Gentile Direttore,
1.111 milioni di euro annui proposti per l’adeguamento retributivo degli infermieri. È una delle cifre più rilevanti contenute nella bozza del Coordinamento tecnico della Commissione Salute per la Legge finanziaria 2027. Ma quella cifra apre una domanda più ampia: con quale metodo vengono valutati i diversi lavori che compongono il Servizio sanitario nazionale?
La questione non è se il personale infermieristico debba essere valorizzato. Il punto è comprendere quale metodo debba accompagnare interventi economici destinati a incidere sugli equilibri retributivi interni al Ssn.
La bozza utilizza, per infermieri e dirigenti medici, un benchmarking internazionale. Per gli infermieri parte da una retribuzione annua lorda italiana di 36.560 euro e la confronta con una media dei Paesi dell’Europa occidentale, corretta per il potere d’acquisto, pari a 49.727 euro. Il differenziale viene quantificato in 13.167 euro e la proposta intende riconoscerne due terzi: 8.778 euro lordi per 277.138 infermieri del SSN.
La stessa bozza presenta però alcuni elementi che meritano chiarimento.
Il primo riguarda la platea.
Nel testo circolato del comma 10 troviamo il riferimento al “personale infermieristico ospedaliero” e, come formulazione alternativa, quello al “personale delle Professioni sanitarie”. Poche righe dopo si prevede però che l’adeguamento sia erogato “a tutti gli infermieri del SSN”, mentre il comma 11 torna a fare riferimento, per il riparto regionale, al “personale delle professioni sanitarie”. Sono formulazioni ancora da armonizzare e rendono necessario chiarire quale sia il perimetro effettivo dell’intervento.
C’è poi la quantificazione.
Gli 8.778 euro indicati nella relazione, moltiplicati per 277.138 infermieri, corrispondono a circa 2,433 miliardi di euro. Considerando anche il 37 per cento di oneri previdenziali, assistenziali e IRAP previsto dalla stessa disposizione, si arriva a circa 3,333 miliardi.
Ed è proprio qui che emerge un punto che necessita di essere chiarito.
La tabella finanziaria prevede infatti 1.111 milioni nel 2027, 1.111 nel 2028 e 1.111 nel 2029, per complessivi 3.333 milioni nel triennio. La relazione parla di un impatto “ripartito in tre annualità”, mentre l’articolato dispone 1.111 milioni “annui a decorrere dall’anno 2027”.
Se l’obiettivo dichiarato è arrivare a riconoscere a ciascuno dei 277.138 infermieri un adeguamento annuo di 8.778 euro lordi, i circa 3,333 miliardi rappresentano sostanzialmente il costo annuo a regime dell’intervento, comprensivo degli oneri indicati nella stessa bozza.
Se, dunque, i 1.111 milioni rappresentano la prima tranche di un adeguamento progressivo, le risorse dovrebbero consolidarsi cumulativamente: circa 1,111 miliardi nel primo anno, 2,222 miliardi nel secondo e 3,333 miliardi dal terzo anno a regime. In questa ipotesi, il fabbisogno complessivo del triennio sarebbe pari a circa 6,666 miliardi, non a 3,333.
Se invece lo stanziamento resta pari a 1.111 milioni per ciascuna annualità, come rappresentato nella tabella, a regime verrebbe finanziata soltanto una quota dell’adeguamento indicato.
In altri termini, così come formulata, la quantificazione non consente di ricostruire come si possa arrivare stabilmente agli 8.778 euro annui dichiarati nella relazione.
Occorre quindi chiarire se la tabella non rappresenti il progressivo consolidamento della spesa oppure se gli 8.778 euro costituiscano un obiettivo retributivo non integralmente finanziato dagli stanziamenti riportati.
Anche il benchmark internazionale meriterebbe maggiore trasparenza. La relazione indica l’utilizzo di OECD Health Statistics e degli indici Eurostat per la correzione a parità di potere d’acquisto, ma dal documento non è possibile ricostruire puntualmente quali Paesi compongano la media definita “Europa occidentale” né il dettaglio del calcolo che conduce ai 49.727 euro utilizzati come riferimento.
Questo non significa che il benchmarking sia uno strumento sbagliato. Significa che risponde a una domanda diversa: quale differenziale retributivo esiste rispetto ad altri sistemi sanitari?
Ma resta una seconda domanda: come confrontiamo, dentro lo stesso SSN, il peso di lavori differenti?
Il problema nasce quando interventi di questa natura producono nuovi differenziali economici interni senza che questa proposta espliciti, parallelamente, un metodo comune per valutarne la coerenza.
Responsabilità, competenze, autonomia, complessità, rischio e condizioni di lavoro non sono oggetto, in questa proposta, di una valutazione comparativa comune. È su questo secondo livello che MOPS ritiene necessario aprire un confronto sulla Job Evaluation. Non come alternativa al benchmarking internazionale, né come soluzione automatica a ogni problema retributivo, ma come possibile strumento di equità interna: una metodologia capace di confrontare lavori differenti attraverso fattori predeterminati, trasparenti e verificabili.
Un metro comune non significa attribuire lo stesso valore a lavori diversi. Significa utilizzare criteri comparabili per misurarne le differenze.
Nel NHS britannico, ad esempio, il Job Evaluation Scheme collegato ad Agenda for Change viene utilizzato per i posti ricompresi nel sistema retributivo del personale non medico e consente di confrontare lavori differenti attraverso una metodologia strutturata. Non è un modello da trasferire automaticamente in Italia, ma dimostra che criteri comuni di valutazione possono essere costruiti.
La domanda, allora, non dovrebbe diventare: quale professione deve ricevere la prossima indennità?
Dovrebbe essere più ambiziosa: quale metodo vogliamo utilizzare per rendere coerente, trasparente e comprensibile la valorizzazione del lavoro sanitario?
Possiamo continuare a intervenire professione per professione, emergenza dopo emergenza, aggiungendo nuovi differenziali. Oppure possiamo costruire anche un criterio comune di equità interna. Non per sostenere che tutti i lavori valgano allo stesso modo. Ma per poter spiegare, sulla base di criteri trasparenti, perché lavori diversi vengono valorizzati in modo diverso.
È questo, per MOPS, il punto: al benchmarking internazionale affianchiamo finalmente una Job Evaluation nazionale del lavoro sanitario.
Mattia La Rovere Petrongolo
Mops Movimento Nazionale delle Professioni Sanitarie