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Migranti. Foad Aodi (Medici stranieri): “Grande lezione di civiltà dall’Italia ai politici dei muri europei e dei partiti populisti”

Il riferimento è alla legge approvata ieri dalla Camera sui minori stranieri non accompagnati. In sostanza, questi non potranno essere respinti, e anzi avranno gli stessi diritti dei loro coetanei dell'Unione Europea. Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore dall'Amsi e Presidente dell'Unione Medica Euro Mediterranea, parla di "grande lezione di civiltà"

30 MAR - "Una scelta di civiltà per la tutela e l'integrazione dei più deboli. L' approvazione di questa legge tutela finalmente, in modo concreto, il diritto alla  vita, alla salute, all'istruzione  dei minorenni stranieri; cui non si può certo dar la colpa d'essere nati in Paesi attraversati dai conflitti e dalla fame", così Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore dell' Amsi, Associazione Medici d' Origine  Straniera in Italia, e Presidente della Confederazione internazionale Umem,Unione Medica Euro Mediterranea, commenta la legge approvata ieri dalla Camera.
 
Sino ad oggi - ricorda l'associazione - la  normativa prevedeva che i servizi sociali del comune di approdo prendessero in carico i minorenni sbarcati, da ospitare in apposite strutture di prima accoglienza. Ma in molti casi, l'approccio puramente emergenziale e la mancanza d'organizzazione lasciavano i piccoli immigrati in uno stato di abbandono. La conseguenza è che, nel 2015, ben 10.000 minori risultavano irreperibili per le istituzioni italiane: scomparsi nel nulla, col rischio di diventare prede dei vari circuiti di illegalità.
 
"Questo voto del Parlamento rappresenta inoltre una bella lezione di civiltà e di democrazia per quei Paesi - e partiti - populisti che non fanno altro che alzare muri e creare  strumentalizzazioni, contro gente che sta in difficoltà e fugge dai suoi Paesi per esigenza, e non per piacere - continua Aodi - e che in anni recenti volevano addirittura i medici-spia, contro i pazienti immigrati non ancora iscritti al Ssn, i presidi-spia, e il rifiuto del pediatra per i figli degli immigrati. Tutto questo, precisiamo, non vuol dire che l'integrazione tra immigrati dai paesi in via di sviluppo  e cittadini europei sia facile, una passeggiata; è un problema complesso e multiforme, che va affrontato e programmato con una legge europea e una maggiore cooperazione internazionale e la lotta all'immigrazione irregolare , da Governi ed enti locali, senza alzamenti di muri e levate di scudi ideologici, ma anche senza scorciatoie buoniste e demagogiche; sempre, invece, con responsabilità e competenza".
 
Aodi ricorda poi, l'agosto scorso a Nizza (pochi giorni dopo il barbaro attentato sulla Promenade), la creazione appunto dell Umem: "che lanciammo proprio per tutelare i minorenni e le donne, senza distinzioni e in collaborazione con piu' di 2000 delegati di vari esponenti di associazioni mediche e sanitarie euromeditteranee, fortemente preoccupati da numerosi segnalazioni per la fine che fanno i bambini e le ragazze, una volta che si perdono le loro tracce, nel mercato di prostituzione, abusi sessuali , mercato nero dei trapianti d'organi,infibulazione genitale femminili ,mercato del lavoro nero ,spose minorenni e nel mercato della droga . Oggi, purtroppo, di quasi 1 minore su 3, in definitiva, si perdono le tracce ( mentre il 90% dei minori immigrati ha tra i 15 e i 17 anni d'età ed il 95%  di quelli arrivati in Italia sono di passaggio verso la Francia, Germania, Canada ,Svizzera ,Belgio ,Olanda e paesi dell'est): una vergogna che deve assolutamente finire".
 
"Sappiamo poi - conclude il presidente dell Umem - che, nei centri provvisori d' accoglienza in Turchia, Giordania, Libia, Egitto, Tunisia, Iraq ,Sudan, Somalia, Nigeria, da tempo girano loschi figuri che individuano i bambini rimasti senza genitori, pronti a farne merce di questi traffici ignobili: ci vuole un'azione congiunta d' innalzamento della sorveglianza. Mentre anche i professionisti della sanità spesso fanno le spese di queste situazioni di conflitto e di caos: dall'inizio delle Primavere arabe (2011), ne sono morti più di 3000 tra medici, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, psicologi, farmacisti, in Libia, Iraq ,Somalia, Sudan, Tunisia,Yemen, Oman, Siria. Sotto le bombe, o uccisi dai movimenti estremisti che le costringevano di curare solo soldati e sostenitori di Daesh in particolare in Libia ,Siria ,Iraq e Yemen".

Lorenzo Proia

30 marzo 2017
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