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De Biasi (PD): “Ecco perché le Rems non possono accogliere tutti. Non torniamo indietro di 20 anni”

La presidente della Commissione Sanità del Senato ha rilanciato sulla sua newsletter settimanale il rischio che corrono le Rems di veder stravolta la loro funzione dopo l’approvazione dell’emendamento al ddl Giustizia che propone di ricoverarvi anche i detenuti con problemi psichiatrici generati nel carcere, proprio come avveniva nei vecchi Ospedali psichiatrici giudiziari.

17 MAR - “Con il Ministero della giustizia e con il Ministero della salute abbiamo lavorato benissimo in questo campo. Chiedo, quindi, di non tornare indietro di più di vent'anni, perché questo sta succedendo. Io ho fiducia e voterò la fiducia a questo Governo, ma auspico che il ministro Orlando in sede di delega - e anche prima, se è possibile - riveda questa posizione che non è corretta”, questo l’auspicio della presidente della Commissione Sanità del Senato Emilia Grazia De Biasi (PD) intervenuta durante il dibattito sulla fiducia al ddl Giustizia approvato dal Senato mercoledì scorso che amplia i compiti delle Rems prevedendo che vi siano ricoverati anche i detenuti con problemi psichiatrici generati nel carcere, proprio come avveniva nei vecchi Ospedali psichiatrici giudiziari.
 
Un errore, secondo De Biasi, al quale sarà urgente porre rimedio per evitare di vanificare la chiusura degli Opg e “tornare indietro di venti anni”.
 
Ecco l’intervento integrale della senatrice in aula al Senato:
 
 

“Signor Presidente, non è rituale che il Presidente della Commissione sanità intervenga in sede di discussione su un provvedimento in materia di giustizia. Abituata a parlare di ciò che conosco, intervengo, però, perché all'interno del provvedimento al nostro esame vi è una parte molto delicata - su cui peraltro la Commissione sanità e l'intero Senato hanno lavorato in questi anni in modo molto proficuo e lo ha visto anche lei, Presidente, in prima fila con noi - che riguarda gli ospedali psichiatrici giudiziari e il loro definitivo superamento, che abbiamo celebrato non più di qualche settimana fa e che oggi rischia di essere vanificato.
 
Rischiamo di vanificare le leggi n. 9 del 2012 e n. 81 del 2014, che sono importanti leggi di iniziativa parlamentare che, in modo molto chiaro, hanno stabilito che bisogna riqualificare i dipartimenti di salute mentale, ma anche contenere il numero complessivo dei posti letto da realizzare nelle strutture sanitarie per l'esecuzione della pena.
 
Superare gli ospedali psichiatrici giudiziari ha significato decidere che le persone che sono state condannate, e su cui vi è un rilievo di salute mentale, vengano messe in strutture non più penitenziarie in senso classico, ma sanitarie, volte alla riabilitazione della persona secondo un dettato di diritto mite; una riabilitazione che viene poi accertata alla fine del tempo previsto per scontare la pena. Credo quindi che abbiamo superato la vergogna dell'ergastolo bianco, che vedeva le persone rimanere in quelle strutture per tutta la vita.
 
Invece, con la legge n. 81 del 2014 si dice chiaramente che, una volta scontata la pena, si procede con una nuova perizia per valutare lo stato della persona e dei pazienti per i quali sia stata accertata la persistente pericolosità sociale, documentata in modo puntuale, e si definiscono le ragioni - sto citando il testo del provvedimento - che sostengono l'eccezionalità e la transitorietà del prosieguo del ricovero.
 
Se il ricovero nelle REMS non può durare oltre il tempo stabilito per la pena detentiva prevista per il reato commesso, ho molti dubbi che la parte relativa alle REMS all'interno del provvedimento in esame sia scevra da ambiguità e da contraddizioni molto pesanti. Ritengo che si smentisca il dettato della legge e non comprendo per quale motivo il Ministero dell'economia e delle finanze abbia dato il via libera all'emendamento della senatrice Mussini, poi approvato dalla Commissione, mentre è stato ritenuto oneroso l'emendamento che correggeva quella che reputo una cattiva interpretazione della legge, una smentita della legge stessa.
 
Se nell'emendamento della senatrice Mussini si dice, in sostanza, che le persone che si trovano nelle strutture penitenziarie e hanno problemi di salute mentale, anche se non ancora accertati e comunque prima che sia definita la pena, possono essere trasferite nelle REMS, allora mi pongo due problemi. Il primo riguarda la contraddizione con la legge n. 81 del 2014 e con il suo spirito. Il secondo punto, non irrilevante, riguarda i costi. Ammettiamo pure che sia corretto - e secondo me non lo è, perché le REMS hanno un'altra funzione - se si mandano quelle persone nelle REMS, queste ultime devono diventare più numerose e, quindi, bisogna costruirne di nuove.
 
Noi sappiamo già che attualmente c'è una lista d'attesa per l'ingresso nelle REMS, una lista d'attesa corretta. Sappiamo altresì che c'è il tentativo di mettere nelle REMS persone che vengono dall'esterno che, quindi, non hanno fatto il percorso previsto dalla legge. Sappiamo tutto questo e sappiamo altresì che costruire nuove strutture costa. E non è stato fatto neanche un bilanciamento fra i costi della costruzione di nuove REMS e quelli del personale. Non si penserà certo di buttare nelle REMS esseri umani senza che vi sia un adeguato personale! Ricordo peraltro che il personale manca attualmente anche nelle REMS già in funzione. Eppure, l'emendamento che correggeva questa situazione è stato ritenuto oneroso: è incomprensibile.
 
In secondo luogo, signor Presidente - e lo dico anche al vice presidente Casson - non c'è scritto che queste persone finiscono nelle REMS solo in casi limitati; è una definizione un po' più generale. Anche questo è incomprensibile. Credo che, se facciamo così, ricostituiamo di fatto gli ospedali psichiatrici giudiziari. Parliamo, quindi, di una eterogenesi dei fini, che parte da buone intenzioni, e non lo metto in dubbio. Sul tema drammatico della salute in carcere e anche della salute mentale è evidente che occorrerebbero provvedimenti specifici, come molte volte ci siamo detti, e come hanno detto il Garante dei detenuti e le associazioni. Lì va fatto un investimento, e non un investimento urbanistico nella costruzione di nuove strutture (quello è un investimento urbanistico).
 
Si tratta dunque di buone intenzioni con eterogenesi di fini. E, come si suol dire, di buone intenzioni è lastricata la via per l'inferno: quell'inferno che tante persone hanno conosciuto negli ospedali psichiatrici giudiziari; quell'inferno fatto di contenzione, di violazione dei diritti civili, di violenze quotidiane; quell'inferno che ha annullato la dignità. Ebbene, ora con questo rischiamo di ricostituire quel percorso.
 
Signor Presidente, come lei sa, io raccolgo i numerosi appelli che sono arrivati anche a lei da moltissime parti. Sono appelli non ideologici, ma molto seri e provengono da persone che hanno esperienza di questo problema drammatico che mina la civiltà di un Paese.
 
Mi consenta, signor Presidente, di rivolgermi quindi al ministro Orlando, che ha lavorato moltissimo per questi provvedimenti, per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari. Con il Ministero della giustizia e con il Ministero della salute abbiamo lavorato benissimo in questo campo. Chiedo, quindi, di non tornare indietro di più di vent'anni, perché questo sta succedendo. Io ho fiducia e voterò la fiducia a questo Governo, ma auspico che il ministro Orlando in sede di delega - e anche prima, se è possibile - riveda questa posizione che non è corretta. Tutti, infatti, devono poter avere una seconda occasione nella vita e devono poterle avere in modo serio. Ma penso che la seconda occasione vada data anche a un provvedimento che è partito davvero un po' zoppo”.

17 marzo 2017
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