcuni casi, l’insufficienza delle infrastrutture di laboratorio.

Nonostante il minor numero di Paesi partecipanti, gli isolati inviati a Euro-GASP sono aumentati da 4.166 nel 2019 a 5.269 nel 2023. Questo incremento, tuttavia, è dovuto soprattutto a pochi Stati che hanno esteso la raccolta dei campioni durante l’intero anno. Il dato non elimina quindi i dubbi sulla rappresentatività della sorveglianza europea.

Sul fronte epidemiologico si registra un miglioramento moderato. La completezza complessiva dei dati è cresciuta dall’83,2% all’86,1%, ma alcune informazioni cruciali restano carenti. In particolare, la modalità di trasmissione è riportata soltanto in circa la metà dei casi, limitando la possibilità di identificare con precisione i gruppi più esposti e orientare gli interventi di sanità pubblica.

Più positivi sono i risultati relativi alle linee guida terapeutiche. Nel 2023, 27 Paesi su 30 disponevano di indicazioni per la gestione dei pazienti e tutte risultavano coerenti con le raccomandazioni europee del 2020, basate sulla ceftriaxone da sola o associata all’azitromicina. Nel 2019 l’allineamento alle linee guida europee riguardava invece il 73,1% dei Paesi.

Rimangono però dubbi sull’effettiva applicazione delle terapie raccomandate. Soltanto poco più della metà dei Paesi ha saputo stimare la quota di pazienti trattati correttamente. Tra quelli in grado di fornire dati, l’aderenza media è diminuita dal 93,2% nel 2019 al 78,1% nel 2023, pur mantenendo una mediana relativamente elevata, pari al 90%.

Un altro punto critico è il monitoraggio dei fallimenti terapeutici. Nel 2023 non sono stati segnalati all’ECDC casi verificati di mancata risposta al trattamento, ma il rapporto ritiene probabile che ciò dipenda da sottodiagnosi o sottosegnalazione, più che dalla reale assenza di episodi. Solo il 46,7% dei Paesi dichiara di avere la capacità di raccogliere e trasmettere questi dati. Inoltre, l’uso di modelli online standardizzati per la segnalazione è sceso dal 19,2% al 6,7%.

Nel corso dell’anno sono stati comunque comunicati sei isolati resistenti alla ceftriaxone, provenienti da Norvegia, Belgio e Regno Unito. Il dato conferma la necessità di individuare rapidamente i ceppi più pericolosi, collegare le informazioni di laboratorio con quelle cliniche ed epidemiologiche e attivare tempestivamente il tracciamento dei contatti.

Anche le strategie nazionali restano insufficienti. I Paesi che hanno inserito la gonorrea multiresistente o estesamente resistente in un piano specifico o in una strategia più ampia sono aumentati dal 23,1% al 30%, ma continuano a rappresentare una minoranza.

Secondo l’ECDC, le priorità sono rafforzare l’uso della coltura e dei test di sensibilità accanto ai test molecolari, ampliare la partecipazione a Euro-GASP, migliorare la qualità e la completezza dei dati, controllare maggiormente le terapie prescritte e potenziare la segnalazione dei fallimenti terapeutici. Il piano del 2019 dovrebbe inoltre essere aggiornato alla luce dell’attuale situazione epidemiologica, delle nuove pratiche diagnostiche e delle più recenti raccomandazioni cliniche.

13 Luglio 2026

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