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Confcooperative Sanità: “Italiani in difficoltà per pagarsi le cure. Noi possiamo essere terza via per Ssn”

Durante l’Assemblea annuale rilanciato il ruolo che possono avere le coop per “ridurre le disuguaglianze e contrastare la privatizzazione strisciante del Ssn”. La ricetta? Ottimizzare la spesa puntando sulle cure territoriali, riorganizzare i servizi in modo efficace e, soprattutto, sviluppare una “terza via tra Stato e mercato” con l’apporto “integrato in chiave sussidiaria di cooperative di medici, di operatori sanitari, di farmacisti e di mutue”.

04 LUG - “Una terza via, tra Stato e mercato, che si sostanzia in un network multiprofessionale e integrato di cooperative di medici, di operatori sanitari, di farmacisti e di mutue, che si propongono di affiancare il Ssn in chiave sussidiaria, non semplici erogatrici di prestazioni, ma corresponsabili nella gestione dei servizi di fronte ai cittadini”. È questa la ricetta che propone Confcooperative Sanità, che durante l'assemblea annuale, ha indicato la strada per “ridurre le disuguaglianze e contrastare la privatizzazione strisciante del Ssn”.
 
“Il Ssn sta vivendo una crisi senza precedenti - ha affermato Giuseppe Milanese confermato alla presidenza di Confcooperative Sanità -. Il risultato è l'intasamento delle strutture ospedaliere dove un ricovero costa non meno di 700-800 euro al giorno. Con gli stessi soldi si potrebbero assistere, quotidianamente, 10 persone fuori dall'ospedale", precisa il presidente di Confcooperative sanita' ricordando che "è sul territorio che va costruita la risposta: un sistema di assistenza primaria, una rete complessa e capillare in grado di prendere in carico direttamente nel cuore della comunità il bisogno assistenziale dei cittadini, concentrando sull'ospedale solo cure e interventi più importanti”.

 
Nei prossimi anni, in considerazione dell'andamento demografico, "avremo - aggiunge Milanese - da un lato una crescente domanda di servizi, dall'altro un calo progressivo del numero di medici e infermieri impiegati nel Ssn.  Il problema sta nel fatto che alla drastica riduzione dei ricoveri e delle giornate di degenza ospedaliere "non è corrisposto lo sviluppo di un sistema integrato di assistenza nel territorio. In questo modo si allungano le liste di attesa, che rappresentano il motivo principale per cui gli italiani si rivolgono a strutture private affrontando costi maggiori”. “A fronte poi di 4,5 milioni di disabili (di cui oltre 2 milioni in condizioni di particolare gravità) il 30% di questi vive solo, con punte di oltre il 42% tra i disabili over 75. I posti letto per anziani non autosufficienti nelle strutture residenziali e semiresidenziali sono solo 250 mila, solo un terzo rispetto alla Francia e un quarto rispetto alla Germania.
 
“Una situazione - afferma Milanese – che è destinata a peggiorare nei prossimi anni”. Per Concooperative “occorre quindi riorganizzare i servizi in un Paese che invecchia”. “Il problema però -, ha sottolineato il presidente di Confcooperative Sanità -, non la spesa in se. Non chiediamo di aumentarla ma di ottimizzarla - afferma -, considerando che su 26 miliardi di spesa per LTC, appena 588 milioni vanno in servizi e il resto in trasferimenti monetari. In secondo luogo chiediamo di riorganizzare i servizi in modo efficace, per rispondere ai bisogni di un Paese che cambia e invecchia sempre di più. In questo quadro crediamo che la cooperazione sanitaria sia la via per ripensare il sistema. Una terza via, tra Stato e mercato, che si sostanzia in un network multiprofessionale e integrato di cooperative di medici, di operatori sanitari, di farmacisti e di mutue, che si propongono di affiancare il Ssn in chiave sussidiaria, non semplici erogatrici di prestazioni, ma corresponsabili nella gestione dei servizi di fronte ai cittadini. Uno strumento prezioso - conclude Milanese - per ridurre le disuguaglianze e contrastare la privatizzazione strisciante del Ssn".

04 luglio 2018
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