Gentile Direttore, per molti anni, l’Health Technology Assessment (HTA) nel nostro Paese ha vissuto una sorta di limbo faticando a tradursi in un processo di valutazione realmente efficace, strutturato e, soprattutto, partecipato. Oggi, tuttavia, ci troviamo di fronte a un bivio storico ineludibile, ovvero quello dell’implementazione del Regolamento europeo HTA (2021/2282) in Italia.
Questo momento rappresenta l’occasione irripetibile per elevare l’HTA a strumento strategico di governance sanitaria. La vera sfida – e la più grande opportunità da non perdere – risiede nel cambio di paradigma: trasformare cittadini e pazienti da semplici soggetti consultivi in attori co-responsabili delle scelte pubbliche. La valutazione delle tecnologie sanitarie porta con sé profonde ricadute etiche e sociali oltre che cliniche, che non possono essere ignorate. Esiste ancora una distanza marcata tra il riconoscimento formale del ruolo delle associazioni e una partecipazione che, nei fatti, stenta ad affermarsi nella pratica quotidiana.
È in questo contesto di urgenza e necessità che si inserisce l’azione di Cittadinanzattiva e di un ampio numero di Associazioni di pazienti e Reti associative insieme alle quali, attraverso una Consultazione Civica sull’HTA, abbiamo elaborato un position paper che non si limita a denunciare le mancanze, ma traccia una rotta precisa per il futuro.
Nel documento abbiamo individuato nodi cruciali e proposto soluzioni operative per evitare che l’HTA si riduca a un mero esercizio tecnico-burocratico, slegato dalla realtà di chi vive il sistema sanitario. Il primo passo è colmare il vuoto normativo attuale poiché nonostante le promesse della Legge di Bilancio 2025 che, almeno sulla carta favorisce la partecipazione delle Associazioni nei processi decisionali, mancano ancora regolamenti attuativi che definiscano come coinvolgere la società civile.
Ciò che chiediamo insieme alle Associazioni al Ministero della Salute ad Agenas e ad Aifa è di accelerare e soprattutto di strutturare la partecipazione sui principi di co-progettazione e co-programmazione. Al centro della battaglia civica c’è la dignità del vissuto e quindi del dato esperienziale. L’evidenza riportata dal paziente, radicata nel vissuto della malattia, deve essere elevata al pari delle altre fonti di dati scientifici e garantire che essa venga accolta. Per farlo, serve una duplice “alfabetizzazione”: da una parte una maggiore formazione per creare veri “esperti di esperienza” tra i cittadini capaci di produrre evidenze, dall’altra formazione per i tecnici e i valutatori, affinché imparino a integrare queste evidenze nei processi decisionali.
L’HTA inoltre non può intervenire solo “a valle” del percorso di valutazione, piuttosto bisogna adottare un “Life Cycle Approach”, coinvolgendo i pazienti fin dalle primissime fasi di horizon scanning e disegno della ricerca. Inoltre, mentre l’Europa armonizza la valutazione clinica, l’Italia deve presidiare con forza i domini non clinici: etici, legali e sociali così da valorizzare l’impatto delle tecnologie sulla qualità di vita, sui caregiver e sul reinserimento sociale, valorizzando appieno gli esiti delle cure e l’esperienza ad esse collegate. Infine, l’appello più urgente che lanciamo riguarda l’inerzia nell’attivazione della Rete delle Regioni prevista dal Piano Nazionale HTA.
Senza questo attore chiave, che garantisce l’applicazione omogenea delle valutazioni sui territori, rischiamo di generare disuguaglianze strutturali, tradendo il principio costituzionale di equità nell’accesso alle cure. L’istituzione immediata della Rete è fondamentale per assicurare che l’innovazione arrivi a tutti i cittadini, ovunque risiedano.
Valeria Fava,
Responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva – HTA