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I medici e i partiti. Confronto con Balduzzi, Barani, Bianco e Palagiano. Il video integrale

I quattro rappresentanti di Lista Monti, Centro Destra, Centro Sinistra e Rivoluzione Civile a faccia a faccia con i sindacati medici. Futuro Ssn, lavoro, precariato, ospedali e territorio. Critiche alle Regioni, più riconoscimento ai medici. Impegno sul contenzioso medico legale. Oltre 1.500 contatti per la nostra diretta web. GUARDA IL VIDEO.

08 FEB - Quasi tre ore di domande e risposte tra i principali sindacati medici italiani e i rappresentanti di quattro delle coalizioni in lizza per le prossime politiche. Protagonisti, l'attuale ministro della Salute e candidato nella Lista Monti, Renato Balduzzi, il parlamentare membro della Commissione Affari Sociali della Camera e candidato nel Centro Destra Lucio Barani, il presidente della Fnomceo e candidato nel Centro Sinistra Amedeo Bianco e il presidente della Commissione d'inchiesta sugli errori sanitari e sui disavanzi sanitari e candidato per Rivoluzione Civile Antonio Palagiano.
 
Sedici domande e due minuti per rispondere ad ognuna da parte dei quattro candidati nel confronto. Entro questa cornice di regole si è inerpicato il dibattito “Dai un voto alla Salute” (seguito in diretta web stamattina su Quotidiano Sanità da oltre 1.500 persone), in cui i medici hanno incalzato i partiti in vista dell’imminente appuntamento elettorale. Riforma del Titolo V, cure territoriali, responsabilità professionale, governance del sistema, aziendalizzazione, valorizzazione professionale, precariato, appropriatezza delle cure formazione e non solo sono stati i temi proposti dai medici.


Un dibattito che ha sì visto un confronto serrato (talvolta polemico ma mai acceso nei toni) tra i contendenti, ma che ha proposto alla platea anche visioni comuni su alcuni temi caldi, a partire dalla necessità di mettere mano al Titolo V della costituzione.
E partiamo proprio da qui. A prescindere dalle critiche alla riforma del 2001 targata centrosinistra e nonostante la varietà delle domande sul punto c’è stata unanimità sul futuro del Ssn: “Più ministero, meno Regioni”.
 
Per Barani del Pdl il problema non è solo nella Carta costituzionale ma è proprio nel modello di sistema, a partire dalla legge 833/78, senza poi considerare gli interventi della 502/92 e dellla 229/99 su l’aziendalizzazione (“Bisogna deBindizzarla” la battuta più usata) che per l’esponente del Pdl sono insieme al titolo V “la vera macchia della nostra sanità” come la politicizzazione del sistema. Seppur con un’impostazione improntata alla difesa dei principi introdotti nel 1978 e dal titolo V sia il ministro Balduzzi che il presidente FnomCeo Bianco hanno invece proposto un modello che prevede una cabina di regia più forte in capo al Ministero della salute e agli enti centrali del Ssn (Aifa, Agenas, Iss). Idea su cui è convenuto anche Palagiano che ha però rimarcato come “servirà coraggio e perlomeno una legislatura”.

Ma se più Ministero, meno Regioni sarà forse lo scenario istituzionale, quale sarà il ruolo del medico negli anni a venire. Le preoccupazioni espresse dai camici bianchi sono state plurime a partire dall’aziendalizzazione su cui tutti i candidati hanno convenuto nella necessità di andare oltre all’aspetto gestionale della sanità visto che la spesa amministrativa è superiore a quella sanitaria in senso stretto. Su le nuove norme introdotte dalla spending review e dal decreto Balduzzi lo scontro è stato invece più acceso.
 
Il ministro ha difeso il suo provvedimento dagli attacchi sulla mancanza di risorse per la riforma delle cure primarie spiegando “come proprio dalle risorse che si libereranno dalla riorganizzazione degli ospedali si troveranno i fondi per lo sviluppo della rete territoriale. Certo, nessuno ha mai promesso l’H24 in un giorno”, ha poi specificato. Anche Barani ha difeso il provvedimento di cui è stato relatore alla Camera, mentre Palagiano e Bianco non credono che il problema si potrà risolvere solo con una rimodulazione. “Perché possa completarsi – ha specificato Bianco - occorrerà trovare altre risorse. Dobbiamo uscire dalla logica contabile”. “Rivendico di essere stato in piazza contro il decreto Balduzzi. Sono soluzioni, senza risorse”, ha sostenuto invece duramente il candidato di Rivoluzione civile.

Sempre sulla legge Balduzzi, in merito all’articolo 3 sulla responsabilità professionale unanime è stata la convinzione che si potesse fare di più. Tra le proposte quelle di Bianco che ha spinto per l’introduzione delle tabelle di risarcimento e quelle di Palagiano e Barani sull’obbligatorietà per le strutture di avere l’assicurazione o aderire a fondi assicurativi. Balduzzi ha difeso il ‘suo’ articolo e ha trovato “singolare la scelta dello sciopero” (dei ginecologi e delle ostetriche del prossimo 12 febbraio) visto che la politica ha fatto qualcosa sulla questione.

Unanimità di vedute invece sul precariato che Balduzzi e Barani hanno definito  “un’indecenza” e sul cui tema Palagiano ha proposto “lo sblocco del 50% turnover per le Regioni in Piano di rientro che danno segnali positivi”. Altro tema toccato è stato quello della formazione professionale. Se per Palagiano occorre eliminare il numero chiuso all’università e inserire quello programmato per Bianco si potrebbe ridurre di un anno la durata di alcune specializzazioni, mentre per Barani è la mancanza dei ‘maestri’ il problema perché oggi alle università insegnano i “politici”.

Altro tema la prevenzione. Per Bianco bisogna far rispettare i Lea sulla prevenzione. Balduzzi rileva come ci sia un problema di eccessivo uso zuccheri, sali e grassi e dobbiamo ragionare con i produttori e con i Medici di medicina generale che sono fondamentali per la prevenzione”. Sul punto è convenuto anche Barani mentre Palagiano ha criticato l’atteggiamento della politica a cui non conviene parlare di prevenzione perché “non porta consensi”.Visioni differenti più marcate invece sul tema della sostenibilità del sistema.
 
Per Palagiano, prima di introdurre i ticket (2 mld dal 2014 se non si trova copertura o rimodulazione alternativa), si dovranno trovare risorse attraverso “la lotta contro la medicina difensiva, attraverso la riduzione delle esternalizzazioni e lo sviluppo di ospedali a basso impatto energetico”. Per Barani invece il sistema “è un lusso che non ci possiamo più permettere”. Mentre a difesa del modello universalistico equo e solidale basato sul finanziamento della fiscalità generale si è posizionato Bianco per cui il Ssn “non è un sistema che crolla. L’impegno è finanziare l’universalismo in modo congruo”. Anche Balduzzi è in disaccordo sulla privatizzazione del sistema, ma apre ai fondi integrativi e allo sviluppo delle casse di categoria.
 


08 febbraio 2013
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