Urologia robotica. Intervento di ricostruzione della vescica sempre più personalizzato, mininvasivo e multidisciplinare

Urologia robotica. Intervento di ricostruzione della vescica sempre più personalizzato, mininvasivo e multidisciplinare

Urologia robotica. Intervento di ricostruzione della vescica sempre più personalizzato, mininvasivo e multidisciplinare

Il tema al centro della “2nd Masterclass on robot-assisted radical cystectomy and neobladder”, in programma oggi e domani ad Abano Terme (PD), che riunirà i massimi esperti italiani per approfondire le tecniche chirurgiche anche con sessioni di chirurgia in diretta dall’AOU di Padova, dal Campus Biomedico di Roma e dall’IRCSS Istituto di Candiolo

In Italia sono circa 30mila ogni anno le nuove diagnosi di tumore alla vescica. Il 5-10% dei pazienti, un dato che fa riferimento ai casi più gravi, quando, ad esempio, la neoplasia si infiltra nel muscolo vescicale, è candidabile alla cistectomia radicale robotica con ricostruzione di una nuova vescica, a oggi l’intervento di chirurgia urologica più complesso e sofisticato.

 È il tema dell’evento scientifico “2nd Masterclass on robot-assisted radical cystectomy and neobladder”, in programma oggi e domani ad Abano Terme (PD) all’Hotel Alexander Palace (via Martiri d’Ungheria 24), che riunirà i massimi esperti italiani in materia per approfondire le tecniche chirurgiche anche con sessioni di chirurgia in diretta dall’AOU di Padova, dal Campus Biomedico di Roma e dall’IRCSS Istituto di Candiolo e trasmessi in live surgery.

L’evento formativo è organizzato dal Gruppo Ospedaliero Leonardo e dall’Università Unicamillus – Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences di Roma con il coordinamento di Over e con il supporto come provider di Fondazione Leonardo per le Scienze Mediche. La Masterclass ha ottenuto il patrocinio del Comune di Abano Terme, della Società Italiana di Urologia (SIU) e dell’ateneo capitolino e ospiterà 150 partecipanti.

La rivoluzione della chirurgia robotica “su misura”

Il progresso scientifico e tecnologico ha oggi spostato il confine verso interventi sempre più mininvasivi e personalizzati. “Sebbene la chirurgia conservativa sia la strada percorsa nella maggioranza dei casi, per quella quota di pazienti stimata tra i 1.500 e i 3.000 l’anno che necessita dell’asportazione radicale dell’organo e la sua ricostruzione la robotica di ultima generazione sta riscrivendo le regole della cura. Non si tratta più solo di una procedura di salvataggio, ma di un atto chirurgico di estrema precisione che, grazie alla sinergia tra robotica mininvasiva e protocolli di recupero precoce, trasforma un intervento ad altissima complessità in un percorso di cura capace di restituire al paziente la qualità della vita in tempi dimezzati”, sottolinea il professor Luigi Schips, direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università UniCamillus di Roma attivata al Policlinico Abano.

In occasione della Masterclass, la comunità urologica si riunisce per un momento di confronto senza precedenti sugli interventi che prevedono la sostituzione dell’organo rimosso (cistectomia) tramite il posizionamento di una porzione di intestino – neovescica ortotopica -, mettendo a confronto i capisaldi della chirurgia mondiale – come le tecniche Studer e Hautmann – con le evoluzioni più recenti, tra cui le metodiche VIP – Vescica Ileale Padovana, la Florin e quella della scuola francese di Bordeaux.

La chirurgia robotica: un abito sartoriale per il paziente

Oggi l’intervento di cistectomia radicale non è più una procedura standardizzata. “È ormai una pratica chirurgica ‘cucita su misura’ per ogni singolo paziente. L’integrazione della chirurgia robotica di precisione con le più avanzate tecnologie, come il Single Port a accesso unico ombelicale, permette di minimizzare l’invasività, garantendo risultati oncologici e funzionali sempre più elevati”, aggiunge il professor Schips.

L’approccio multidisciplinare e il protocollo ERAS

Alla Masterclass gli esperti hanno confermato un altro salto di qualità che non risiede solo nella tecnologia, ma nella sinergia di un’équipe multidisciplinare che unisce terapie oncologiche mirate a moderni protocolli di recupero precoce (ERAS – Enhanced Recovery After Surgery). “Questo connubio tra chirurgia hi-tech e gestione medica integrata permette di accorciare i tempi storici di degenza, consentendo al paziente un ritorno a casa in totale sicurezza in soli 7-10 giorni”, specifica il professore.

Tumore superficiale e tumore infiltrante

Il tumore della vescica rappresenta una delle neoplasie più frequenti nel nostro Paese, La distribuzione per sesso è marcatamente sbilanciata, con un rapporto di 4 a 1 a favore degli uomini: circa 25.000 nuovi casi annui contro i 5.000-6.000 nelle donne. Tale divario è collegato storicamente all’esposizione per l’uomo a fattori di rischio professionali e al tabagismo.

La stragrande maggioranza dei pazienti (75-80%) presenta forme superficiali trattabili senza asportazione d’organo e con interventi mininvasivi e instillazioni vescicali ambulatoriali con farmaci chemioterapici o immunoterapici che curano i tumori non muscolo-invasivi (superficiali), riducendo il rischio di recidive e progressione dopo l’asportazione chirurgica (TURV).

 “Nei casi con malattia muscolo-invasiva più grave è necessario fare una rigorosa selezione dei pazienti che possono essere sottoposti alla procedura: il tumore non deve aver coinvolto il collo vescicale o l’uretra, perché la neovescica si ‘collega’ dove risiedeva la vescica originale per permettere l’espulsione naturale delle urine, l’assenza di metastasi e capacità di gestione della rieducazione post-operatoria. È bene che questi pazienti si affidino a centri ad alta specializzazione e alto volume di casi, in grado di garantire gli standard di sicurezza e precisione necessari”, specifica Schips.

Negli altri casi, viene realizzata una derivazione dove l’urina defluisce continuamente in una sacca esterna.

I vantaggi della robotica e le tecniche di intervento

La tecnologia offre nuove chance a questi pazienti. “La robotica – sottolinea il professor Schips – offre al chirurgo una visione 3D HD e strumenti snodabili per una precisione millimetrica nell’isolare linfonodi e preservare i nervi di continenza e potenza sessuale. Il paziente beneficia di minor dolore, minime perdite ematiche e una rapida ripresa intestinale. Questa mininvasività evolve nella tecnologia da Vinci Single Port, che permette di eseguire asportazione e ricostruzione attraverso un unico accesso ombelicale di soli 3-4 centimetri, abbattendo ulteriormente il trauma addominale, azzerando i rischi di infezione delle ferite e garantendo un risultato estetico ottimale con una cicatrice quasi invisibile”.

Una scelta personalizzata

La differenza tra le tecniche risiede nella forma data alla parte di intestino asportata dallo stesso paziente e utilizzata per creare la nuova vescica: a “camino” nella Studer per proteggere i reni, a “W” nella Hautmann per maggiore capienza, sferica nella Padova per ridurre le cuciture robotiche e anatomica nelle francesi Florin e Bordeaux per preservare i vasi sanguigni.

 “La scelta finale è sempre personalizzata. Il chirurgo valuta che il tumore non tocchi l’uretra per garantire la minzione naturale, la buona salute dell’intestino da modellare, l’efficienza dei reni per evitare squilibri metabolici e la forte motivazione del paziente, fondamentale per affrontare la riabilitazione muscolare post-operatoria”, specifica l’urologo.

Le differenze nell’uomo e nella donna

L’intervento presenta sfide diverse in base al genere. “Nell’uomo – conclude – il professore – la priorità è isolare i fasci nervosi per preservare la funzione erettile e lo sfintere per la continenza. Nella donna l’operazione è anatomicamente più demolitiva poiché spesso coinvolge l’utero e la parete vaginale, richiedendo una complessa ricostruzione del supporto pelvico per evitare il prolasso della neovescica e garantire una corretta funzione sessuale e urinaria”.

25 Giugno 2026

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