Pfas, Iss con Regione Veneto indaga sull’impatto della contaminazione nelle filiere alimentari

Pfas, Iss con Regione Veneto indaga sull’impatto della contaminazione nelle filiere alimentari

Pfas, Iss con Regione Veneto indaga sull’impatto della contaminazione nelle filiere alimentari

"Il piano – spiega il responsabile scientifico Iss, Francesco Cubadda – mira a ottenere un quadro aggiornato ed esauriente dell’impatto della contaminazione sulle produzioni agro-zootecniche nella zona rossa e arancione, acquisendo dati sui livelli di PFAS nelle matrici agroalimentari in relazione alle pratiche produttive applicate".

Dopo le analisi condotte sugli alimenti prodotti localmente in Regione Veneto, ora la valutazione dell’impatto della contaminazioni da Pfas nelle filiere alimentari proseguirà disegnando degli scenari di esposizione legati al consumo dei prodotti e valutando tali scenari in relazione all’esposizione di fondo della popolazione generale del Nord-Est per caratterizzare il rischio associato. Si tratta del secondo step del piano di sorveglianza che la Regione ha affidato all’Iss.

Il Piano prevede la sorveglianza su 14 sostanza perfluoroalchiliche (PFAS) in alimenti di origine animale e vegetale, prodotti nei territori di Vicenza, Verona e Padova, soggetti alla contaminazione da PFAS e l’analisi dei risultati. L’attività è svolta dal Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e l’ARPA Veneto.

“Il piano – spiega il responsabile scientifico Iss, Francesco Cubadda – mira a ottenere un quadro aggiornato ed esauriente dell’impatto della contaminazione sulle produzioni agro-zootecniche nella zona rossa e arancione, acquisendo dati sui livelli di PFAS nelle matrici agroalimentari in relazione alle pratiche produttive applicate”. Queste evidenze sono esaminate per individuare, laddove possibile, pratiche efficaci per ridurre l’introduzione di PFAS nella catena alimentare. “Il secondo obbiettivo del piano è utilizzare i dati di concentrazione misurati nei diversi alimenti prodotti localmente per disegnare degli scenari di esposizione legati al consumo di tali prodotti e valutare tali scenari in relazione all’esposizione di fondo della popolazione generale del Nord-Est per caratterizzare il rischio associato”.

I primi risultati del Piano sorveglianza

Il piano sulle filiere zootecniche appena concluso ha coinvolto 156 aziende, con il prelievo di 703 campioni elementari, che sono stati combinati in 347 campioni analitici. Lo studio ha permesso di caratterizzare gli andamenti delle molecole studiate in muscolo e fegato di bovini, suini, pollame, nelle uova e nel latte vaccino. Nelle aziende coinvolte è stata inoltre analizzata l’acqua impiegata per abbeverare gli animali.

In questo studio sono stati sviluppati e applicati metodi analitici da 2 a 10 volte più sensibili rispetto a quelli impiegati nel piano di monitoraggio condotto nel 2016-2017, il che ha consentito di ottenere un quadro molto più nitido dell’effettivo grado di contaminazione delle matrici alimentati studiate, aumentando sensibilmente il numero dei risultati superiori alle soglie di rilevabilità analitica.

Si è rilevata una panoramica di generalizzata riduzione sia dei valori medi sia dei valori estremi misurati nel precedente piano per PFOA e PFOS, con la sola eccezione del PFOS nel fegato bovino.

28 Luglio 2026

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