Nuove tariffe Lea. Uap: “Così si danneggiano i cittadini”

Nuove tariffe Lea. Uap: “Così si danneggiano i cittadini”

Nuove tariffe Lea. Uap: “Così si danneggiano i cittadini”

La richiesta al Ministero della Salute di sospendere l'iter del nuovo decreto tariffe, denunciando che gli importi proposti non coprono i costi reali delle prestazioni e che il procedimento è stato avviato senza un preventivo confronto con gli erogatori.

“Le tariffe sanitarie sono gli importi riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale alle strutture pubbliche e private accreditate per ogni visita, esame o trattamento erogato ai cittadini. Se tali importi non coprono i costi reali delle prestazioni, a essere danneggiati non sono soltanto gli erogatori, ma l’intero sistema sanitario e, prima di tutto, i pazienti”.

È quanto si legge in una nota dell’Uap, Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata, in merito al nuovo decreto tariffe che il Ministero della Salute ha inviato la scorsa settimana alle Regioni.

“Quando la sanità privata accreditata non riesce a coprire i costi di personale, reagenti, energia, tecnologie, manutenzioni e sicurezza, è costretta a ridurre l’offerta, rinviare gli investimenti o limitare le prestazioni rese per conto del Ssn. Ne derivano meno servizi disponibili, liste d’attesa più lunghe e maggiore spesa a carico delle famiglie”, prosegue la nota.

Anche le strutture sanitarie pubbliche, si sottolinea, subiscono direttamente gli effetti di tariffe insufficienti. “Le prestazioni vengono contabilmente valorizzate a importi che possono risultare inferiori ai costi effettivamente sostenuti, con conseguenti squilibri di bilancio e minori risorse per personale, innovazione e investimenti”.

Il precedente del decreto del 2024 annullato dal Tar
L’Uap ricorda che il decreto tariffario del 25 novembre 2024 aveva già previsto importi ritenuti insufficienti da numerosi operatori. Il Tar Lazio, con plurime sentenze, lo ha annullato con efficacia differita, rilevando carenze nell’istruttoria e nella metodologia: non risultava adeguatamente comprensibile sulla base di quali dati e attraverso quali passaggi fossero state determinate le tariffe.

“Ci si sarebbe quindi aspettati che il nuovo procedimento fosse fondato sulla massima trasparenza e su un confronto preventivo con le organizzazioni rappresentative delle strutture pubbliche e private accreditate”, sottolinea Mariastella Giorlandino, presidente Uap. “È accaduto il contrario. La nuova bozza è stata portata all’attenzione della stampa senza che le associazioni di categoria fossero prima convocate per esaminare i dati, i criteri utilizzati e gli effetti concreti delle nuove tariffe. Non si contesta la diffusione pubblica dello schema. Si contesta che la comunicazione abbia preceduto il confronto con chi eroga quotidianamente le prestazioni e ne conosce i costi reali”.

I dubbi sul metodo Fa-Re
Secondo l’Uap, dalla documentazione disponibile non è possibile sapere con sufficiente precisione quante strutture e quante osservazioni siano state effettivamente utilizzate per ciascuna branca, quali dati siano stati esclusi e quanto il campione finale sia rappresentativo delle diverse realtà territoriali e dimensionali del Servizio sanitario nazionale.

Per numerosi settori, inoltre, “il ministero non ha determinato il costo della singola prestazione, ma ha utilizzato valori medi relativi a interi centri di costo o a gruppi di prestazioni”, spiega Giorlandino. “A questo scopo è stata impiegata la classificazione Fa-Re (dai nomi degli autori: Fadda e Repetto), elaborata originariamente per la Regione Emilia-Romagna. Il metodo riunisce in uno stesso gruppo prestazioni ritenute simili per tecnologie utilizzate, personale necessario, materiali, durata e modalità organizzative. Il Ministero ha quindi confrontato il costo complessivo del gruppo con i ricavi teorici prodotti dalle tariffe. Il problema è che una media riferita all’intero gruppo può apparire equilibrata e, nello stesso tempo, nascondere singole prestazioni gravemente sotto-remunerate. Non è inoltre sufficientemente spiegato perché un modello sviluppato in uno specifico contesto regionale sia stato assunto come riferimento nazionale, né come i risultati medi dei gruppi siano stati trasferiti sulle tariffe dei singoli codici”.

Il caso del laboratorio e la soglia del 3%

“Emblematico è il caso del laboratorio. Un rapporto medio tra costi e ricavi pari al 99,7% viene assunto come prova della sostanziale adeguatezza delle tariffe. Quel dato non dimostra, però, che ogni singolo esame sia correttamente remunerato: prestazioni in perdita possono essere compensate, nella media, da altre maggiormente remunerative”, prosegue Giorlandino. “A ciò si aggiunge l’esclusione dal campione dei laboratori con meno di 200.000 prestazioni annue, con il rischio di costruire le tariffe prevalentemente sul modello dei grandi operatori, senza considerare adeguatamente i costi della prossimità territoriale e il ruolo delle strutture di piccole e medie dimensioni”.

“Deve essere chiarita anche la cosiddetta soglia del 3%. Il ministero ha stabilito che, quando la differenza tra i costi rilevati e i ricavi teorici prodotti dalle tariffe rimane compresa entro il 3%, la tariffa non viene modificata. Non è però illustrato in modo sufficiente perché sia stata scelta proprio questa percentuale, né se la stessa soglia sia attendibile per settori caratterizzati da campioni, tecnologie e costi molto differenti. Restano inoltre poco trasparenti i criteri con cui sono stati esclusi i valori considerati anomali e l’effetto prodotto da tali esclusioni sui risultati finali”.

La richiesta dell’Uap
“A questo punto è legittimo chiedersi se il procedimento seguito stia realmente perseguendo l’interesse pubblico, che non consiste nel mantenere formalmente basse le tariffe, bensì nel garantire ai cittadini prestazioni effettivamente disponibili, tempestive e di qualità, senza trasferire sui bilanci delle strutture pubbliche e private il costo di una remunerazione insufficiente”, conclude Giorlandino.

L’Uap chiede pertanto al Ministero della Salute di sospendere immediatamente l’iter della bozza, rendere conoscibili i dati e i criteri utilizzati e convocare con urgenza le associazioni rappresentative degli erogatori prima del concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e della conclusione del passaggio in Conferenza Stato-Regioni.

“Senza tariffe sostenibili non si tutelano i conti pubblici: si riducono le prestazioni, si allungano le attese e si indebolisce l’intero Servizio sanitario nazionale”, conclude la nota.

20 Luglio 2026

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